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5 Dicembre 2025
Podcast / Io non mi rassegno

Sicurezza stradale, la Sardegna tra le regioni più a rischio – INMR Sardegna #102

Parliamo di sicurezza stradale con Giovanni di Adesso Basta, dei detenuti al regime 41-bis in arrivo nell’isola, delle polemiche sul Rally Città di Cagliari e di Borutta e del valore dalle botteghe di prossimità.

Autore: Redazione Sardegna che Cambia
sicurezza stradale
L'articolo si trova in:

Trascrizione della puntata:

L’ennesimo incidente mortale lungo le strade sarde in settimana ha riportato al centro il tema della sicurezza stradale. Il bilancio che arriva dai numeri è di una rete di strade dove perdono la vita oltre cento vittime all’anno, una statistica che il 2025 non riuscirà purtroppo a migliorare. Come ha scritto Massimo Sechi sulla Nuova Sardegna, nell’Isola aumentano gli incidenti stradali ma è soprattutto il tasso di mortalità elevato, e superiore alle medie italiane, a preoccupare maggiormente. Mentre in Italia calano i decessi, nell’isola aumentano e questo è un segnale chiaro del fatto che le strade sarde sono tra le meno sicure. C’è un dato significativo che conferma questa affermazione: la Sardegna rappresenta solo il 2% del totale nazionale degli incidenti, ma quasi il 4% delle vittime: un rapporto che evidenzia una maggiore gravità dei sinistri rispetto alla media italiana. Leggo sempre da La Nuova Sardegna – l’articolo come sempre tra le fonti – perché un aspetto importante è quello che mette a confronto la mortalità del 2019 con quella dell’anno scorso. È rilevante perché il 2019 è l’anno di riferimento per il target europeo che punta a dimezzare il numero delle vittime entro il 2030. La Sardegna in sei anni invece di diminuire e iniziare a scalare quel meno 50% fissato dall’Unione Europea, ha visto salire il numero dei decessi per incidente del 59,7%: il valore più alto in tutta l’Italia. Nell’isola il numero maggiore di incidenti si è verificato nelle strade urbane (2134). Nelle strade statali sono stati 767, in quelle provinciali 501 e in quelle extraurbane comunali 181. Come diciamo sempre però, dietro i numeri ci sono persone. Sono storie, sono vite, spesso anche famiglie che si trovano ad avere a che fare con tragedie che gli stessi dati ci dicono, potrebbero essere evitate. Per questo abbiamo chiesto a Giovanni Pintor fondatore di Adesso Basta, associazione da tempo attiva per promuovere la sicurezza stradale, di raccontarci il lavoro che individualmente e insieme portano avanti.

La questione del trasferimento in Sardegna di persone detenute sottoposte al regime del 41-bis è da mesi al centro di un confronto acceso tra istituzioni, magistratura, garanti dei detenuti e rappresentanti politici. Ne abbiamo parlato nelle precedenti rassegne della decisione del ministero della Giustizia di trasferire 92 detenuti in regime di 41 bis nel carcere di Uta, annunciata questa estate, e di come ha fatto esplodere un nuovo caso politico, a partire dalla totale assenza lamentata dalla presidente Todde di interlocuzione tra regione e governo italiano. Ecco questo lunedì si è tenuta una partecipata assemblea a Uta dove si è discusso dell’arrivo dei detenuti del 41 bis nel carcere Ettore Scalas. Al dibattito, oltre ai rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, era presente anche la stessa presidente della Regione, Alessandra Todde, che si è detta preoccupata per le possibili infiltrazioni della mafia in Sardegna : «L’arrivo dei detenuti 41 bis a Uta lo pagheranno tutti i sardi. Graveranno sulla sanità regionale, sul tessuto economico con le infiltrazioni nelle nostre comunità e sulla sicurezza. I detenuti non arriveranno soli, verranno anche familiari, parenti e amici. Il ministro Nordio a giugno mi rispose che le decisioni sarebbero state prese con la Regione Sardegna, poi non si è più fatto sentire nonostante le nostre richieste di incontro. Adesso – continua Todde – viene a dirci che le decisioni sono state prese e già a inizio anno i detenuti del 41 bis saranno trasferiti a Uta. Sono spaventata per le infiltrazioni dei mafiosi». Quello che sottolinea la garante regionale dei detenuti, Irene Testa, è che si tratta di un arrivo che, avverte, rischia di mettere definitivamente in crisi una struttura che già oggi fatica a garantire i servizi essenziali. “Conoscendo lo stato attuale del carcere di Uta, c’è da chiedersi come si potrà gestire un aumento simile, anche se concentrato in un padiglione separato”, afferma Testa. “Le criticità sono di ogni tipo: dalla carenza di agenti di polizia penitenziaria ai problemi dell’assistenza sanitaria”. L’arrivo dei detenuti è quindi previsto a gennaio, dopo che inizialmente si parlava di un trasferimento a scaglioni. Vedremo cosa accadrà, nel frattempo chiudo con le parole della garante Irene Testa: “Senza una mediazione reale e una distribuzione più equa tra le regioni, l’impatto sarà devastante. La Sardegna ha già un numero alto di detenuti ad alta sicurezza, molti dei quali provenienti dal 41 bis. Non possiamo affrontare tutto questo senza personale, senza risorse e senza ascolto.”

Manca poco al primo Rally Città di Cagliari, in programma il 13 e 14 dicembre, e possiamo dire che parallelamente all’attesa, cresce anche la polemica sulla scelta dei tracciati in zone sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici. L’associazione ecologista Gruppo di Intervento Giuridico, il Grig, è già da tempo in protesta sottolineando come l’evento provocherà non pochi disagi agli abitanti – per l’inquinamento acustico, smog – ma anche problemi agli animali in generale all’ecosistema dell’area forestale del monte “Sette Fratelli” e dell’area di “Monte Urpinu”. C’è stata infatti sempre negli ultimi giorni la decisione del Comune di Sinnai di bloccare il passaggio delle auto nel cuore del Parco dei Sette Fratelli ma anche una diffida urgente che è stata inviata nelle scorse ore da Uti per tutti, associazione anti-specista antifascista egualitaria, Avi Associazione vegani internazionale e altre sigle impegnate sul tema ambientalista e animalista. La diffida è stata inviata ai sindaci del territorio e alla Regione Sardegna, accusati di aver autorizzato un evento “in aree di straordinaria importanza naturalistica”, comprese aree protette come la Foresta dei Sette Fratelli, lo stagno di Molentargius e l’area di Monte Moru – Geremeas.Alle preoccupazioni degli ambientalisti – leggo da Cagliari Today – si sono aggiunte quelle di oltre 70 residenti, che segnalano anche problemi di sicurezza e l’impatto sul traffico locale. L’amministrazione di Sinnai ha comunicato di non concedere il nulla osta per il tratto che avrebbe interessato il Parco dei Sette Fratelli, richiamando “motivi di tutela ambientale e di sicurezza”. Di fronte al no dell’ente locale, gli organizzatori hanno modificato il tracciato, spostando la prova speciale nella zona di San Pietro Paradiso, fuori dalle aree maggiormente vincolate. Le associazioni, però, mantengono la linea dura: “La natura non si tocca. Il rally si faccia altrove”.

Nell’isola c’è un piccolo paese che sta provando a reagire a quelle che sono le conseguenze dello spopolamento ripartendo dalle botteghe di prossimità. Siamo a Borutta, nel Meilogu: qui l’ultimo negozio ha chiuso otto anni fa e i circa 300 abitanti, molti dei quali anziani, sono costretti a spostarsi nei comuni vicini anche solo per comprare il pane. Un disagio non da poco anche perché obbliga all’utilizzo dell’auto. Il Comune però, insieme a Confcommercio, ha deciso qui di lanciare il progetto “Bottega comune”, un modello che punta a riportare servizi essenziali nei centri più piccoli. L’idea è semplice e la spiega direttamente il sindaco del paese tra le pagine de La Nuova Sardegna. Leggo: «Il Comune – spiega il primo cittadino Silvano Arru – mette a disposizione gratuitamente un locale che sarà anche in grado di autoprodursi l’energia elettrica, ad un privato che deciderà di aprire la sua bottega a Borutta. Così finalmente avremo di nuovo a disposizione un negozio dove acquistare generi alimentari, ma non solo. Ci potrà essere anche un angolo dedicato alla parafarmacia e potrà ospitare all’interno anche i servizi postali». I lavori sono già partiti: verrà recuperato un vecchio fienile, trasformato in uno spazio di 160 metri quadri. C’è già l’interesse di alcuni operatori, e un’analisi di mercato conferma la possibilità di una sostenibilità economica. Per Confcommercio Sardegna, il progetto è anche un segnale sociale: “Un negozio con le luci accese – spiegano – significa far rivivere un paese”. L’obiettivo è anche replicare il modello in altri centri dell’isola, anche in aree urbane dove mancano negozi di prossimità. Il sindaco sottolinea anche che ble otteghe rimaste nei piccoli comuni “devono essere considerate come servizi pubblici”, con agevolazioni che permettano loro di non chiudere. Una scommessa, insomma, che punta a rimettere al centro la vita quotidiana dei piccoli paesi, dimostrando che anche una bottega può diventare il primo passo per far ripartire una comunità.

Sardegna che cambia è il 7° portale regionale aperto da Italia che cambia. Nella rassegna stampa settimanale, oltre alle principali notizie raccontiamo gli articoli usciti sul portale sardo, vediamoli insieme:

A Parigi la destra di Changer Paris ha bloccato i fondi comunali per le librerie indipendenti contestando un libro esposto da Violette and Co, storica libreria femminista e LGBTQ+. Il racconto di lunedì della nostra Michela Calledda della Libreria La Giraffa di Siliqua nella rubrica “Tutto il mondo è paese” parte proprio da questo fatto. Un qualcosa di apparentemente lontano che, se guardato con attenzione, rivela qualcosa di molto vicino. Le domande non mancano, prima fra tutte: fino a dove può spingersi l’intervento pubblico sulla cultura? Michela Calledda ci guida in un approfondimento che questi snodi fondamentali, partendo dalla consapevolezza che le librerie non semplici negozi, ma punti di ascolto, luoghi in cui le storie scomode trovano spazio, in cui la complessità può essere nominata… ovunque esse siano. Un fatto da conoscere e una riflessione da leggere, la trovate su www.sardegnachecambia.org 

Nel suo approfondimento di martedì, il nostro Maurizio Onnis prosegue l’indagine sulle CER – le comunità energetiche rinnovabili, con un appuntamento dedicato alla prima comunità energetica sarda, quella della “sua” Villanovaforru, di cui è sindaco, e che, avendo alle spalle una vita operativa e contabile lunga, si presenta certamente come un buon caso di studio. Maurizio Onnis ripercorre i punti fondamentali della narrazione attinente alla costituzione di una CER e ai suoi problemi, partendo proprio dal suo Comune: dalla prima idea agli ostacoli burocratici, fino alla sua attivazione ufficiale, passando per il coinvolgimento di cittadini, cittadine, associazioni e amministrazioni locali, in un viaggio fatto (anche) di coesione e consapevolezza di un territorio. Quella della prima CER sarda è una bella storia, ma soprattutto è un buon esempio da seguire. Online sempre su Sardegna Che Cambia

Mercoledì invece vi abbiamo raccontato una novità in arrivo, ovvero il fatto che è in corso la produzione di un docufilm che unisce due terre lontane ma sotto vari punti di vista affini: Sardegna e Palestina. Il regista palestinese Ahmad Abo Al Khalil insieme a Cristina Sarigu, presidente dell’associazione ISSASA, ci rivelano alcuni dei pilastri che caratterizzano il loro lavoro in un’intervista a cura della nostra Sara Corona Demurtas. Interamente autoprodotto, si tratta di un docufilm che racconta le similitudini e le connessioni che esistono tra il popolo sardo e quello palestinese e i problemi che sono comuni: la perdita del patrimonio culturale immateriale e delle memorie comunitarie ad esempio, e l’indebolimento della trasmissione intergenerazionale. Vi leggo un pezzo di una dichiarazione rilasciata dal regista Al Khalil, ma l’esortazione è a leggere tutta l’intervista e conoscere questo bellissimo progetto: “Conoscevo la Sardegna da diversi anni perché avevo già lavorato con Al Ard. Ma è stato solo pochi mesi fa che ho scoperto che le persone qui non sono italiane, anche se parlano italiano [ci racconta ridendo].Siamo stati a Orgosolo, Aritzo, Urzulei… e ho visto tante persone parlare in sardo. Questa cosa mi ha toccato molto: mi sono chiesto: “Perché continuano a parlare in sardo ancora oggi?”. E questo mi ha dato tanto a cui pensare, come palestinese. Sai, io sono un esiliato, non posso tornare nella mia terra. Sono nato in Arabia Saudita e cresciuto in Libano da una famiglia palestinese della diaspora. Se volessi descrivere la mia terra natìa lo farei come può farlo ChatGpt, perché io non l’ho mai vissuta. Per tutta la vita ho visto la Palestina da fuori. E quindi, anche se penso che le lotte sarda e palestinese siano molto diverse, conoscere la situazione della Sardegna e della lingua sarda mi ha dato da pensare. Ho pensato: se noi palestinesi smetteremo di lottare per liberare la nostra terra, forse un giorno finiremo per parlare tutti ebraico”.

Giovedì abbiamo continuato a guardare al mondo, soffermandoci sul Sudan. L’indagine pubblicata il 3 dicembre da Amnesty International sull’attacco a Zamzam – il più grande campo per persone sfollate dello stato sudanese del Darfur settentrionale – l’ha ribadito: il fuoco aperto dalle Fsr che ha costretto alla fuga circa 400.000 persone è un crimine di guerra. Le Nazioni Unite parlano apertamente di genocidio eppure, le cronache dal Sudan faticano a prendere spazio e quindi, anche a generare consapevolezza e un senso di responsabilità verso ciò che accade. È una critica e autocritica che anche come redazione abbiamo accolto, scegliendo quindi di iniziare a raccontare cosa accade e soprattutto come informarsi. In questo nuovo approfondimento a cura del nostro Matteo Cardia proviamo a ricostruire le radici di una crisi il cui bilancio oggi è devastante: oltre 11 milioni di sfollati, almeno 150.000 morti, una crisi alimentare e idrica che colpisce decine di milioni di persone. E intanto, dietro le quinte, si muovono alleanze e interessi internazionali che alimentano il conflitto. Come ‘scrive Matteo Cardia, “La realtà è complessa, ma non per questo difficile da affrontare. Anche perché, alla fine, tutte le questioni tornano a una radice comune: la necessità di difendere la vita umana e i diritti delle persone di fronte a un sistema o a un conflitto che li opprime. Informarsi è il primo passo per farlo.” Un approfondimento che vi consigliamo di leggere, si trova sempre su www.sardegnachecambia.org 

E anche questa settimana in chiusura vi segnaliamo alcuni dei prossimi eventi sparsi nell’Isola:

  • Al via a Sant’Antioco la ventunesima edizione di Passaggi d’Autore – Intrecci mediterranei il festival dei cortometraggi dei Paesi del Mediterraneo. fino a lunedì 8 si rinnova l’appuntamento organizzato dal Circolo del Cinema “Immagini” (F.I.C.C.), un festival tematico, capace di unire ricerca, formazione, divulgazione e spettacolo; che fonda la sua identità sul dialogo tra cinematografie diverse, sulla scoperta di nuovi autori e sulla volontà di costruire uno spazio in cui il Mediterraneo – mare di passaggi, migrazioni, conflitti e creatività – possa raccontarsi attraverso il linguaggio del cinema breve. Un evento che vi consigliamo e se volete saperne di più trovate info e programma su www.passaggidautore.it 
  • È in corso a Cagliari il Love Sharing, festival internazionale dedicato alla cultura della pace e della nonviolenza che fino domenica 12 dicembre negli spazi del Teatro Massimo, Teatro Dante – Exmè, Teatro Leopardi e Parco di Monteclaro proporrà i suoi appuntamenti. Filo conduttore l’approccio nonviolento alla soluzione dei conflitti, pubblici e privati, sociali e politici, declinato in molteplici versioni.  Il tema della manifestazione, organizzata da Theandric Teatro Nonviolento sotto la direzione artistica di Maria Virginia Siriu, quest’anno si concentrerà su “Follia e Rivoluzione” affrontando la tematica da una prospettiva nonviolenta. Il programma prevede incontri, laboratori, spettacoli e workshop, trovate tutto su www.lovesharingfestival.it
  • Fino al al 26 dicembre 2025 il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Atzara (MAMA) rende omaggio al centenario dell’arrivo di Filippo Figari con la mostra “Atzara. Il tempo di Figari 1925-1935”. L’esposizione celebra contemporaneamente il venticinquesimo anniversario del MAMA e il profondo legame tra il celebre artista sardo del Novecento e il territorio. Arti applicate (oggetti d’arredo, tappeti, arazzi) ideate o realizzate da Figari che evidenziando il suo ruolo di interprete della tradizione artigiana sarda. Una mostra da non perdere anche perché un importante documentario storico sul contesto culturale dell’epoca.

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