Perché l’energia costa così tanto in Sardegna? – INMR Sardegna #114
Caro benzina ed energia con Laura Cadeddu di Ades, l’Assemblea per la democrazia energetica in Sardegna. Sanità e proteste con Alessandro Rosas del Coordinamento dei comitati per la salute pubblica. Cambiamento climatico e caldo record, infine il reddito di studio.
Fonti
#energia
Gasolio e benzina, costi ancora in salita: ecco perché il governo non attiva il taglio delle accise –I prezzi regione per regione
Non solo carburante, in Sardegna la bolletta della luce è la più pesante d’Italia: i dati per ogni provincia
Guerra in Iran, come impatta concretamente sull’Italia: i motivi degli aumenti di benzina, gas e luce
Gasolio oltre i 2 euro, l’allarme degli autotrasportatori: “Così i camion rischiano di fermarsi”
Energia, in Sardegna le bollette luce più alte d’Italia nel 2025
#sanità
La Sardegna che non si cura
‘Sanità pubblica al collasso’, protesta sotto il Consiglio regionale
Emergenza 118, in Sardegna le ambulanze sono senza medici: su 140 specialisti ne mancano 70 – Tutti i numeri
#caldo
Clima, triste primato per l’Isola: Carbonia in vetta per picchi di caldo estremo
Il riscaldamento globale accelera: la Terra si scalda a una velocità quasi doppia rispetto agli ultimi 50 anni
Torna El Niño, sarà un’estate tropicale: in Sardegna previste temperature superiori ai 45 gradi
#redditodistudio
Sardegna, ok al “reddito di studio” per riqualificarsi e tornare sui banchi di scuola
#SACC
Con la cucina sarda siamo ogni giorno un po’ più italiani?
Il calcio è calcio, sempre. La rivoluzione del Cagliari femminile e il valore dello sport oltre gli stereotipi
Trascrizione della puntata:
Complici le tensioni sul mercato del greggio dopo la crisi in Asia Occidentale e le ripercussioni sul traffico marittimo nello Stretto di Hormùz, anche in Sardegna il caro carburante si fa sentire. Quello di Hormuz è infatti un punto chiave di transito per il commercio petrolifero e di gas naturale liquefatto globale, racchiuso tra l’Iràn a nord e l’Omàn a sud. È il portale Geopop a spiegare in un approfondimento che da Hormuz passano circa il 27% del petrolio mondiale e il 20% del gas (circa 20 milioni di barili al giorno), che dall’inizio della guerra russo-ucraina è diventato fondamentale. La chiusura di questo “rubinetto” non può che avere enormi conseguenze, portando a un rialzo vertiginoso dei prezzi di queste risorse che come dicevo, si fa sentire anche qua. A lanciare l’allarme – leggo da un articolo di CagliariToday – è Confartigianato Trasporti Sardegna, secondo cui l’aumento dei prezzi rischia di mettere in crisi la sostenibilità economica delle aziende e, nei casi più estremi, di costringerle a fermare i mezzi. “Con il carburante oltre i due euro – avverte Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – i costi di esercizio di un automezzo superano di gran lunga i ricavi. Gli autisti rischiano di essere costretti a spegnere i motori per non lavorare in perdita”. Quello che bisogna tenere a mente è che in Sardegna il trasporto su gomma è un settore strategico: oltre 1.500 imprese artigiane, con più di 4 mila addetti, movimentano circa l’80% delle merci all’interno dell’isola, mentre oltre il 90% dei prodotti arriva via nave. C’è però da dire che sempre secondo Confartigianato Imprese Sardegna, l’andamento dei prezzi registrato negli ultimi giorni non può essere spiegato soltanto con le tensioni geopolitiche. “È evidente che le crisi internazionali influenzino il mercato energetico – osserva Meloni – ma la rapidità e l’entità di alcuni rincari fanno pensare che possano esserci anche fenomeni di speculazione che finiscono per scaricarsi direttamente sulle imprese di trasporto”. A sostegno di questa tesi viene citato il caso dell’HVO, carburante di origine vegetale – cosiddetto bio diesel – utilizzato come alternativa al diesel tradizionale: nonostante infatti quest’ultimo non dipenda dal petrolio né dalle aree di crisi geopolitica, anche questo combustibile ha registrato aumenti significativi. Un elemento che rafforza l’idea che dietro i rincari non ci siano soltanto fattori geopolitici appunto, ma anche dinamiche di mercato più complesse. E qui emerge un dubbio, una ulteriore domanda che spesso torna nel dibattito pubblico in Sardegna: se sull’isola è presente la raffineria Saras di Sarroch, perché il prezzo dei carburanti resta comunque così alto? Lo abbiamo chiesto ad ADES, l’assemblea per la democrazia energetica in Sardegna, perché anche questo è un punto sul quale pensiamo sia utile soffermarsi. Quello che sempre in settimana è emerso è che la Sardegna secondo un’indagine di Facile.it risulta essere la regione d’Italia con la bolletta della luce più salata: qui si è speso il 12% in più rispetto alla media italiana. La provincia con le bollette della luce più pesanti sarebbe quella di Oristano e in generale, in Sardegna la spesa media nel 2025 per i clienti domestici con fornitura nel mercato libero a tariffa indicizzata è stata pari a 826 euro: nel 2018, per fare un esempio, la bolletta elettrica pesava poco più di 500 euro. Per ADES però anche su questo record (amaro) delle bollette dell’energia elettrica ci sono alcuni punti fermi da tenere a mente. Lascio la parola a Laura Cadeddu di ADES.
“La manifestazione del 7 marzo a Cagliari, promossa dal Coordinamento dei Comitati Sardi per la Sanità Pubblica, è stata l’ennesimo segnale di una crisi che in Sardegna non può più essere raccontata come una semplice difficoltà amministrativa. La mobilitazione, che ha visto la partecipazione di centinaia di persone, nasce da problemi concreti: carenza di medici di medicina generale e pediatri, liste d’attesa sempre più lunghe, pronto soccorso sotto pressione, servizi territoriali inesistenti, ospedali in affanno e una costante migrazione sanitaria verso altre regioni”. Quelle che vi ho appena letto sono le prime righe di un articolo pubblicato su S’Indipendente, in cui Larentu Argiolas parla di una sardegna che non si cura, a partire dalla protesta che ha visto arrivare da tutta la Sardegna verso Cagliari comitati, associazioni, ma anche singole persone scese in piazza per partecipare alla manifestazione regionale “Diritto alla salute e dignità per chi cura sono due facce della stessa medaglia”. Le cronache continuano ormai da anni a raccontare un sistema sanitario al collasso, in settimana ad esempio – leggo da la nuova sardegna – è emerso come sono settanta i medici che mancano nelle unità operative territoriali del 118 regionale, una carenza che quindi colpisce anche l’emergenza urgenza e i numeri, sono impietosi. Noi abbiamo chiesto ad Alessandro Rosas, referente del Coordinamento dei comitati per la salute pubblica, di spiegarci quali sono le lacune principali, ma anche che cosa servirebbe per migliorare l’accesso al diritto alle cure in un’isola in cui anno dopo anno aumenta il tasso di chi rinuncia.
Secondo l’indagine pubblicata in settimana da Il Sole 24 Ore in collaborazione con 3B Meteo, Carbonia è la città in territorio italiano che più soffre per i picchi di caldo estremo. Leggo da SardiniaPost che ci spiega come la cittadina sulcitana figura all’ultimo posto, il 107esimo, nella classifica sul benessere climatico dei Comuni capoluogo di provincia. Una classifica che considera, oltre ai picchi di caldo, anche l’indice di calore e l’umidità relativa. Considerando gli altri indicatori, Sud Sardegna, Oristano e Sassari sono le peggiori province per i giorni consecutivi senza pioggia, e ancora il Sud Sardegna si piazza tra quelle con più giorni in cui la temperatura massima supera i 35 gradi. Mi sposto un attimo su Fanpage perché quello che è emerso sempre in settimana è che il riscaldamento globale sta accelerando rispetto agli ultimi anni: dal 2015 la temperatura media globale aumenta a un ritmo di circa 0,35 °C per decennio, quasi il doppio rispetto ai circa 0,2 °C per decennio registrati tra il 1970 e il 2015. È quanto emerge da un nuovo studio del Potsdam Institute for Climate Impact Research, secondo cui l’accelerazione del riscaldamento osservata nell’ultimo decennio è la più elevata dall’inizio delle misurazioni strumentali nel 1880. I presupposti non sono i migliori anche perché – ritorno fra le cronache sarde – sta per tornare El Niño, non un nuovo esponente del raggaetton ma un fenomeno climatico naturale e periodico, che si verifica ogni 2-7 anni nel Pacifico equatoriale. Gli effetti sono il riscaldamento della superficie dell’acqua, con conseguenze anche sulla circolazione atmosferica e che può portare anche situazioni di siccità. L’ultimo si è verificato tra il 2023 e il 2024, quando anche in Sardegna le temperature superarono spesso i 40°, toccando punte anche di 45°. E non c’era consolazione nemmeno la notte. La brutta notizia è che nel 2026 potrebbero essere superati tutti i primati, anche solo a causa della crescita costante delle temperature globali. Dati che ricordano quanto il tema del clima sia una questione globale che riguarda e coinvolge da vicino anche territori come la Sardegna, ma sono anche numeri che ci ricordano quanto diventi sempre più centrale la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi.
Chiudiamo spostandoci sulla politica perché in settimana è stato approvato dal consiglio regionale della sardegna il Reddito di studio. Il nome della misura è Rest, e prevede l’erogazione di un sussidio economico mensile, personale e inalienabile destinato a persone adulte residenti o domiciliate in Sardegna e che si trovano in una condizione economica svantaggiata. Condizione necessaria per poter usufruire della misura è che non si giovino di altre borse di studio ma vado sul sole 24ore dove il giornalista Davide Madeddu ci spiega meglio di cosa si tratta. L’obiettivo innanzitutto è dare a tutti e tutte la possibilità di studiare e avere una nuova chance. Per il primo biennio sono già stati stanziati tre milioni di euro ma (e si tratta dello stanziamento minimo previsto), come sottolineano dalla Regione, altre risorse potranno essere poi integrate per far funzionare la misura. Le soglie indicate dalla norma sono tre e riguardano, appunto, i tre gradi di istruzione. Si tratta di 18 anni per coloro che intendono conseguire la licenza media della scuola primaria o secondaria di primo grado. La soglia sale quando si parla di diploma della cosiddetta scuola superiore di secondo grado. In questo caso l’età è di 25 anni. Sale, invece, a 30 anni quando l’interesse riguarda l’università e i percorsi di formazione tecnica superiore. Per l’accesso alla misura è richiesto un Isee non superiore ai 6.500 euro e per quanto riguarda le indennità che saranno erogate, variano a seconda del tipo di scuola. Si passa da un contributo mensile di 475 euro per chi consegue la licenza media, per arrivare a 625 euro per chi frequenta le superiori, sino a 775 mensili per l’università. Tra persone studenti e istituzione si formerà inoltre una sorta di patto formativo personalizzato in cui si fissano gli obiettivi intermedi e finali. Chiudo con un virgolettato di spiega Paola Casula, consigliera regionale di Sinistra Futura che ha dato impulso all’iniziativa. “L’attuazione del Reddito di Studio punta, inoltre, a contribuire a un cambiamento strutturale: migliorare l’accesso all’istruzione significa rafforzare il capitale umano dell’isola, ridurre le disuguaglianze e offrire a giovani e adulti strumenti concreti per costruire il proprio futuro all’interno del territorio”
Sardegna che cambia è il 7° portale regionale aperto da Italia che cambia. Nella rassegna stampa, oltre alle principali notizie raccontiamo anche le nostre pubblicazioni, vediamole insieme
Questa settimana di pubblicazioni l’abbiamo inaugurata con un articolo della nostra Sara Corona Demurtas a tema gastronomia, in una chiave però molto specifica. La cucina italiana è patrimonio dell’umanità: così ha deciso l’UNESCO a dicembre dello scorso anno. Non un dato da poco, se pensiamo che è la prima volta che questa iscrizione avviene per una tradizione culinaria nazionale: l’UNESCO così riconosce – e legittima – una serie di pratiche culturali legate al cibo come caratteristiche di un’intera nazione, l’Italia. Quello che ci siamo domandati è però questo: “Che differenza c’è tra la cucina italiana e quella sarda?”. Nei racconti di sarde e sardi che lavorano nella ristorazione italiana all’estero, la cucina appare come fortissimo marcatore di appartenenza a un’identità italiana. Come nei menù dei ristoranti in Sardegna, anche nei ristoranti sardi sparsi nel resto del mondo, spesso non c’è soluzione di continuità tra i piatti della tradizione sarda e quelli considerati tipici italiani. E la pizza, che fino agli anni Settanta nell’isola non esisteva, ormai affianca piatti storici di alcune aree della Sardegna come la fregula, il porchetto e i culurgiones. Guardando agli studi di Alberto Grandi, verrebbe da chiedersi se siano davvero tradizionali anche i “nostri” piatti sardi e se i nostri nonni o gli antenati prima di loro fossero abituati a mangiarli come li consumiamo noi oggi. Anche nella cucina, la sardità sembra spesso sentita come una variante dell’italianità: un modo particolare, diverso, di essere italiani; anzi. Cucina sarda e cucina italiana sembrano compenetrarsi. Ma cosa succede a livello identitario? Un approfondimento da leggere, lo trovate su www.sardegnachecambia.org
In settimana abbiamo anche dedicato uno spazio alla protesta che si è tenuta in settimana davanti al consiglio regionale contro il cosiddetto Ddl Bongiorno. “Siamo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne che più non hanno voce”. Un coro fra i vari che hanno scandito il sit-in che è manifesto di una presa di posizione che anche in Sardegna si è fatta corale. A chiamare la protesta il Coordinamento femminista e transfemminista sardo Arestəs, spazio politico nato per costruire una risposta collettiva agli arretramenti istituzionali che colpiscono l’autonomia delle donne e libere soggettività, che include i collettivi e centri antiviolenza Istravanadas, Strasura, Centro Antiviolenza Onda Rosa – Nuoro, Associazione Lìberas, Belle di Faccia. “Al centro della mobilitazione – riporta il Coordinamento attraverso una nota – c’è la critica alla modifica proposta dell’art. 609-bis c.p. Il testo oggi in discussione in Parlamento elimina il riferimento al consenso, che deve essere libero e attuale e introduce la formula del dissenso come “volontà contraria” della vittima. Non si tratta di una semplice variazione lessicale: è uno spostamento politico e giuridico che cambia il modo in cui la violenza sessuale viene riconosciuta”. Trovate il nostro reportage video sui canali social di Sardegna che cambia, Facebook e Instagram.
Giovedì poi il nostro Matteo Cardia che è anche parte della redazione di TocToc Sardegna ha dedicato un approfondimento alla femminile del Cagliari Calcio. Un progetto che vuole andare oltre la marginalità, oltre i pregiudizi e oltre l’idea che il calcio non sia “da ragazze”, parte di un percorso che racconta il cambiamento che attraversa lo sport e la società sarda. Matteo ci racconta come sono passati dieci anni dalle prime riforme della FIGC, quando i club professionistici di calcio maschile si sono dovuti impegnare per creare obbligatoriamente delle formazioni giovanili di calcio femminile, in un lungo percorso sfociato nel professionismo per le giocatrici che militano nel massimo campionato. Anche il Cagliari Calcio ha dovuto fare proprio questo percorso. Fino ad accorgersi di una passione che non si limita al caso, ma che è presente in diverse parti dell’isola. Come spiega Anna Piras, Coordinatrice del Cagliari Calcio Femminile: «Nella stagione 2015-2016 la FIGC ha reso obbligatorio la creazione di un settore giovanile femminile per le squadre professionistiche. la scelta è poi sfociata in un altro aspetto importante, ovvero al professionismo per il calcio femminile, con il primo campionato professionistico di Serie A nella stagione 2023-2024. Il Cagliari si è trovato di fronte a un nuovo inizio e ha abbracciato le proposte arrivate con entusiasmo. Oggi siamo arrivati ad avere oltre 100 tesserate, dalla categoria pulcine a quella Under 17. Tutto è cresciuto di anno in anno». Anche questo articolo lo trovate su www.sardegnachecambia.org
E anche questa settimana in chiusura vi segnaliamo alcuni dei prossimi eventi sparsi nell’Isola, vediamoli insieme:
- Il primo evento che vi suggerisco dura fino al 22 marzo 2026 e si svolge al MURATS di Samugheo. Sto parlando della mostra “Splendidi intrecci sulle Vie della Seta”, un affascinante percorso nell’arte tessile asiatica tra fine Ottocento e inizio Novecento. L’esposizione presenta velluti, ricami e abiti preziosi provenienti da Cina, India e Turkestan, nati da una prestigiosa donazione alle istituzioni museali di Genova e arricchiti dalla collaborazione con il Museo d’Arte Siamese di Cagliari. Il progetto mette in luce il tessuto come linguaggio universale e strumento di dialogo tra popoli. Il cuore dell’allestimento rivela sorprendenti affinità tra le tradizioni orientali e quelle sarde: ne sono un esempio i Tap(p)inos de mórtu, che richiamano per tecnica e decoro i kilim caucasici. Attraverso fili di seta e storie di navigatori come il Capitano D’Albertis, la mostra trasforma il MURATS in una geografia culturale dove il viaggio diventa occasione d’incontro e contaminazione tra mondi lontani. Un’occasione di conoscenza per appassionati e non, che vi consigliamo di non perdere
- È stata inaugura al Search di Cagliari, al civico n. 2 di largo Carlo Felice, una mostra fotografica dedicata a Mario Pes (1887–1963), tra i più importanti interpreti della fotografia sarda del Novecento. L’esposizione rappresenta il momento culminante del progetto “Mario Pes in progress”, che ha avuto un importante precedente espositivo nello Spazio Ilisso a Nuoro e che, negli ultimi mesi, ha riportato al centro dell’attenzione critica e pubblica una figura chiave della cultura visiva del XX secolo attraverso una serie di appuntamenti editoriali e filmici a Cagliari.Le immagini, oltre 200 – molte delle quali in grande formato – costruiscono un racconto visivo e intenso che svela aspetti poco conosciuti anche della stessa città: spazi urbani e periferici, il porto, le saline, i luoghi del lavoro e della vita quotidiana, architetture, volti, atmosfere e geometrie sospese tra acqua e terra. Una mostra visitabile gratuitamente dal martedì alla domenica, fruibile fino al 4 aprile.
- Vi segnalo anche che Sabato 14 e domenica 15 marzo 2026 torna l’evento che ‘accoglie’ simbolicamente il ritorno della primavera: si svolge infatti la 24esima edizione di Primavera in Giardino. La novità più importante di quest’anno è il ritorno dove tutto ebbe inizio: il Giardino Storico di Villa Pernis Vacca a Milis. Per due giorni, la cornice che ha visto svilupparsi una delle più antiche coltivazioni ad agrumeto della Sardegna ospita una grande mostra mercato botanica, con oltre 40 vivaisti da tutta Italia, piante rare, artigiani del giardino, arredi e tutto per l’orto e il giardinaggio. Visitatori e visitatrici possono passeggiare scoprendo piante rare e insolite, conoscere tecniche di coltivazione e scambiare pareri con giardinieri e coltivatori esperti, partecipare a incontri e magari approfittarne per esplorare il paese dell’alto Oristanese. Trovate maggiori info sulle pagine social di Primavera in Giardino
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