Nuove linee guida alimentari Usa: dovremmo mangiare più carne? – 15/1/2026
Il segretario alla Salute usa Robert Kennedy jr ha presentato la “piramide alimentare invertita” che invita le persone a mangiare più carne e sta facendo molto discutere.
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Fonti
#LineeGuidaUSA
Italia che Cambia – Per restare entro i limiti planetari serve una rivoluzione dei sistemi alimentari: il nuovo report
Il Fatto Alimentare – Linee guida alimentari USA: la controversa piramide rovesciata
Food Politics (Marion Nestle) – The MAHA 2025-2030 Dietary Guidelines have arrived: Cheerful, Muddled, Contradictory, Ideological, Retro
EnviroNews – Robert Kennedy Jr.: “Concentrated Animal Feeding Operations (CAFOs) Are Destroying Democracy”
#Iran
Il Post – Il regime iraniano ha ucciso migliaia di persone nella repressione delle proteste
#RegnoUnito
L’Indipendente – Obesità infantile: il Regno Unito vieta la pubblicità di cibo spazzatura
#Roma
Il Sole 24 Ore – Dopo Bologna e Milano, il centro storico di Roma a 30 km/h. Cosa cambia
Trascrizione episodio
Due giorni fa sono uscite le nuove Linee guida alimentari 2025-2030 per gli USA, pubblicate dall’ufficio del Segretario della salute e dei servizi umani Robert Francis Kennedy jr. E hanno creato un certo scompiglio, perché, sostanzialmente, stravolgono completamente la cosiddetta piramide alimentare condivisa dalle principali organizzazioni mondiali, fra cui l’OMS.
La piramide alimentare “classica” (quella che abbiamo in mente da decenni) funziona che alla base ci stanno i cibi da mangiare più spesso e in quantità maggiori – di solito cereali e derivati (pane, pasta, riso, meglio se integrali) – poi salendo ci sono frutta e verdura comunque tutti i giorni, quindi le proteine (legumi, pesce, uova e carne che vanno mangiate con più moderazione) e i latticini in porzioni controllate; in cima, nel triangolino più piccolo, ci sono i cibi quasi da evitare: dolci, snack, grassi “aggiunti”.
Ecco, nelle nuove linee guida USA 2025–2030 presentate da Robert F. Kennedy Jr. il messaggio viene rivoluzionato: la piramide viene letteralmente ribaltata (è disegnata con la punta verso il basso) e in cima, nella parte più larga quindi fra gli alimenti da consumare più di frequente ci sono le proteine soprattutto di origine animale, privilegiando il consumo di carne e latticini, e favorendo i “grassi salutari” in primis di origine animale. Al contrario si suggerisce di tagliare i carboidrati raffinati, e di ridurre drasticamente gli alimenti “altamente processati”, gli zuccheri aggiunti e gli additivi. Lo stesso Kennedy le ha presentate come “the most significant reset of federal nutrition policy”, “il cambiamento più importante della politica nutrizionale federale”.
La novità ha alzato un polverone perché capirete che queste linee guida hanno un impatto notevole sullo stile di vita e l’alimentazione delle persone. Ho trovato particolarmente interessante un articolo sul Fatto Alimentare scritto dal medico dietologo Antonio Pratesi, che fa anche una ricostruzione storica e spiega come le linee guida alimentari Usa siano sempre state un compromesso politico, ma che stavolta la cosa è fatta in maniera molto più sfacciata. Leggo:
“Nel gennaio 1977 gli USA pubblicarono i Dietary Goals in cui consigliavano di ridurre il consumo di carne, uova e alimenti ricchi di grassi, burro, zucchero e sale. Ci fu un’insurrezione da parte dei produttori di bovini, uova, industria lattiero-casearia e dello zucchero che fecero subito ritirare i Dietary Goals per poi ripubblicarli con le “opportune correzioni” alla fine dello stesso anno;
Nel 1991, dopo ben 10 anni di studi da parte degli scienziati, fu presentata la prima immagine della piramide alimentare, la cui pubblicazione però fu bloccata su pressione dell’industria alimentare perché era troppo chiara nell’indicare di ridurre il consumo di carne, latte e derivati. Dopo quasi un anno di stop, grazie all’intervento della stampa (Washington Post) che aveva ridicolizzato l’USDA (il Dipartimento dell’Agricoltura), l’amministrazione di allora si vide costretta a pubblicare la nuova piramide.
Tutto questo è comprensibile poiché negli Stati Uniti, le Dietary Guidelines sono prodotte, appunto, dall’USDA insieme al Department of Health and Human Services (il corrispettivo del nostro Ministero della Salute). L’USDA ha una duplice missione: da una parte deve promuovere la salute pubblica attraverso raccomandazioni nutrizionali, dall’altra tutela e promuove gli interessi dell’industria agroalimentare americana.
Questa doppia funzione è fonte di conflitto d’interesse e anche se le linee guida nutrizionali dovrebbero essere basate solo su evidenze scientifiche, spesso sono influenzate dalle pressioni dell’agribusiness (per esempio le lobby di carne, latticini, zuccheri).
Anche nelle linee guida del 2026 si ripresenta l’eterna lotta tra scienza e interessi dell’industria alimentare, ma l’amministrazione Trump in maniera sfacciata, come nel suo stile, ha deciso di favorire il business dei produttori agricoli. USDA e HHS, infatti, hanno creato una nuova piramide alimentare rovesciata rispetto a quella del 1991 per enfatizzare le proteine soprattutto di origine animale, privilegiando il consumo di carne e latticini, e favorendo i “grassi salutari” in primis di origine animale.
I carboidrati, invece, sono relegati nella punta in basso, riducendo lievemente il consumo di cereali e privilegiando quelli integrali. La punta della piramide induce a pensare che i carboidrati debbano essere ridotti drasticamente anche se così non è, leggendo il documento. Al di là di quello che è scritto nelle linee guida, tuttavia, l’immagine vale più di mille parole poiché la maggior parte delle persone si fermerà alla figura della piramide senza leggere il testo. [Questo è un punto importante: nelle linee guida vere e proprie i dati sono più bilanciati, ma nella testa delle persone resterà l’immagine con la carne in alto come base dell’alimentazione].
Poi l’autore fa altre considerazioni: “La quota proteica pro chilo di peso corporeo aumenta notevolmente (da 0,8 a 1,2-1,6 g/kg/die) privilegiando le proteine di origine animale. Questo suggerimento non ha senso, poiché la carenza proteica negli americani non rappresenta un problema. Inoltre, anche un eccesso di proteine può favorire il sovrappeso specie nei bambini.
Si ribadisce il principio di contenere gli acidi grassi saturi a meno del 10% delle calorie totali giornaliere, ma non si capisce come questo possa essere realizzato se si promuove allo stesso tempo un’alimentazione ricca di carne e latticini, che sono una fonte importante di acidi grassi saturi. Il consumo di verdure e frutta si riduce rispetto alle linee guida precedenti (2020-2025).
Il messaggio di ridurre il consumo di alcol risulta attenuato: si parla genericamente limitarne il consumo, senza specificare la quantità ammessa. Anche in questo caso, si tratta di un passo indietro poiché l’assunzione di qualunque quantità di alcol è associata a un rischio per la salute.
Corretta, invece, è l’indicazione di limitare lo zucchero, le bevande zuccherate nonché gli alimenti altamente processati, anche se una definizione esatta di questo tipo di prodotti ancora non c’è.
Marion Nestle definisce queste linee guida confusionarie, contraddittorie, ideologiche e retrò: sembra di essere tornati indietro agli anni ’50, quando si mangiava molta carne e formaggi senza preoccuparsi dei vegetali e le malattie cardiovascolari erano molto diffuse. Non tengono conto di 75 anni di studi che promuovono come salutare una dieta a base vegetale.
Per concludere: “Queste ultime linee guida sono l’emblema della decadenza degli Stati Uniti, un Paese che sta distruggendo istituzioni che un tempo erano un baluardo della sanità pubblica con istituzioni come CDC, FDA, e NIH. Un Paese che è il primo al mondo in spesa militare, ma dove non esiste una sanità pubblica universale come quella che abbiamo in Italia, dove il capitale e l’interesse di pochi prevale sulla salute della popolazione generale.
La nuova piramide alimentare USA deve essere inquadrata all’interno del contesto politico e antiscientifico che sta attraversando l’America sotto l’amministrazione Trump. Conviene trovare fonte di ispirazione nelle splendide linee guida di altri Paesi come il Canada, Messico o Brasile dove la scienza è riuscita a tenere sotto controllo gli interessi dell’industria alimentare e non viceversa”.
Interessante il richiamo ad esempi virtuosi. Facciamo anche noi un minimo di commento. Sul fronte della salute, l’articolo del Fatto alimentare mi sembra che esponga già ampiamente l’assurdità di queste linee guida. Se posso spezzare una lancia, ora forse una lancia è esagerato, uno stuzzicadenti a favore di questo lavoro, è il fatto che viene inserita l’indicazione a consumare meno prodotti ultraprocessati e l’accento sul real food, che comunque in un paese in cui il cibo ultraprocessato è utilizzatissimo non è una roba da buttar via.
Per il resto, però, aggiungo una grossa preoccupazione sull’impatto che queste linee guida possono avere sul clima e sul benessere animale. Sappiamo che il consumo di carne, in particolare di carne rossa, è una delle principali cause della crisi climatica e dell’inquinamento atmosferico per via degli allevamenti intensivi. Oltre a causare atroci sofferenze a milioni di animali, non tanto perché vengono uccisi ma per come sono costretti a vivere e oltre a essere un modo davvero poco intelligente di trasformare l’energia, visto che utilizziamo distese immense di terra per coltivare cibo con cui si nutrono per anni gli animali negli allevamenti, il tutto per produrre una bistecca. Appunto inquinando, emettendo CO2, creando batteri resistenti agli antibiotici.
Anche lasciando da parte per un attimo il tema della salute, ci sono talmente tante ragioni per cui dovremmo chiudere ieri gli allevamenti intensivi… e invece linee guida come quelle Usa vanno nella direzione opposta.
Secondo un recente rapporto pubblicato da EAT-Lancet, per rendere il nostro modello alimentare sostenibile e salutare, dovremmo avere una dieta centrata su alimenti vegetali (cereali integrali, legumi, frutta, verdura, noci), con riduzione marcata del consumo di carne rossa. La produzione globale di legumi dovrebbe triplicare, quella delle verdure aumentare di circa il 42‑48 %, mentre la produzione di carne dovrebbe essere ridotta di una forbice compresa fra il 22 e il 27 %.
Gli Usa vanno nella direzione contraria, e questo è molto in linea con la politica di Trump, che rivendica orgogliosamente azioni che alimentano il cambiamento climatico e contrastano la scienza del clima. Per alimentare il mito, molto ideologico, del mangiare carne, e fare un favore alle lobby della carne.
E a proposito di lobby della carne, torniamo alla citazione iniziale: “Dopo l’esercito, la lobby degli allevatori è fra i maggiori inquinatori: distruggono l’acqua. Sono barbarici, corrotti, corrompono i regolatori, ammazzano le comunità rurali e avvelenano le persone”. Corrompono i regolatori: parole pesanti. Chi avrà avuto il coraggio e la sfrontatezza di fare affermazioni di questo genere?
Era il 2017 e a pronunciare queste parole in un’intervista video durante la Waterkeeper Alliance conference era, rullo di tamburi… Robert Francis Kennedy jr. Sipario.
In Iran la situazione resta pesantissima: secondo l’agenzia di attivisti HRANA il bilancio delle proteste e della repressione è arrivato ad almeno 2.500. Alcuni media occidentali parlano addirittura di 12mila morti, ma sono cifre difficili da verificare in modo indipendente per blackout e restrizioni.,Le autorità iraniane parlano di circa 2.000 vittime e scaricano la colpa su “terroristi” e ingerenze esterne. Il fatto che però molti giornali diano credito nei titoli alla stima di 12mila morti, mi fa pensare che un attacco Usa possa in realtà non essere lontano. Anche perché nel frattempo gli Stati Uniti hanno alzato l’allerta: il Dipartimento di Stato ribadisce il “Do not travel” e dice esplicitamente che i cittadini USA che si trovano in Iran dovrebbero “lasciare immediatamente” il Paese.
Nel Regno Unito è partita una stretta sulla pubblicità del cosiddetto junk food, cibo spazzatura: da 5 gennaio 2026 gli spot per cibi e bevande “poco salutari” sono vietati in TV prima delle 21 e vietati online a qualunque ora. L’idea è ridurre l’esposizione dei bambini a questo marketing, dentro una strategia anti-obesità.
A Roma, invece, da oggi giovedì 15 gennaio 2026 scatta ufficialmente la “Zona 30” dentro la ZTL Centro Storico: in pratica in tutto il perimetro il limite diventa 30 km/h, anche sulle arterie più larghe (tipo corso Vittorio, il Traforo, via del Teatro Marcello). L’obiettivo dichiarato è ridurre incidenti e rendere il centro più “a misura” di pedoni e utenti fragili.
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