Rider in protesta in Sardegna – INMR Sardegna #110
La protesta rider che ha bloccato Deliveroo anche a Cagliari, con la rider Fabiana Saba e Alessio Aresu della Felsa Cisl. Poi qualità dell’aria, col report di Legambiente e il contributo di Valentina Basciu di Legambiente Sardegna, l’emergenza pellet e l’inaugurazione del Fondo Bibliografico Internazionale “Antonio Gramsci”.
Fonti
#rider
Rider in rivolta
Paghe troppo basse: la protesta dei rider
#legambiente
Allarme smog a Cagliari: in Sardegna dimezzate le centraline di rilevamento
Che cosa è il PM 10
#pellet
La Sardegna è la regione che consuma più pellet in Italia, ma non ne produce
Emergenza pellet, la proposta: «Una legge per incentivare la produzione in Sardegna»
#gramsci
Università di Cagliari, inaugurato il Fondo bibliografico internazionale “Antonio Gramsci”
#scc
Cosa serve alla poesia sarda per avere nuova linfa?
Emigrazione, ritorno e riappropriazione culturale nel racconto della cantautrice Stefania Deluigi Branca
Trascrizione della puntata:
Oggi iniziamo parlando di chi lavora sulle strade delle nostre città, spesso senza tutele e per pochi euro a consegna. Il caso Rider è infatti tornato al centro del dibattito dopo lo sciopero di questa settimana portato avanti con accuse di fatto di caporalato nel settore delle consegne a domicilio. Ne ha parlato in settimana il giornalista Matteo Cabras sull’unione sarda spiegando come dalle quattro del pomeriggio di domenica fino alle 4 del mattino di lunedì, la piattaforma Deliveroo è andata in tilt a Cagliari in virtù dello sciopero dei rider. Tema principale sono le paghe definite da fame – stiamo parlando di doppie consegne, quindi due consegne in un unico tragitto, pagate 3,77euro e chilometri non pagati – con compensi che non coprono nemmeno i costi minimi sostenuti dai rider, ma la protesta riguarda anche le criticità legate ai mezzi utilizzati per le consegne, acquistati, mantenuti, assicurati e riparati da lavoratori e lavoratrici. Definirlo lavoro sottopagato è dire poco ma voglio stare un attimo anche sulle cifre delle persone impiegate in questo settore, prendo sempre da Unione sarda: nell’Isola le persone impiegate come rider sono circa 800, e le consegne riguardano per l’84% la ristorazione, il 12% la spesa a domicilio mentre il restante 4% riguarda “altro”. Noi abbiamo parlato dello sciopero con Stefano Mascia, rider di cui trovate la testimonianza sui nostri social, e Fabiana Saba.
Parliamo ora di qualità dell’aria in Sardegna e del mito del maestrale che dovrebbe “ripulire tutto”. Bene, questo non accade e a chiarirlo è anche il report “Bon’aria di Sardegna” di Legambiente, il quale mostra che i livelli di particolato fine PM10 fine restano critici in molte zone, a partire da Cagliari. Stiamo parlando di quelle che vengono anche inserite nel contenitore più ampio delle polveri sottili. Secondo l’ISPRA “il particolato è quello con il maggior impatto sulla salute umana. Vari studi epidemiologici sugli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico da particelle, hanno evidenziato associazioni tra le concentrazioni in massa del PM10 e un incremento sia di mortalità che di ricoveri ospedalieri per malattie cardiache e respiratorie nella popolazione generale”. Un qualcosa insomma al quale prestare particolare attenzione anche perché, ritornando a Legambiente, qui meno di un terzo delle centraline sono al di sotto delle soglie OMS e 5 sono oltre gli standard UE 2030. C’è poi un altro tema ovvero il fatto che secondo Legambiente la rete sarda di monitoraggio della qualità dell’aria ha subito un progressivo smantellamento ed è passata dalle 43 stazioni di monitoraggio, attive prima del 2018, alle attuali 25, delle quali solo 9 in grado di rilevare i PM2,5, lasciando senza alcuna sorveglianza continua capoluoghi di provincia come Nuoro. «Dobbiamo sfatare il mito delle città sarde con l’aria pulita dal maestrale», afferma Marta Battaglia, presidente di Legambiente Sardegna, «perché il fatto che non percepiamo visivamente la presenza di inquinanti non vuol dire che non ci siano. L’origine antropica dell’inquinamento è, se vogliamo, una buona notizia: sappiamo cosa fare per invertire la tendenza». Abbiamo allora chiesto a Valentina Basciu di Legambiente Sardegna di spiegarci meglio la situazione e anche che cosa si può fare concretamente per migliorare questa situazione
La Sardegna, nonostante disponga di vaste risorse forestali e registri il consumo pro capite di pellet più alto d’Italia, resta quasi del tutto esclusa dalla produzione industriale di questo combustibile rinnovabile. Il paradosso è evidente: mentre le famiglie sarde affrontano code nei negozi e prezzi schizzati fino a 9-13 euro al sacco da 15 chili (dati del febbraio 2026), l’isola importa quasi tutto il pellet che brucia, pagando un sovrapprezzo logistico e di insularità che pesa su famiglie e bilancio energetico regionale. Sto leggendo da un articolo del giornalista Guido Garau che su CagliariToday parla di un altro tema che è sempre più centrale nelle cronache isolane: la mancanza di pellet. In settimana se ne è parlato ogni giorno perché la situazione è sempre più emergenziale: nell’isola manca il pellet, il poco che si trova raggiunge costi esorbitanti e in queste giornate in cui il freddo si è fatto più intenso, la situazione diciamo che se sfredda le case parallelamente scalda sempre di più gli animi. Riprendo sempre da Cagliari Today che ci spiega come la domanda regionale di pellet resta altissima: la Sardegna guida da anni le classifiche nazionali per percentuale di famiglie che usano pellet per il riscaldamento (intorno al 30-32 per cento contro media italiana 17 per cento). Questo rende l’isola vulnerabile a ogni shock di fornitura: nel febbraio 2026 scaffali vuoti, rincari del 40-70 per cento rispetto al 2025 e denunce in Procura per presunta speculazione. Il prezzo medio nazionale si attesta sui 5,5-6,5 euro/sacco, mentre in Sardegna si superano regolarmente i 7-9 euro, con punte oltre i 10-13 euro nei punti vendita più isolati. Una filiera locale strutturata potrebbe mitigare questi problemi, e infatti è partita anche una raccolta firme per l’approvazione di una norma in Consiglio regionale in merito: promotore dell’iniziativa è Michele Virdis, presidente del distretto rurale della Barbagia, secondo cui la proposta di legge dovrebbe prevedere «incentivi per le aziende agricole e silvicole che producono pellet da biomassa aziendale; utilizzo di attrezzature agricole semplici (cippatrici, mulini, pellettatrici anche a cardano); filiere corte e locali, orientate all’autoconsumo e al mercato di prossimità; un quadro normativo chiaro che eviti interpretazioni arbitrarie e blocchi burocratici». Vedremo come andrà, la situazione è in evoluzione ma la speranza è sempre quella che le varie crisi offrano occasioni per cambiamenti radicali e strutturali, in positivo ovviamente.
Ci spostiamo all’Università di Cagliari, dove è stato inaugurato il Fondo Bibliografico Internazionale “Antonio Gramsci”, ospitato nella Biblioteca di Economia. Si tratta di un progetto che nasce insieme alla riorganizzazione del GramsciLab, il laboratorio di studi internazionali dedicato a Gramsci, e che raccoglie la produzione scientifica più importante sul pensatore sardo, uno degli intellettuali contemporanei più studiati e tradotti al mondo. La collezione è custodita nella nuova Sala Gramsci, ma l’iniziativa non ha solo un valore simbolico: come sottolinea l’assessora della Pubblica Istruzione Ilaria Portas, si tratta di un “presidio culturale internazionale” che rafforza il ruolo dell’Università di Cagliari come polo di riferimento per gli studi gramsciani, offrendo strumenti e spazi permanenti alla comunità scientifica internazionale. Il progetto guarda anche al futuro: il GramsciLab e il Fondo si candidano a ospitare il convegno internazionale per il novantesimo anniversario della morte di Antonio Gramsci, previsto nel 2027, confermando il legame tra il pensiero di Gramsci e la Sardegna e il valore della ricerca che parte dall’Isola per arrivare nel mondo.
Sardegna che cambia è il 7° portale regionale aperto da Italia che cambia. Nella rassegna stampa, oltre alle principali notizie raccontiamo i due articoli usciti in settimana sul portale sardo, vediamoli insieme
Lunedì spazio alla penna di penna di Paola Sias che ci ha raccontato di un incontro a Ittiri con Assemblea Natzionale sarda e il poeta Giovanni Fiori, dedicato alla poesia sarda. Una testimonianza molto bella, scritta col cuore. Ve ne leggo una parte: “Allora cosa serve alla poesia sarda per avere una nuova linfa, un nuovo capodanno? Serve solo coraggio? Serve più formazione? Essere poeta significa avere doti innate di scrittura od oralità? Oppure sono necessari una scuola, uno studio? “Zio” Giovanni parla di una scuola “popolare”, in cui sos poetas mannos – tra i quali Tiu Fumosu e Tiu Barranzellu – correggevano, stimolavano il discente al suo proseguimento. Una scuola che non aveva necessità di accademici, di zente ischida, ma che si affidava alle conoscenze di chi già sapeva farlo. Bastano perciò i premi letterari a tenere alta l’attenzione sulla poesia e lingua sarda? Oppure è davvero necessario un incoraggiamento dal basso a chi ancora si vergogna o che ha il timore di mettersi in competizione con i grandi poeti che partecipano ai concorsi? Fra i tanti spunti e interventi della serata è emersa la necessità di parlare a scuola di poesia sarda, dei poeti del territorio e di conoscere la lingua per saperla poi scrivere e interpretare. Serve sicuramente un altro incontro, forse chissà quanti altri per rispondere alle tante domande e riflessioni che io, da studentessa di Lingue e Culture della Sardegna, mi pongo da tempo. E come me tanti altri. Lascio la speranza, il sogno e la volontà di vedere fra i libri di scuola la poesia e la lingua sarda al pari dei poeti italiani ed europei, per una maggior coscienza identitaria e linguistica”.
Martedì spazio invece alla nostra Sara Corona Demurtas per la sua nuova rubrica declinata sul tema delle migrazioni. Lascio però direttamente la parola a lei per spiegare al meglio la sua ultima pubblicazione, anche questa assolutamente da leggere sempre su www.sardegnachecambia.org
E anche questa settimana in chiusura vi segnaliamo alcuni dei prossimi eventi sparsi nell’Isola, vediamoli insieme:
- Per prima cosa vi segnalo che domani, sabato 14 febbraio, al Mercato civico di via Quirra di Cagliari verrà inaugurata la mostra “Ceci n’est pas Cagliari Ovest”, un progetto patrocinato dal Comune di Cagliari che rappresenta il risultato di un percorso di formazione artistica promosso dal Centro di quartiere Strakrash. L’iniziativa nasce dal laboratorio di arte e fotografia che, nel corso del 2025, ha coinvolto gli adolescenti del Centro e 14 fotografi, professionisti e appassionati sardi, in un lavoro collettivo di osservazione e racconto del territorio. Tra febbraio e dicembre dello scorso anno, i partecipanti hanno percorso e fotografato i quartieri di San Michele, Is Mirrionis, Mulinu Becciu, Sant’Avendrace e Tuvixeddu-Tuvumannu, restituendo attraverso 57 immagini la complessità e la vitalità di queste aree urbane. Le fotografie raccontano scorci, persone e atmosfere quotidiane dei quartieri, ma anche la ricerca di nuove prospettive su luoghi spesso conosciuti solo in superficie. Attraverso queste immagini, il progetto invita a “riguardare” Cagliari Ovest con occhi nuovi, a riscoprire l’autenticità di zone che custodiscono storie, memorie e identità proprie. Una mostra molto interessante, non perdetevela
- Un concerto mattutino al Teatro Civico di Sassari, domenica 22 febbraio alle ore 11, segnerà la presentazione ufficiale di “Skylark”, il nuovo lavoro discografico del Blue Note Jazz Ensemble (BNJE), prodotto da JazzOp Records, etichetta dell’Associazione Blue Note Orchestra / Orchestra Jazz della Sardegna. “Skylark” nasce da un’idea musicale che unisce rispetto per la tradizione e libertà interpretativa. Il gruppo affronta il repertorio degli standard jazz come materiale vivo, da modellare attraverso nuovi arrangiamenti e improvvisazioni in grado di generare significati inediti. L’intento non è rendere omaggio ai classici, ma esplorarli come un territorio aperto, dove passato e presente dialogano con naturalezza. Un evento che animerà in positivo la vostra domenica, segnatevelo!
- Anche questa settimana vi segnalo uno fra i tanti eventi dedicati al carnevale che stanno animando l’isola, nello specifico quello di Ottana. Da oggi infatti a 13 a sabato 21 febbraio si rinnova ad Ottana l’appuntamento con il fascino di Boes, Merdules e de Sa Filonzana: torna Caratzas in Otzana, l’attesissimo carnevale ottanese, dove sono protagoniste le maschere tradizionali del paese barbaricino. Il giorno della sfilata delle maschere ottanesi è domenica 15 febbraio ma il programma del carnevale ottanese prende il via oggi con le visite al museo MAT – Museo Arti e Tradizioni, e con la proiezione del docufilm “Maschere di vita – Il respiro di Ottana”. Domani, sabato 14, nel pomeriggio, sempre al MAT è possibile assistere alla lavorazione delle maschere tradizionali lignee, mentre domenica, oltre all’esibizione delle maschere tradizionali ottanesi, è possibile visitare l’ex cattedrale romanica di San Nicola. Il programma si estende anche a lunedì 16 con una gara poetica, mentre martedì 17, il giorno di Martedì grasso, va in ‘scena’ la seconda edizione di Pitzinnos Caratzaos, la sfilata per bambini delle maschere tradizionali della Sardegna. Caratzas in Otzana si chiude sabato 21, con la Pentolaccia dei bambini e una serata danzante. Trovate tutte le info nella pagina Facebook della pro loco di ottana
Segnala una notizia
Segnalaci una notizia interessante per Io non mi rassegno.
Valuteremo il suo inserimento all'interno di un prossimo episodio.






Commenta l'articolo
Per commentare gli articoli registrati a Italia che Cambia oppure accedi
RegistratiSei già registrato?
Accedi