15 Dic 2015

La foresta dei faggi longevi

Scritto da: Daniela Bartolini

Nella riserva di Sasso Fratino, nel Parco Nazionale, faggi coevi di Cristoforo Colombo e Leonardo da Vinci.

La Riserva di Sasso Fratino, all’interno dell’area del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, è una riserva naturale integrale; la prima costituita in Italia, Questa foresta che grazie alla sua impervia collocazione, priva di vie d’accesso dirette, ha evitato la colonizzazione umana, dal 1959 è un’area formalmente protetta all’interno della quale l’attività dell’uomo è preclusa se non per fini scientifici.

L’uomo non interviene, non modifica l’ambiente, se un albero cade rimane a terra. Gli alberi qui nascono, crescono e invecchiano per secoli seguendo le leggi della Natura. La natura, nella sua totalità, segue i propri ritmi senza alterazioni.

Dopo un biennio di ricerche dendroecologiche, rese possibili dalla collaborazione di più Enti quali Parco Nazionale, Corpo Forestale dello Stato e il Dipartimento Dafne (Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali) dell’Università della Tuscia, Alfredo Di Filippo, del laboratorio di Dendrologia, e Gianluca Piovesan, docente dei ecologia forestale, entrambi dell’università della Tuscia, ci raccontano degli alberi “longevi” di Sasso Fratino.

Quanto può vivere un albero nelle nostre foreste?

“Oggi sappiamo che a Sasso Fratino i faggi possono superare i quattro e, addirittura, i cinque secoli di età.
Questi faggi sono quindi coevi di Cristoforo Colombo e Leonardo da Vinci.
Il rinvenimento di faggi così vetusti, al limite della longevità per le latifoglie decidue, fa entrare Sasso Fratino nella top 10 delle foreste decidue più antiche dell’Emisfero Nord.
Per generazioni di studiosi Sasso Fratino ha costituito un laboratorio naturale dove apprendere il funzionamento degli ecosistemi e quindi sviluppare strategie per la conservazione della biodiversità. Il rinvenimento di alberi così vetusti qualifica quest’area anche per studi sulla biologia e l’ecologia dell’invecchiamento nel mondo vegetale. Si tratta di studi complessi non solo per l’arco temporale da indagare ma anche per le condizioni ambientali difficili in cui vivono gli alberi vetusti. La ricerca in tali ambienti estremi è una vera e propria sfida che si vince con la collaborazione e la sinergia di diversi attori. Del resto la storia del rinvenimento di tali alberi vetusti è un esempio di collaborazione tra diverse professionalità, tutte estremamente motivate nella conservazione della Natura. Così l’Ente Parco ha attivato la ricerca sugli alberi vetusti del Parco, in collaborazione con l’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio e il Dipartimento Dafne dell’Università della Tuscia, i cui ricercatori, del Laboratorio di Dendrologia, hanno prelevato quelle carotine legnose che ora stanno svelando i segreti della longevità dei faggi di Sasso Fratino.

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