25 Gen 2013

Il giorno dopo: l'Italia che NON cambia

Scritto da: Daniel Tarozzi

Alla fine ieri ci sono andato. Sono entrato nell’arena televisiva che ho abbandonato con gusto molti anni fa e per […]

Alla fine ieri ci sono andato. Sono entrato nell’arena televisiva che ho abbandonato con gusto molti anni fa e per la prima volta mi sono seduto in uno studio televisivo da ospite.
Purtroppo devo dire che le mie più cupe aspettative sono state rispettate. Prima della diretta ho avuto modo di parlare con le autrici, preparatissime e sinceramente interessate alle tematiche da noi proposte. Ho conosciuto alcuni ospiti davvero stimolanti.
Poi si sono accesi i riflettori e il grande circo ancora una volta si è dimostrato quello che è: un divoratore di emozioni, morbosità, leggerezza e nessun contenuto. I ritmi televisivi, il taglio del programma, un’errata convinzione che il pubblico italiano sia composto da semi-analfabeti, ha spinto i presentatori a dare pochissimo spazio a chi aveva qualcosa di davvero nuovo da raccontare (e non mi riferisco solo alla mia persona!). Sono stato interrotto più volte e mi è stato impossibile esprimere anche un solo concetto in modo appropriato.
Non me la prendo con loro. Fanno il loro lavoro e lo fanno anche bene. E’ proprio il sistema che non funziona.
Tornerò in Tv? Forse sì. Sento l’urgenza di trasmettere questi contenuti, questi temi a chi non ne conosce l’esistenza e approfitterò di ogni spazio concessomi, ma senza illudermi. Chissà, forse un giorno – prima o poi – avrò tre minuti in cui testimoniare che esiste un’altra Italia. Nel frattempo continuo col web, le radio, le riviste cartacee e il libro. Mezzi molto più adatti all’informazione, ma che ancora non raggiungono una parte della popolazione.
Chiudo ringraziando tutte le persone che ieri su facebook mi hanno sostenuto e si sono complimentate con me. Un po’ mi ha colpito come la presenza in televisione venga percepita come un merito. Eppure io sono lo stesso del giorno prima. E’ come se andare in televisione ti rendesse più luminoso, più vero. Ti desse conferma di valore, una sorta di titolo di studio. Io che la tv l’ho fatta, so che invece è esattamente il contrario: la televisione altera sempre la realtà. Nonostante questo, lo ribadisco, ci andrò ancora e condivido in pieno il lavoro che Lorella Zanardo e Cesare Cantù portano avanti nelle scuole per educare gli adolescenti a guardare la tv in modo consapevole.
Un giorno, forse, la spegneremo davvero questa tv. Ma oggi non basta l’azione individuale di non guardarla. Occorre affiancare ad essa, la consapevolezza che milioni di persone la guardano e spesso sono quelle che hanno meno strumenti alternativi. Abbiamo quindi, a mio avviso, il diritto-dovere di migliorarla e utilizzarla per proporre contenuti che abbiano un senso.
Oggi rientro in camper. Con me ci saranno Paolo Cignini (vecchia conoscenza di questo viaggio!) e per la prima volta Luca Asperius, mio socio in Ludica e soprattutto mio grande amico.
QUI il link della puntata televisiva di Storie Vere a cui ho partecipato. Mi trovate verso la fine, dal minuti 36.
Buona giornata!

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