12 Ott 2016

Tessitori di Pace

Scritto da: Daniela Bartolini

Arriva al Museo dell'Arte della Lana la mostra “Gandhi tessitore della pace”: la tessitura come simbolo di emancipazione, democrazia, sviluppo. Inaugurazione sabato 15 ottobre alle ore 16.

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Sarà inaugurata sabato 15 ottobre alle ore 16:00 al Museo dell’Arte della lana, la mostra “Gandhi tessitore della pace”, mostra documentaria dedicata alla tessitura come simbolo della filosofia morale del Mahatma.
Creata da Simonetta Casci (Docente di Storia dell’India presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pavia) ed allestita in forma itinerante all’interno del Museo grazie alla collaborazione del Laboratorio Tramandiamo, la mostra si concentra sulla figura di Gandhi proponendo una serie di fotografie d’epoca, riproduzioni di documenti e tessuti Khadi eMalkha.

Il percorso espositivo è  articolato in vari capitoli che affrontano il significato assunto nel corso degli anni dal khadi, tessuto simbolo della lotta al colonialismo di Gandhi,  in parallelo all’evoluzione del suo progetto politico; una riflessione sul tema della tessitura intesa non solo come artigianato, ma come pratica, come esercizio di semplicità e disciplina, affermazione di verità e progetto anche politico di emancipazione e di crescita.
Ad arricchire il percorso cronologico saranno esposti tessuti Khadi e Malkha realizzati con cotone proveniente da coltivatori biologici, filati e tessuti a mano e tinti con colori vegetali nella comunità Gandhigram in Tamil Nadu e nella filiera Malkha in Andrha Paradesh.
Alessandra L’Abate, tessitrice fiorentina e volontaria attiva nella filiera tessile etica in India nonchè promotrice in Italia dei tessuti Khadi e Malkha, ha concesso per l’occasione parte dei tessuti esposti.

Secondo la visione gandhiana, attraverso la filatura e la tessitura a mano del bianco cotone khadi si esprimono tre fondamentali concetti: il patriottismo inteso sia come lotta contro il colonialismo britannico sia come emancipazione dell’individuo, la democrazia con l’accesso alla sfera pubblica dei più poveri, la promozione dello sviluppo nei villaggi. Il rigore della povertà predicato da Gandhi, che ancora ispira quanti praticano la tessitura e la filatura a mano del khadi, non esclude però l’eleganza. La produzione contemporanea, prevalentemente di colore bianco, è varia e raffinata: i tessuti in alcuni casi si presentano come veli rarefatti di squisita fattura.

La mostra arriva a Stia dopo essere stata ospitata in varie parti d’Italia: dall’Università di Pavia e dallo Spazio Ratti di Como (2012), al Museo  di Storia Naturale di Calci (2014) fino alla Fraternita dei Laici di Arezzo (2015).
“Gandhi tessitore della pace” fa parte del ciclo di eventi “Ieri  ed oggi personaggi nella tessitura”, la mostra rimarrà allestita fino al 26 febbraio 2017.

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