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6 Marzo 2026
Podcast / Io non mi rassegno

Crisi globale, basi militari e complicità – INMR Sardegna #113

Un focus sulla situazione internazionale che a partire dall’attacco all’Iran da parte di Israele e Stati Uniti col giornalista Matteo Cardia e la sociologa Aide Esu. Diritto alla salute ancora in bilico, la Pratobello24 in consiglio regionale e i dati sulla raccolta differenziata.

Autore: Redazione Sardegna che Cambia
sardegna basi militari crisi globale
L'articolo si trova in:

Trascrizione della puntata:

Se la consapevolezza di far parte di una comunità mondo rende l’osservare ciò che ci accade attorno preoccupante, il pensiero che si sposta sul ruolo che ci è stato affibbiato, quello di portaerei nel Mediterraneo, rende il tutto ancora più angosciante. Quando si parla di portaerei nel Mediterraneo, non si parla di un’immagine retorica. Si parla di territori reali, di fabbriche di bombe e basi militari che da decenni sono parte integrante dell’architettura militare occidentale. E in questi tempi in cui non la ma le guerre si fanno sempre più vicine, la domanda che spesso si incaglia nel dibattito sulle complicità belliche presenti in territorio sardo (ovvero: ma le basi militari, portano ricchezza?) torna a galla assumendo nuova forma e consapevolezza: cosa comporta, oggi, ospitare queste infrastrutture? Oggi partiamo da qua, dalle notizie che questa settimana hanno scosso le cronache a partire dall’attacco di Israele e Stati Uniti verso l’Iran con uno sguardo che si amplia a una situazione internazionale che merita una visione d’insieme per essere compresa, entro i limiti dell’instabilità che la caratterizza. Ce ne parla un collega parte della nostra redazione, esperto in Relazioni Internazionali, il giornalista Matteo Cardia. Ritorniamo in Sardegna perché della questione qua si parla sia in virtù del coinvolgimento dei dimonios della Brigata Sassari che – leggo da Ansa – entro la prima decade di marzo, assumeranno il comando del contingente italiano e del settore Ovest di Unifil, la forza multinazionale delle Nazioni unite dispiegata lungo la “blue line”, la linea di demarcazione che separa il Libano da Israele. Sia in virtù – lo dicevo in apertura – di quell’oltre 60% di demanio militare italiano che si trova in Sardegna. Ecco di questo, ma anche in generale di quanto contano e cosa rischiano le varie basi sparse in territorio italiano, abbiamo parlato con la sociologa Aide Esu, autrice del libro “Violare gli spazi. Militarizzazione in tempo di pace e resistenza locale”. Chiudiamo poi questo nostro focus sulla situazione internazionale con un’altra questione che ha occupato le cronache isolane, ovvero la situazione di sardi e sarde che si trovano nelle zone coinvolte nell’ennesimo conflitto. Abbiamo parlato con una persona che per motivi turistici si trovava ad Abu Dhabi che ci ha raccontato come a partire da sabato 28 febbraio al rumore di esplosioni sempre più forti sia seguito quasi subito un avviso arrivato via smartphone di allerta missili. Prima il rifugio in hotel poi il viaggio verso Dubai Marina e infine un altro spostamento in una zona definita più sicura, nel deserto. È un racconto che parla di silenzi istituzionali soprattutto nelle prime giornate, mancate risposte e di una sensazione di incertezza forte. Vi lascio un estratto dell’intervista, sentirete la voce modificata perché la persona ha scelto l’anonimato. Grazie anche per questa testimonianza devo però aggiornare (per fortuna mi sento di dire) quanto dichiarati perché nelle ultime ore anche la persona che avete appena sentito ci ha confermato che la situazione è nettamente migliorata: sono riusciti e riuscite ad avere una comunicazione più efficace con l’ambasciata e sono state loro comunicate delle possibilità per il rientro, probabilmente l’8, a spese però loro. Continueremo a restare in contatto.

La situazione internazionale è rimasta più che centrale nelle cronache sarde ma un altro tema di cui non si smette di parlare è sicuramente quello che riguarda la sanità. Quanto emerge dal report sulla mobilità sanitaria della Fondazione Gimbe, presentato in occasione del trentennale dell’organizzazione, rimanda ancora a una realtà di diritto inaccessibile ai più: anche nel 2023 ad aumentare è infatti il numero di sarde e sardi costretti a curarsi fuori dall’Isola. Vado nel dettaglio leggendo da Sardinia Post che ci spiega come per la Sardegna il saldo tra prestazioni erogate a pazienti provenienti da altre regioni e cure ricevute dai sardi fuori regione resta nettamente negativo. Quello che accade è che i crediti del servizio sanitario regionale – cioè quanto la Sardegna incassa per le cure prestate a pazienti provenienti da altre regioni – ammontano a 27,3 milioni di euro, dato che colloca l’isola al 20° posto in territorio italiano. I debiti, ossia la spesa sostenuta per le cure dei sardi fuori regione, arrivano invece a 129,2 milioni di euro, con la Sardegna al 16° posto. “Non siamo più di fronte a semplici differenze regionali – avverte il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – ma a un divario strutturale che nel tempo si è consolidato”. E In questo contesto, aggiunge, l’introduzione dell’autonomia differenziata “rischia inevitabilmente di ampliare le disuguaglianze”. C’è poi un altra questione sempre a tema sanità e qua leggo da La Nuova Sardegna dove la giornalista Serena Lullia spiega come sia andata deserta la gara per l’elisoccorso. una gara da 189 milioni che si è arenata senza offerte, anche se – ci teniamo a rincuorare gli animi –  non ci sarà nessuno stop del servizio e verrà fatto un nuovo tentativo per correggere il bando e riportare le aziende al tavolo, con nel frattempo la proroga del servizio attuale. Un’immagine insomma quella che ci arriva dalle cronache settimanali di un sistema sanitario che continua a fare i conti con criticità strutturali importanti.

Passiamo ora alla politica perché in settimana in consiglio regionale davanti alle commissioni Quarta e Quinta si sono svolte le prime audizioni nell’esame della proposta di legge di iniziativa popolare ribattezzata Pratobello 24. Leggo da un articolo di CagliariToday della giornalista Marzia Piga, che ci spiega come il tutto coincida anche con delle prove di distensione tra le istituzioni regionali e i comitati che da anni lottano contro le speculazioni energetiche. La ratio ribadita dai comitati è quella di un rafforzamento del testo in esame anche alla luce delle novità emerse con i decreti governativi, senza uno stravolgimento della volontà popolare. Per primo ha parlato Pasquale Mereu, sindaco di Orgosolo e promotore formale della testo: “A distanza di 17 mesi dal deposito delle firme, la nostra proposta di legge sostenuta da 210.729 cittadini viene finalmente presa in considerazione – ha detto – è un passaggio importante che salutiamo con favore. Non voglio addentrarmi sui ritardi né fare polemica. Ora è necessario concentrarsi su un unico obiettivo: fermare l’assalto dei signori del vento e del sole”. Mereu evidenzia che ora lo scenario è cambiato, la legge regionale che introduceva una moratoria sulla realizzazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili è stata bocciata dalla Corte Costituzionale. Anche la legge n.20 sulle aree idonee è sta praticamente cancellata dalla Consulta – dichiara – e La legge Pratobello può essere uno strumento utile per contrastare gli speculatori e assicurare la tutela del territorio”, sostiene.Tra le proposte del comitato anche l’ipotesi di un ricorso alla Corte di giustizia europea: “Noi siamo per la transizione energetica – ha ribadito Mereu – ma questa si può fare in altri modi. Per esempio, favorendo la nascita delle comunità energetiche e i piani di energia rinnovabile lineare su strade, ferrovie, piste ciclabili e aree industriali dismesse”. Il confronto quindi è solo all’inizio, ma la proposta Pratobello 24 riporta in aula uno dei temi più divisivi degli ultimi anni: quello della gestione della transizione energetica e della tutela del territorio.

Chiudiamo parlando di ecologia con la Sardegna che si attesta su ottimi livelli nel panorama italiano della gestione dei rifiuti, confermando una quota di raccolta differenziata pari al 76,5% che le vale la medaglia di bronzo. Tuttavia, leggo da RaiNews.it, si osserva però anche una contrazione nel numero dei centri definiti “rifiuti free”, che passano da 222 a 218 unità: Questi ultimi sono comuni che si distinguono per aver superato la soglia del 65% di differenziata mantenendo la produzione di secco residuo al di sotto dei 75 chili annui per ciascun cittadino. I dati, elaborati da Legambiente, sono riferiti al 2024 e sono stati raccolti dall’Arpas. Incoraggiante il quadro dei territori costieri, che vede 24 Comuni con raccolta differenziata uguale o superiore all’80% e 11 Comuni rifiuti free (+2 rispetto al ’23). Insomma, una Sardegna che resta tra le più virtuose nella raccolta differenziata, ma con margini di miglioramento ancora evidenti. Possiamo fare di più, il mondo che ci ospita ce lo chiede da tempo.

Sardegna che cambia è il 7° portale regionale aperto da Italia che cambia. Nella rassegna stampa, oltre alle principali notizie raccontiamo i due articoli usciti in settimana sul portale sardo, vediamoli insieme

In questo periodo di equilibrio che manca, lunedì abbiamo parlato del centrarsi come atto radicale. Nelle culture e società contemporanee, caratterizzate da una accelerazione compulsiva e dove l’instabilità – lo dicevamo anche poco fa – sembra essere la nuova norma, trovare il proprio centro diventa un gesto radicale e necessario. La Sardegna, terra circondata dal mare e custode di antiche simbologie, ci insegna nel suo essere Isola che il centro è un punto di equilibrio dinamico, capace di sostenere il cambiamento senza perdere identità. La nostra Marta Serra, curatrice della rubrica sull’esoterismo in Sardegna, ha scritto su questo, una riflessione a partire dal valore simbolico del cerchio e sulla centratura nel disorientamento moderno. Come scrive Marta Serra – vi leggo una parte del suo articolo – “Il centro non arresta il movimento. Lo orienta. Come l’isola nel mare, la Sardegna esiste dentro il movimento senza piegarsi ad esso. Non periferia, ma centro che resiste alle forze che da secoli la attraversano e la ridefiniscono. Terra che ha conosciuto dominazioni, partenze, fratture, e che continua a custodire un asse che non si dissolve. Questo stesso gesto riguarda oggi anche l’essere umano. Nel tempo dell’instabilità diffusa, centrarsi diventa un atto radicale: non cedere alle correnti della dispersione. Il centro non è un rifugio. È una postura coscienziale”. un articolo che in questi tempi è un balsamo per l’anima, lo trovate integrale su www.sardegnachecambia.org

Il concetto di sostenibilità, uno dei temi caldi del nostro tempo, è a mano a mano diventato una parola onnipresente nel linguaggio quotidiano e dunque anche in quello della moda e del design. Materiali green, alternative alla pelle, fibre riciclate: etichette che fanno pensare a un minore impatto ambientale, ma che spesso semplificano processi complessi e filiere opache. In questo contesto Lebiu, startup gallurese che lavora sul recupero degli scarti del sughero per trasformarli in biomateriali destinati al design, al packaging e alla moda, più che proporre una narrazione salvifica, racconta un percorso fatto di compromessi e vincoli strutturali. Fabio Molina, fondatore, intervistato dalla nostra Sara Brughuitta ci ha raccontato come partire da ciò che spesso viene considerato un “rifiuto” possa diventare un simbolo di identità e innovazione etica. Un progetto di economia circolare molto interessante, trovate anche questo nel nostro sito.

E anche questa settimana in chiusura vi segnaliamo alcuni dei prossimi eventi sparsi nell’Isola, vediamoli insieme:

  • La sera di sabato 7 marzo 2026 a Seui è dedicata alla magia e al mistero: va infatti in ‘scena’ la Notte al museo – Notte della magia. A partire dalle 17.20, il borgo della Barbagia di Seulo accoglie i visitatori per una serata che promette emozioni e suggestioni intense, tra visite a siti e musei, momenti musicali e performativi, convivialità e scoperta dei prodotti locali. Il programma prevede: la visita al cimitero di Seui e la visita Guidata serale al museo S’Omu de sa Maja, un edificio storicamente databile alla fine del 1600 che ospita le collezioni relative al mondo magico religioso e alle tradizioni pre-cristiane della Barbagia di Seulo. Previsti anche i racconti sulla magia de La Signorina In Nero; le musiche di Marcello Peghin; un aperitivo con prodotti locali e, per concludere, la Cena della Magia. Un appuntamento decisamente particolare, trovate maggiori info sui canali di Seui turismo
  • Mercoledì 11 marzo, alle ore 19 presso lo Spazio Bunker in via Porcellana a Sassari torna per il secondo ciclo di incontri di Impronte, piccolo festival di cinema breve. L’incontro vedrà protagonista Daniele Paglia con Madrenostra, cortometraggio che ha per protagoniste Sofia e sua figlia che, in un futuro segnato da un morbo letale che sta devastando la Terra, tentano di abbandonare il pianeta. Per chi non lo conoscesse, Impronte – piccolo festival di cinema breve è un format creato da Mamù Storytelling, in collaborazione con Monkey Run e Meridiano Zero. Cinque incontri per dare risalto alla forma del cortometraggio attraverso proiezioni, dialoghi con registe/i e contenuti narrativi originali ispirati alle opere presentate. Una bella rassegna, trovate il programma completo sulle pagine social di Mamù Storytelling, Monkey Run e Spazio Bunker.
  • Fino al 31 luglio la Passeggiata coperta del Bastione di Saint Remy ospita l’evento “Tutankhamon. La tomba, il tesoro, la scoperta”. La mostra porta a Cagliari le uniche repliche ufficiali del corredo funerario del “faraone bambino”, certificate dal Ministero delle Antichità Egiziano, anche perché gli originali, oggi conservati al Grand Egyptian Museum, non viaggiano più. Un’opportunità per vedere da vicino la maschera funeraria, i sarcofagi, i carri, le statue protettrici e gli oggetti personali del faraone, con l’aggiunta di scenografie, installazioni immersive e un virtual che permette di esplorare l’intera tomba. Un’occasione anche questa da non perdere.

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