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26 Ott 2016

Da Stand Up for Africa ad Ubuntu

Scritto da: Daniela Bartolini

Ultimi giorni per visitare la duplice mostra “Stand Up for Africa” e “Click to Remind” ad Hymmo Art Lab di Pratovecchio e sabato inaugurazione della collettiva “Ubuntu” al Castello di Poppi in cui 6 artisti raccontano di popolazioni migranti. Arte, cultura, integrazione sociale. Il racconto di due esperienze in cui l’arte si fa promotrice di istanze sociali.

Un nido di chiodi dove non ci si può rifugiare, semi in un sacco nero che li sottrae alla terra e alla vita, un abbraccio di ferro e bambù, cornice vuota da cui è svanito il ricordo, pezzi di radici strappate all’albero fuggito, bagaglio di sassi insostenibile, attesa dove è certo il passato e il futuro è negli occhi di chi guarda, confini disegnati da mano umana che costringono percorsi…

Sono le opere dei giovani artisti dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze a riempire gli occhi e a muovere i pensieri. Opere nate, cresciute, maturate in un periodo di residenza artistica che ha messo insieme dieci studenti dell’accademia e dieci rifugiati di origine africana ospiti in Casentino. Un progetto creativo quello di Stand Up for Africa che ha permesso la con-vivenza, il vivere insieme e il lavorare nello stesso spazio che è relazione, conoscenza reciproca.

All’ingresso c’è Ebraima, uno dei migranti africani che ha partecipato al progetto. Poco fa ha accolto due turisti inglesi illustrando la mostra, le foto del suo telefonino e il suo corpo di argilla che guarda su un telo bianco quello di Daniele Acciai. Uno degli studenti dell’Accademia che ha anche condotto i laboratori con le scuole che sono venute a visitare le mostre e che hanno potuto realizzare qui le loro piccole opere ispirate dal percorso artistico allestito. E qui da qui sono passati insegnanti per una giornata di formazione sulle problematiche dei migranti. “Nell’intimità si entra in profondità” dice Paolo parlando di questa esperienza.

Si sono create relazioni, legami importanti in questo spazio. Siamo ad Hymmo Art Lab a Pratovecchio. Mi muovo tra le opere insieme a Paolo Fabiani e a Rosella Del Sere che hanno realizzato questo spazio d’arte nel cuore del Casentino, immaginato questo progetto per sensibilizzare le persone intorno al tema delle migrazioni e per creare legami, relazioni tra gli abitanti di questi luoghi e i migranti che qui trovano accoglienza.

“Uno dei problemi che questo progetto ha sollevato è la difficoltà dei migranti non solo a creare ma anche a mantenere delle relazioni nel territorio. Qui sono nate amicizie profonde ma poi molti dei ragazzi stranieri sono stati spostati in altri luoghi di accoglienza, non abitano più qui. Il legame rimane, con molti di loro ci siamo rincontrati, siamo andati a trovarli ma non c’è più la possibilità di relazione quotidiana, di sostegno e integrazione nel tessuto sociale di questo territorio. Su questo c’è bisogno di lavorare, sia con le istituzioni sia con le associazioni che gestiscono l’accoglienza”-racconta Paolo- E penso a quanto siano importanti le relazioni nella nostra vita, base per il benessere insieme alla famiglia, ad un luogo che possiamo chiamare casa. Elementi scontati che questi giovani non hanno.

Sono tante le persone che sono venute a visitare le mostre, che hanno potuto confrontarsi con questi lavori frutto di vita vera. In questo il progetto come nel suo percorso creativo e di relazione, è stato un grande successo. “Arrivano persone ogni giorno, anche turisti che a volte non capiamo come siano arrivate fin qui. E il 6 ottobre per il concerto del gruppo Shalom Klezmer era pieno”.

È durante questa serata che Paolo ha scoperto cosa è “Ubuntu” attraverso le parole di Wolfgang Fasser, musicista e musicoterapeuta. “Ubuntu” non è solo una parola, traducibile letteralmente come “umanità”, ma un concetto importante della filosofia Sub-Sahariana. È la comprensione che tutta l’umanità è connessa, che ciò che siamo è frutto della vita di un’infinità di altre persone, che ciascuno è un ologramma della società intera. “Ubuntu” significa che “io sono poiché noi siamo”.
È una regola di vita, basata sulla compassione, il rispetto dell’altro che esorta a sostenersi e aiutarsi reciprocamente, a prendere coscienza non solo dei propri diritti, ma anche dei propri doveri, poiché è una spinta ideale verso l’umanità intera, un desiderio di pace.

Da qui e dall’incontro di sei artisti: Luigi Carboni, Alessio De Girolamo, Paolo Fabiani, Marco Neri, Loredana Longo, Michele Sereni, nasce la mostra “Ubuntu-racconti di popoli migranti” che sarà inaugurata al Castello dei Conti Guidi di Poppi sabato 29 ottobre alle ore 17,30.

“Per me questo progetto è un organismo vivo. Questi sono progetti che hanno a che fare con le persone, sono vivi, camminano da sé . C’è un filo che li unisce ma l’ago cuce da sé perchè ci sono dei bisogni reali, delle necessità. Ho cercato anche di rappresentarlo graficamente nel titolo di questa nuova mostra, realizzando le lettere che compongono “Ubuntu” con fili d’erba intrecciati.”

Con “Ubuntu”, la realizzazione del catalogo e la presentazione a dicembre presso l’Accademia di Firenze, si concluderà il progetto, “si chiuderà un cerchio che ha poi bisogno di essere guardato e assorbito. Per vedere la forma in prospettiva”.

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