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31 Lug 2015

Divario digitale in Italia: quando i cittadini si rimboccano le maniche

Scritto da: Roberto Battista

L’Italia soffre di una cronica “arretratezza digitale”, sia dal punto di vista di infrastrutture che da quello culturale si trova al fondo delle statistiche europee sul divario digitale. Non molti sembrano rendersi conto dello svantaggio che questo comporta nel mondo contemporaneo. Tuttavia, un esempio recente di azione spontanea dimostra come, laddove lo stato e l’impresa […]

L’Italia soffre di una cronica “arretratezza digitale”, sia dal punto di vista di infrastrutture che da quello culturale si trova al fondo delle statistiche europee sul divario digitale. Non molti sembrano rendersi conto dello svantaggio che questo comporta nel mondo contemporaneo. Tuttavia, un esempio recente di azione spontanea dimostra come, laddove lo stato e l’impresa privata falliscono, ci si possono inventare valide alternative.

 

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A Verrua Savoia, un comune piemontese con meno di 1500 abitanti, un’iniziativa dei cittadini ha portato il paese a divenire da qualche mese il primo esempio di autofornitura di servizi internet a larga banda. L’esempio è stato contagioso e altri sette comuni l’hanno presto seguito, dimostrando che offrire accesso internet veloce e stabile non necessita né le lunghe attese né i costi esorbitanti che sono ancora comuni nel mercato italiano.

L’idea è partita da un docente del Politecnico di Torino, il professor Trinchero, sulla base della sua esperienza nel portare internet in zone remote del mondo. Fondato il laboratorio i-Xem insieme ad altri ricercatori, Trinchero ha costruito, in parte con materiali di recupero, i ponti radio necessari a coprire buona parte del territorio di Verrua Savoia. Il progetto era inizialmente finanziato da Università e Politecnico, e una volta esaurito il finanziamento si è trasformato in un’associazione di cittadini che gestisce la fornitura, dato che per legge il comune non lo può fare.

 

 

Daniele Trinchero sistema un’antenna a Verrua Savoia. Foto di Alessandro Grassani per The New York Times

Daniele Trinchero sistema un’antenna a Verrua Savoia. Foto di Alessandro Grassani per The New York Times

 

L’esperimento ha avuto successo, i tempi e costi di attuazione sono stati più che ragionevoli, il costo di gestione è coperto dalla pur modestissima tariffa (tra 50 e 80 € all’anno) che gli utilizzatori pagano all’associazione Senza Fili Senza Confini creata dai cittadini stessi, in un sistema di economia circolare dove il rapporto tra servizio-valore-utilizzatore-fornitore ha un senso visibile e proporzionato.

 

Auguriamoci che la legge e le grosse aziende fornitrici di servizi, impedite dalla loro intrinseca elefantiasi, non possano ostacolare il diffondersi di questo tipo di iniziative e che, anzi, vengano costretti ad offrire servizi migliori, in tempi più rapidi e a costi più bassi. In fin dei conti il problema da un punto di vista tecnico non è complicato da risolvere, la tecnologia è avanzata esponenzialmente e gli esempi da seguire non mancano.

 

I costi di installazione dei sistemi sono artificialmente alti per via delle complicazioni burocratiche e del ritardo col quale il paese si è mosso nel settore delle telecomunicazioni, impedito oltretutto da monopoli e limitazioni imposte. La storia delle entità che si sono occupate dello sviluppo digitale dell’Italia è desolante, l’Agid (Agenzia Digitale) è l’ultima incarnazione di una serie di dipartimenti dai nomi e progetti tanto altisonanti quanto privi di potere d’azione e spesso di competenze specifiche. Il governo Monti e ancor di più ora quello di Renzi hanno a parlato molto della necessità di sviluppare l’Italia digitale, di trapiantare la tecnologia nella vita dei cittadini per ridurre burocrazia e corruzione, creare opportunità, snellire l’amministrazione e via di seguito. Questi intenti sono plausibili e lodevoli, ma la realtà non pare stare al passo con le dichiarazioni, quindi ben vengano iniziative come quelle di Verrua Savoia.

 

Si è fatto molto parlare, e non solo in Italia, del divario digitale (ovvero d’accesso internet) tra zone urbane e zone rurali, tra paesi ricchi e paesi poveri, e delle conseguenze sociali ed economiche che ne derivano. Quello che solitamente viene considerato in queste discussioni però tende ad essere l’aspetto tecnico ed economico che, pur fondamentali, non sono che una parte del problema.

 

L’aspetto culturale in molte situazioni, e il caso dell’Italia è esemplare, è ancora più importante e difficile da risolvere. Tutti gli studi e ricerche indicano che l’Italia ha il più alto tasso di analfabetismo digitale d’Europa, il più scarso livello di penetrazione dell’uso di internet in commercio, amministrazione privata e pubblica, i siti meno funzionali, la generale mancanza d’abitudine all’uso di internet come mezzo di comunicazione, ricerca e gestione. In realtà molti ancora vedono l’internet con sospetto e come un accessorio che non fa parte della realtà. Questa concezione ha delle conseguenze drammatiche per quanto riguarda l’avanzamento del paese.

 

Molti italiani quando si trovano ad operare in paesi dove al contrario l’internet è il motore fondamentale che fa girare qualsiasi attività si trovano spaesati e svantaggiati, anche quando le loro competenze professionali sono altrimenti altissime. Questo divario va colmato e vale la pena di pensare a modi per accostare progetti come quello di Verrua Savoia, che provvedono l’accesso ad internet, altri che siano intesi a colmare il divario cultural-digitale alfabetizzando i cittadini per portarli rapidamente al presente.

 

In parte questa arretratezza è il risultato di un’infrastruttura carente, un po’ come un cane che si morde la coda, ma occorre uno sforzo colossale di informazione ed evangelizzazione per far si che i cittadini italiani siano in grado di comprendere il potenziale dei mezzi digitali e siano in grado di utilizzarli quando questi divengano disponibili, sia tramite una ritardata evoluzione delle politiche nazionali che tramite le benvenute iniziative dal basso.

 

 

Boston Consulting Group - e-intensity index misura lo stato delle economie nazionali in base alla loro infrastruttura, la misura di utilizzo attivo da parte di governo, aziende e cittadini, la quantità di affari gestiti su internet, e mette questi fattori in relazione al prodotto nazionale lordo

Boston Consulting Group – e-intensity index misura lo stato delle economie nazionali in base alla loro infrastruttura, la misura di utilizzo attivo da parte di governo, aziende e cittadini, la quantità di affari gestiti su internet, e mette questi fattori in relazione al prodotto nazionale lordo

 

Le statistiche sono sempre da prendere con cautela, ma nel 2010-11 l’Italia si trovava al 27mo posto tra le nazioni del mondo per quanto riguarda uso di internet nella società secondo il Global Information Technology Report del World Economic Forum.

 

 

Italia-27º-posto

 

Nel 2014 lo stesso rapporto indica che l’Italia è scesa ancora nella classifica, sprofondando al 58mo posto (vedi http://www.weforum.org/reports/global-information-technology-report-2014)

 

World Economic Forum: Network Readiness Index 2014

 

 Per approfondire:

 

Il sito di i-Xem 

Il sito di Senza fili senza confini 

 

Articoli sul caso di Verrua Savoia

 

 

La Stampa: “I cittadini si fabbricano la banda larga”

ZDNet 

New York Times 

DW (video)

 

Un esempio simile in Francia nel 2011: Le Haut Débit « à la cambrousse»: le bel exemple de Saint Bresson, petit village des Cévennes 

 

Rapporto dell’Unione Europea sull’Italia digitale

Renzi e il pasticcio Agid Pa digitale al palo: a rischio crescita e spending review 

Economia digitale, ecco il piano di Renzi 

 

Digital divide in Italia

https://www.assodigitale.it/2015/03/21/digital-divide-italia-situazione-attuale/ http://blog.wired.it/misterbit/2012/04/17/the-italian-digital-divide.html

http://www.giswatch.org/en/country-report/freedom-expression/italy https://www.bcgperspectives.com/content/interactive/telecommunications_media_entertainment_bcg_e_intensity_index/ http://tech.fanpage.it/economia-digitale-italiana-spiegata-nella-ricerca-del-digital-advisory-group/

 

 

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