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25 Febbraio 2026
Podcast / Io non mi rassegno

La vita a Niscemi dopo la frana, fra ritardi e doppi standard – INMR Sicilia #22

Come prosegue la vita a Niscemi dopo la frana, la strategia della Regione sull’emergenza idrica, un aggiornamento sul post ciclone Harry e le arance dall’Egitto.

Autore: Redazione Sicilia che Cambia
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Trascrizione Puntata

Come scrivevo in un articolo di qualche settimana fa Niscemi frana sotto il peso delle tante ferite accumulate, inghiottendo in questa voragine sogni, ricordi e vite quotidiane. Niscemi è una città spaccata e non solo per la frana, anche per i tempi con cui si attivano certi provvedimenti. Se le case nel cuore del paese possono crollare, il Muos – il sistema militare di telecomunicazioni satellitari americano progettato e costruito all’interno della Riserva Naturale Orientata Sughereta di Niscemi – non può crollare. 

Solo a seguito della frana, la scorsa settimana Il governo ha nominato un commissario straordinario e annunciato un decreto, mentre risale a pochi giorni fa la notizia che saranno pagati i primi 78 contributi di circa 800 euro per famiglia, dopo la frana che ha reso inaccessibili centinaia di abitazioni ricomprese nella zona rossa. Purtroppo era necessario arrivare fin qui, nella zona intorno a Muos non si è perso tempo. 

La Regione Siciliana, che ha scaricato le proprie responsabilità sugli amministratori locali, il 15 Settembre 2025 tramite decreto assessoriale n. 259 dava il via libera al cosiddetto “Progetto di manutenzione straordinaria dell’area antenne all’interno della base militare di Niscemi (CL) – area Muos”, con l’intento di prevenire potenziali catastrofi legate alla particolare geomorfologia del territorio e di mettere in sicurezza la “fruizione dei luoghi” e la “privata incolumità”.

Il 2 febbraio, in piena emergenza, la società vincitrice dell’appalto, pubblicava sul proprio sito i lavori nell’area del Mous: stabilizzazione dell’area tramite strutture in terra stabilizzata meccanicamente; drenaggio delle acque superficiali, riducendo così il rischio di ulteriore erosione; implementazione di tecniche di ingegneria naturalistica volte a migliorare la stabilità naturale dei rilevati circostanti.  

Il paradosso è che a Niscemi l’inefficienza e la lentezza burocratica hanno avuto la meglio in tutti questi anni, nell’area militare non si è perso tempo. A conferma che la Regione fosse a conoscenza della situazione e così anche l’attuale ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, che ha fatto scaricabarile anche lui, c’è un altro documento datato a marzo 2022, proprio negli anni in cui era presidente della regione. Si tratta del Piano per l’Assetto Idrogeologico che denunciava i rischi idrogeologici e le aree più a rischio.

Nel documento, rispetto a Niscemi, si fa riferimento a rischi elevati di smottamenti, frane, crolli di masse rocciose; criticità strutturali “lungo il versante occidentale della collina di Niscemi”. Il documento segnalava tra le zone da attenzionare di più il viadotto sulla Strada Provinciale 12 e la Strada Provinciale 10, dove la frana ha creato uno squarcio di oltre 4 chilometri. Quali sono state le politiche territoriali intraprese dai politici siciliani negli ultimi decenni? Ve ne racconto uno. 

Dopo la frana del 1997, il torrente Benefizio fu individuato come causa scatenante di dissesti sul versante sud. Venne stanziata una somma di 9 milioni di euro per i lavori che non partirono mai. L’impresa aggiudicataria aprì un contenzioso tra progetto e mutate condizioni paesaggistiche nel tempo trascorso fino all’effettivo inizio dei lavori, la Regione revocò il contratto e i 9 milioni volarono verso altri lidi, lasciando il versante sud esposto che ha contribuito fortemente al fenomeno ancora in corso. 

Questo è ormai il passato, come sarà il futuro? Lo scopriremo solo vivendo diceva una famosa canzone, sappiamo che la macchina è avviata ma un mese è ancora troppo poco per trarre della valutazioni. Rispetto al presente abbiamo chiesto a Francesco Cirrone della Proloco di Niscemi una testimonianza. Lascio a lui la parola.

«La fine delle turnazioni idriche a Palermo rappresenta un risultato concreto dell’azione messa in campo dal mio governo negli ultimi due anni, frutto di una strategia coordinata, di investimenti mirati e di un costante lavoro di squadra, spesso silenzioso, tra istituzioni, strutture tecniche e gestori del servizio. L’obiettivo resta garantire continuità e sicurezza nell’approvvigionamento idrico». è il commento del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, rispetto al ritorno alla normalità sul fronte dell’approvvigionamento idrico nel capoluogo siciliano. Ma siamo davvero sicuri che “Questo Successo” dipenda dalla politica?

A leggere il report mensile di gennaio di SIAS, il servizio informativo agrometereologico siciliano, qualche dubbio viene. Gennaio, si legge, è stato eccezionalmente piovoso e di gran respiro per gli invasi, anche se in un contesto ben poco freddo. I dati confermano una notevole anomalia pluviometrica positiva con precipitazioni a livello regionale superiori alle medie storiche del periodo di riferimento 2003-2022. Sebbene si tratti di dati relativi consentono comunque di cogliere l’eccezionalità. Il ciclone Harry, purtroppo, qualche nevicata abbondante in montagna e le perturbazioni atlantiche hanno interrotto una lunga fase di siccità prolungata, saturando i suoli e migliorando progressivamente le riserve idriche nei bacini e negli invasi dell’isola.

Nella provincia di Agrigento, tra le più colpite dall’emergenza, nonostante le riserve idriche ottimali, si registrano ancora turnazioni e interruzioni. Metà degli invasi agrigentini sono stracolmi, l’acqua in esubero viene scaricata nei fiumi e al mare, ma mancano le infrastrutture. Il Lago Gorgo è quasi vuoto, destinato all’irrigazione, è fermo da anni per un intervento mai eseguito, la valvola di fondo che andava riparata. Un intervento semplice che si trascina da anni e che secondo gli operatori del settore avrebbe potuto essere eseguito già durante le fasi più dure della siccità, quando la carenza d’acqua aveva messo in ginocchio le coltivazioni.

Oggi, con precipitazioni abbondanti e altri bacini quasi colmi, il mancato utilizzo del lago assume i contorni dell’ennesima emergenza annunciata. Nei territori di Cattolica Eraclea e Ribera le produzioni sono a rischio nonostante la presenza di acque. Secondo il presidente del Consorzio di tutela dell’Arancia di Ribera Dop, Salvatore Daino, non sono mancate le richieste di chiarimento al Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti che non sono mai arrivate. Eppure secondo Schifani il miracolo è compiuto. 

Un breve aggiornamento a un mese dal ciclone Harry arriva il decreto maltempo che stanzia più di un miliardo per i danni in Calabria, Sicilia e Sardegna. Nei fondi sono compresi i 100 milioni già elargiti in precedenza. I danni stimati sono oltre 2 miliardi di euro. Secondo il movimento M5S “è necessario un decreto contro il dissesto idrogeologico, invece di un decreto tampone. Preferiscono tenere in naftalina 15 miliardi di euro per il famigerato Ponte sullo Stretto, quando c’è un territorio da mettere in sicurezza. Li prendessero da lì i miliardi che servono”, è il loro commento. 

In Sicilia, nel litorale vicino Catania, si continua a rimediare ai danni subiti pensando alla stagione estiva ormai prossima. il trattoferroviario tra messina e catania non è stato ripristinato, sono in corso i lavori. Nel borgo di stazzo, ad esempio, località turistica, si sta asfaltando nuovamente il lungomare cercando di ripristinare tutto, la spiaggia è stata completamente stravolta e bisogna rivedere tutto, è il commento di uno dei fruitori. 

Intanto La regione Sicilia  ha previsto due procedure burocratiche semplificate per consentire la ricostruzione delle strutture balneari colpite dal ciclone: una per la ricostruzione fedele e l’altra per la ricostruzione con variazioni sostanziali. L’accesso ai percorsi semplificati è subordinato alla legittimità originaria delle opere e alla validità della loro concessione al momento degli eventi calamitosi. Sono previsti dei ristori Anche per le imprese siciliane che non ricadono sui litorali e che hanno subito danni diversi da quelli causati dalle mareggiate possono iniziare a chiedere i ristori.

Mentre molte arance siciliane finiscono al macero, in Italia arrivano arance dall’Egitto con pesticidi vietati nel nostro Paese e nell’Unione Europea. Una delle prime spedizioni del 2026 dove sono state intercettate livelli allarmanti di sostanze proibite. A denunciarlo è il Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP, che parla di un rischio per la salute dei consumatori e per la sopravvivenza dei produttori italiani. Secondo il Sistema di Allerta Rapida per Alimenti e Mangimi (RASFF), le arance provenienti dall’Egitto contenevano 0,21 mg/kg di Chlorpropham, erbicida e regolatore di crescita vietato nell’Unione Europea dal 2019. Il livello fino a ventuno volte superiore al limite massimo consentito. Il problema non è solo sanitario. 

L’arrivo di prodotti trattati con sostanze proibite alimenterebbe una concorrenza sleale ai danni dei produttori italiani, vincolati a regole più severe. In Egitto il costo del lavoro è almeno la metà rispetto a quello italiano e gli standard di sicurezza sono più bassi, si crea una competizione che danneggia le imprese e mette a rischio la filiera di qualità costruita negli anni. Il quadro si inserisce in una fase già complessa per il comparto, anche dopo il ciclone Harry. Il Consorzio chiede controlli più severi, alle frontiere e nei Paesi UE, non solo sui residui di sostanze vietate ma anche sull’eventuale ingresso di patogeni e parassiti.

Su SCC vi abbiamo parlato di quanto sia importante un’alimentazione consapevole non solo per la propria salute. Mangiare non è solo un atto personale, ma è anche un atto politico, sociale ed etico. La filiera corta e a Km0 sono spesso sinonimo di cibo sicuro e sostenibile che conviene, in termini economici, al produttore e al consumatore. In Sicilia non mancano i produttori virtuosi di arance, acquistiamo direttamente da loro supportandoli nella produzione.  

Tra gli articoli pubblicati questo mese su SCC, oltre a quello su Niscemi – a cui abbiamo dedicato largo spazio in questa puntata – vi segnalo quello sui due inceneritori annunciati da Schifani a Catania e Palermo. Una strategia che cozza con le evidenze scientifiche e con le prescrizioni di legge. I due inceneritori, sebbene siano presentati come impianti a “impatto zero”, sono già sotto accusa in altri paesi per via delle emissioni e delle gravi contaminazioni delle aree in cui si trovano. Inoltre, la normativa comunitaria prescrive una gestione circolare di rifiuti che privilegi riduzione, riciclo e riuso, cosa che non avviene in Sicilia, come documentato anche dalla Corte dei Conti che ha evidenziato gravi inefficienze nel sistema.

Vi segnalo pure l’intervista a Pino Ippolito Armino sulla questione meridionale, studioso da anni delle dinamiche storiche ed economiche che coinvolgono il Mezzogiorno. Nel suo ultimo libro ricostruisce il divario economico tra Nord e Sud in oltre tre secoli di storia politica, economica e sociale tra occasioni mancate, errori, sconfitte di varia natura che hanno determinato una decadenza del mezzogiorno rispetto al resto del Paese. 

Infine il progetto BBB – Bats, Birds and Butterflies, promosso dal Collettivo Rewild Sicily ETS, nei territori di Petralia Sottana e Petralia Soprana nelle Madonie che punta a trasformare la cura del territorio in una risorsa culturale ed economica duratura.

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