Il diritto alla casa in Sardegna nell’era degli affitti brevi – INMR Sardegna #117
Diritto alla casa e aumenti delle case dedicate agli affitti brevi con Maurizio Memoli della rete cagliaritana Sud Europa di fronte alla Turistificazione. Il transito di armamenti nel porto di Cagliari sotto la lente del Senato, la rimozione della posidonia nelle coste sarde – con Manuela Mulargia del CEAS di Siniscola – e l’inizio della nidificazione dei fenicotteri.
Fonti
#affittibrevi
Sardinia Post – Affitti brevi in Sardegna, numeri raddoppiati in due anni. Cuccureddu: “Crescita paurosa ma non c’è ancora overtourism”
#transitoarmi
Cagliari Today – Caso Msc Vega, la protesta arriva in Senato. Meloni (PD): “Vogliamo sapere cosa trasportava quella nave”
#posidonia
L’Unione Sarda – Rimossa dalle spiagge la posidonia portata dal ciclone Harry, edizione cartacea del 31 marzo 2026
L’Unione Sarda – Barriere di posidonia tra il mare e la città, edizione cartacea del 2 marzo 2026
#fenicotteri
ANSA – A Molentargius iniziata nidificazione dei fenicotteri con 1500 coppie
#SACC
Italia che Cambia – La simbologia come struttura della realtà, dal centro al vertice
Trascrizione della puntata
Il diritto alla casa in Sardegna è uno spettro, sotto due punti di vista. Da un lato, si colloca entro uno spettro di dinamiche economiche e sociali — dalla turistificazione delle coste alla pressione del mercato immobiliare, fino alle logiche speculative e alla precarietà del lavoro. Dall’altro, in senso più letterale, quello alla casa è per molti e molte un diritto che aleggia: sempre evocato, ma sempre più inaccessibile nella vita quotidiana. In settimana un articolo del giornalista Andrea Tramonte su SardiniaPost ha evidenziato come le abitazioni private destinate agli affitti brevi per il turismo in Sardegna sono cresciute da 21 mila a 43.290 nel giro di due anni. Un incremento che l’assessore regionale al Turismo Franco Cuccureddu definisce “pauroso”, ma che va anche contestualizzato. C’è innanzitutto il tema legato all’emersione del sommerso con l’obbligo di registrazione al Cin – Codice identificativo nazionale – imposto dal Governo italiano nel 2025, che ha visto il recupero degli immobili che sfuggivano dai radar, ma c’è anche un incremento sostanziale di case convertite ad alloggi turistici. Secondo le stime dell’assessorato, due terzi sono alloggi nuovi legati all’aumento dei flussi turistici nell’Isola, solo un terzo invece all’emergere del sommerso. Quello che poi parallelamente accade è che le cronache continuano da tempo a testimoniare l’inaccessibilità del diritto alla casa. Mi sposto su Olbia.it dove in settimana un articolo della giornalista Angela Galimberti ha evidenziato come uno dei problemi più sentiti dalla città di Olbia in questi ultimi anni è certamente il disagio abitativo. La stima è di una mancanza di alloggi che a Olbia si aggira tra le 4.200 e le 5.200 unità. Complici turistificazione e gentrificazione, scrive Galimberti, il mercato immobiliare olbiese è radicalmente cambiato eppure – e qua ritorno su SardiniaPost – non è ancora corretto per l’assessore regionale al turismo, parlare di overtourism – ovvero di sovraffollamento turistico. Per Cuccureddu infatti il filtro è dati dai trasporti, nello specifico la limitata disponibilità di voli. “C’è un blocco fisico – ha dichiarato a SardiniaPost l’assessore – Ma siamo vicinissimi alla punta massima raggiungibile”. Da un lato quindi abbiamo indicatori che raccontano una crescita sì ma ancora “contenuta”; dall’altro, abbiamo però anche trasformazioni molto concrete che incidono sulla vita quotidiana delle persone, a partire dall’accesso alla casa. Non sarebbe ancora overtourism, ma nemmeno si può parlare di una situazione neutra. E allora la domanda diventa inevitabile: qual è il livello oltre il quale possiamo parlare di overtourism? E soprattutto, è una soglia che può essere definita solo in termini quantitativi, o va letta anche attraverso i suoi effetti sociali, come quelli che riguardano il diritto alla casa? Lo abbiamo chiesto a Maurizio Memoli, professore associato di Geografia economico-politica all’Università di Cagliari e parte del nodo cagliaritano di SET, Sud Europa di fronte alla Turistificazione. Passo direttamente a lui la parola.
Ne abbiamo parlato nella precedente rassegna stampa ma ci ritorniamo anche questa settimana perché il porto di Cagliari finisce sotto la lente d’ingrandimento del Senato. Leggo da CagliariToday che ci spiega come il senatore Marco Meloni (PD) ha presentato una richiesta ufficiale all’Uadm Sardegna (l’ufficio che autorizza il transito di materiali d’armamento) per fare luce sulla sosta della nave Msc Vega, rimasta attraccata nello scalo cagliaritano dal 24 al 27 marzo 2026. Secondo diverse segnalazioni, l’imbarcazione — già nota per precedenti blocchi — potrebbe infatti aver trasportato materiale bellico. In merito il senatore Meloni ha richiamato la Legge 185 del 1990, che non solo vieta l’esportazione di armi verso Paesi in guerra, ma ne proibisce anche il semplice transito sul suolo italiano, a meno di rarissime eccezioni deliberate dal Consiglio dei Ministri o autorizzazioni specifiche per materiali a doppio uso (civile e militare). Anche il deputato Marco Grimaldi (Sinistra Italiana) ha sollevato dubbi precisi sulla filiera del carico: l’acciaio trasportato non sarebbe destinato a usi civili. Il sospetto è che la società indicata come destinataria, funga da semplice paravento logistico per far arrivare i materiali allo stabilimento bellico Imi Systems, colosso israeliano delle munizioni. Secondo Grimaldi, la discrepanza tra la natura dell’acciaio e l’assenza di impianti di lavorazione presso il destinatario dichiarato renderebbe necessario il sequestro dei 19 container (divisi tra Cagliari e Gioia Tauro) per accertamenti giudiziari. È sempre CagliariToday a sottolineare come il transito della Msc Vega abbia in generale scatenato un fronte comune tra sindacati e attivisti. Anche Fausto Durante (Cgil Sardegna) ha evidenziato come le infrastrutture e i lavoratori della Sardegna non devono essere ingranaggi della logistica di guerra mentre la rete BDS e il coordinamento “No Harbour for Genocide” puntano il dito sulla responsabilità legale della Capitaneria e delle autorità portuali, citando la Convenzione sul Genocidio e avvertendo che l’indifferenza tecnica potrebbe configurarsi come responsabilità penale internazionale. Resta il tema della complicità così come resta anche il fatto che in Sardegna il materiale bellico lo si produce nello stabilimento della rwm Italia sito tra Domusnovas, Iglesias e Musei. Materiale che poi, inevitabilmente transita. Un caso che quindi tiene spalancati i vari interrogativi sul ruolo dei porti sardi nelle rotte della logistica internazionale — e sui margini reali di controllo e responsabilità.
“Le tante persone che nei giorni di Pasqua e Pasquetta decideranno di fare una passeggiata nelle spiagge del litorale, troveranno arenali puliti e bonificati”. Inizia così un articolo che in settimana sull’Unione sarda annuncia la rimozione (anche) della posidonia alla foce del Rio su Pau, nel Comune di Quartu S. Elena. Non è però l’unica notizia: se ne è parlato anche per la città di Alghero dove – leggo sempre da unione sarda – una barriera naturale di posidonia di circa 20mila metri cubi costituirebbe una muraglia che divide il mare dalla città proprio mentre prende avvio la stagione turistica. Per Marco Lombardi, referente di Mioitalia (Movimento imprese ospitalità) si tratta di un’emergenza che incide sull’operatività delle attività e anche sull’immagine complessiva della città. L’assessore locale all’ambiente Raniero Selva sottolinea sia come le movimentazioni siano già iniziate, sia che la normativa permette di procedere con la rimozione e il trasporto solo dal primo aprile. Quello che infatti troppo spesso accade è che ci si dimentica che la posidonia non è un rifiuto ma parte integrante di un ecosistema di cui noi non siamo ne sovrani, ma minuscolo anello di un universo di vite altrettanto importanti. Lo abbiamo chiesto a Manuela Mulargia del CEAS di Siniscola di spiegarci cosa sia la posidonia e perché sia necessario ricordarne l’importanza.
Chiudiamo sempre a tema ambiente perché è iniziata nei giorni scorsi, nell’area del Parco naturale regionale di Molentargius-Saline, la stagione della nidificazione dei fenicotteri. Per ora sono state osservate circa 1.500 coppie mentre si stima la presenza nello stagno di circa 10mila individui. Leggo da ANSA che ci spiega come oltre al consueto monitoraggio, è in corso la gestione dei livelli idrici per superare le criticità e garantire condizioni favorevoli alla nidificazione, anche perché le eccezionali piogge dei mesi scorsi hanno determinato un innalzamento dei livelli idrici anomalo per la stagione, riducendo la disponibilità di superfici emerse idonee alla nidificazione. “L’insediamento della colonia e la sua evoluzione – spiega Luisanna Massa, responsabile del Settore ambiente del Parco – sono costantemente osservate dagli ornitologi della società Anthus che seguono il monitoraggio dell’avifauna su incarico dell’ente. Negli anni passati la colonia si era insediata tra fine febbraio e fine aprile. E una volta iniziato, l’insediamento si è protratto per circa un mese“. Per gli ornitologi però il rallentamento della nidificazione dei fenicotteri non rappresenta necessariamente un fattore negativo: potrebbe infatti favorire l’insediamento e il successo riproduttivo di altre specie presenti nell’area. Un equilibrio delicato, insomma, in cui anche un rallentamento però può trasformarsi in opportunità e che racconta, ancora una volta, quanto questi ecosistemi siano anche interdipendenti.
Il cambio di genere deve essere riconosciuto in tutta l’Unione europea. E la normativa dello Stato membro che vieta a un suo cittadino espatriato di modificare i dati relativi al cambio è contraria al diritto comunitario e, in particolare, alle norme sulla libera circolazione delle persone. Questo è quanto affermato dalla Corte di giustizia dell’Ue, e questo è il tema con cui abbiamo inaugurato la nostra settimana di approfondimenti, grazie al contributo della giurista Sara Cucaru. La questione centrale infatti è che questo diritto non nasce dal riconoscimento della dignità umana intrinseca ma dall’utilità economica. La Corte di Lussemburgo non ha parlato di autodeterminazione come valore assoluto. Ha parlato di libera circolazione. Di mercato unico. Di cittadini che devono poter muoversi senza ostacoli burocratici che frenano la produttività. È una vittoria? Sì, ma è una vittoria strumentale. Quello che infatti spiega Sara Cucaru è che la sentenza protegge solo chi esercita la libera circolazione,non di certo chi non può permettersi di viaggiare, le persone trans migranti senza documenti o quelle che lavorano nell’economia sommersa. Per loro, la burocrazia rimane una gabbia. Insomma, c’è ancora tanto lavoro da fare e diritti per cui lottare.
Il 24 aprile si celebra la Giornata Mondiale degli Animali nei Laboratori e in questa occasione, Leal (Lega Antivivisezionista) ha lanciato la seconda edizione del “Mese Cruelty Free”: un percorso pensato per trasformare la consapevolezza in azione quotidiana. Il progetto, gratuito e aperto a tutte e tutti, si sviluppa per tutto aprile attraverso cinque appuntamenti settimanali via email. Un invito, più che una campagna: fermarsi, osservare, mettere in discussione. Ce ne ha parlato in settimana la nostra Sara Brughitta attraverso un articolo in cui sono anche le voci di Alessia Crobu, fondatrice del Santuario di Telti Miki Pig, e Roberto Corona, responsabile della Lega Antivivisezione (la LAV) di Cagliari, a dirci la loro sul tema del cruelty free. Per chi non lo sapesse, Cruelty free è un termine inglese che significa senza crudeltà. Si riferisce a tutti quei prodotti e attività che vengono realizzati senza danneggiare gli animali, evitando la sperimentazione su di essi, e che non sono ottenuti da organi animali. Dedicare un mese a questo tema significa innanzitutto parlare di consapevolezza, soprattutto quella che ci vuole parte di un ecosistema mondo in cui portare avanti gerarchie di importanza, non conduce a niente. Trovate maggiori info in merito sui nostri social, Facebook e Instagram.
E anche questa settimana in chiusura vi segnaliamo alcuni dei prossimi eventi sparsi nell’Isola, vediamoli insieme:
- Inizio col dirvi che dopo più di un decennio di assenza dalle sale espositive, la Collezione Civica degli Artisti Sardi torna finalmente visibile al pubblico alla Galleria Comunale d’Arte di Cagliari. «Ritorni. I maestri del Novecento in dialogo» è infatti un nuovo progetto espositivo pensato per valorizzare uno dei patrimoni più identitari dei Musei Civici e riportare progressivamente alla luce opere custodite per anni nei depositi. Ad aprire il ciclo è la mostra «Volti e storie della Sardegna (1913-1964)», che presenta sedici opere tra le più significative e amate della collezione. Un percorso che racconta l’isola attraverso i volti e le esistenze della sua gente: contadini, pescatori, donne del Campidano, prioresse, scioperanti, giovani spose e lavoratori, restituiti nella loro autenticità, lontani da ogni stereotipo folkloristico. Accanto alla mostra, la Galleria propone anche un itinerario didattico pensato per i più piccoli, con attività basate su giochi, osservazioni e curiosità.
- La bellezza del weekend lungo ci permette di guardare anche a lunedì e vi segnalo infatti che il 6 a Sassari all’ippodromo Pinna dalle 11 ci sarà il concerto dell’Orchestra Jazz della Sardegna con Denise Gueye e Giuliano Rassu, e dalle 15 il dj set di Jannemuru. Accanto alla musica, anche l’offerta culturale: al Palazzo di Città la sezione “Sacro e Profano” racconta la Settimana Santa e ospita “La Processione dei Misteri” di Eugenio Tavolara. Una – anzi, due – validissime occasioni per una pasquetta nel nord sardegna.
- Siamo anche nel pieno dei riti della settimana santa e in merito una tra le più belle a cui assistere è quella di Desulo. Al centro delle celebrazioni figurano le Prioresse, figure laiche che da generazioni svolgono un ruolo fondamentale nell’organizzazione dei riti e nella cura dei simboli che accompagnano le cerimonie. Sono settanta in totale, suddivise in dieci compagnie religiose dedicate ai santi e alle madonne tradizionalmente venerati a Desulo. Gli eventi in programma non sono pochi ma è la mattina di domenica 5 aprile, giorno di Pasqua, a segnare il culmine delle celebrazioni. Per chi volesse saperne di più trovate tutte le info nelle pagine del comune e della Proloco di Desulo: il consiglio è di non perdervi questo evento unico.
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