10 Giu 2016

L’FBI riesamina gli abusi contro gli animali: i reati “lievi” diventano “gravi”

Scritto da: Tamara Mastroiaco

Tutte le creature più deboli che dipendono da altri, siano esse bambini, anziani o animali dovrebbero essere protette dalla società. L’FBI ha deciso di equiparare la violenza su animali agli altri reati gravi per fermare i casi di abusi e identificare le persone violente o i potenziali assassini.

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L’agenzia investigativa, dal primo gennaio 2016, ha equiparato la violenza su animali agli altri reati gravi, quali l’omicidio, l’incendio doloso, l’aggressione e il traffico di droga, stilando quattro categorie di abusi: negligenza, abuso e tortura intenzionale, abuso organizzato (come per esempio i combattimenti tra gli animali) e abuso sessuale.

 

Secondo l’FBI “chi, intenzionalmente, deliberatamente, incautamente, maltratta, tortura, ferisce, mutila, avvelena, abbandona o uccide un animale senza giusta causa compie un’azione di crudeltà verso l’animale”. Questa decisione, oltre a fermare i casi di abusi su animali, permette agli agenti dell’FBI di identificare le persone violente o i potenziali assassini; coloro che commettono i reati ai danni degli animali vengono inseriti nel National Incident-Based Reporting System (NIBRES), il database usato dall’agenzia investigativa per registrare i crimini compiuti a livello nazionale.

 

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Che ci sia una stretta correlazione tra la violenza su animali e quella su persone è scientificamente e statisticamente provato. La polizia di Chicago ha dimostrato che il 65% delle persone arrestate per reati commessi su esseri umani hanno compiuto anche abusi su animali, addestrandosi su questi ultimi per perdere ogni forma di empatia verso tutti gli esseri viventi.

 

Secondo gli scienziati americani la crudeltà verso gli animali rappresenta il primo passo di un percorso di violenza, fatto di abusi e soprusi. Il bambino, che tortura gatti, cani, uccelli o altri animali, potrebbe diventare da adulto una persona senza morale e scrupoli, in grado di martoriare e di commettere atti di violenza verso i propri simili fino a diventare un potenziale assassino.

 

Secondo il Washington Post, il merito parziale di questa scelta epocale va attribuito a Mary Lou Randour, psicologa e scrittrice, nonché consulente per la Doris Day Foundation, l’associazione per la protezione degli animali che si batte da tempo per raggiungere questo obiettivo. “Sappiamo che gli animali, essendo esseri senzienti con complesse vite emozionali, possono soffrire” ha dichiarato Mary Lou Randour. Tutte le creature più deboli che dipendono da altri, siano esse bambini, anziani o animali dovrebbero essere protette dalla società. E la polizia di New York, per difendere anche quest’ultima “categoria”, ha creato, quindi, un’unità contro il maltrattamento degli animali.

 

“Questi crimini non possono essere tollerati in una società civilizzata. Chi compie atrocità nei confronti degli animali è portato a compierle anche sugli esseri umani e noi non vogliamo vittime innocenti, in nessuno dei due casi” ha affermato Richard Brown, procuratore del Queens.

 

Sebbene i dati forniti dalle ricerche effettuate dagli scienziati americani riguardo la correlazione tra violenza su esseri umani e quella su animali siano arrivati anche nel nostro paese, le strategie intraprese negli Stati Uniti non sembrano influenzare affatto il nostro modo di procedere; l’Italia, purtroppo, continua a dare una rilevanza marginale ai reati contro gli animali, considerandoli “lievi”.

 

 

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