14 Mar 2019

Nasce a Torino il “deprescrittore”, per ridurre i farmaci che non servono più

Scritto da: Annalisa Jannone

Nasce a Torino il progetto pilota di de-prescrizione e armonizzazione delle terapie farmacologiche nei pazienti pluri-patologici e cronici, il primo esperimento in Italia per la riduzione e la razionalizzazione del carico farmacologico che toglie i farmaci non più necessari ai pazienti. Un vero e proprio tentativo di svolta rispetto alla predominante “attenzione” alla singola patologia e al relativo farmaco, che contribuisce anche a favorire la riduzione della spesa sanitaria.

E’ stato inaugurato a Febbraio, presso l’Asl di Torino 3 del Comune di Torre Pellice il primo Ambulatorio di Deprescrizione e Riconciliazione Terapeutica (DeRT).
Il progetto pilota nasce dall’esigenza dei medici di famiglia per la gestione dei pazienti over 65 in terapia per patologie croniche, il cui obiettivo è quello di armonizzare tali terapie, rivalutarne l’effettiva coerenza farmacologica e migliorare l’aderenza alla cura delle persone.

Accade spesso che i pazienti si trovino a prendere molti farmaci perché affetti da diverse patologie ma questi non vengono poi valutati per le interazioni che hanno tra loro o che non venga ricontrollato il loro stato di salute nel tempo.
Capita che, soprattutto gli anziani, siano soliti accumulare prescrizioni dal medico di famiglia e dagli specialisti, oltre ai tradizionali farmaci da banco senza prescrizione, collezionando un totale giornaliero di medicinali che difficilmente viene poi revisionato.

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Molti studi evidenziano come l’utilizzo di 5 o più farmaci usati quotidianamente aumenti le ospedalizzazioni. In generale la medicina iatrogena, cioè dovuta agli effetti dei farmaci, provoca danni che almeno nel 30% dei casi possono essere evitati.
La sperimentazione infatti cerca di attuare le indicazioni sull’aderenza alle terapie e sulla de-prescrizione del Piano Nazionale della Cronicità e della Riconciliazione Terapeutica della Raccomandazione (n.17/2015) del Ministero della Salute.

Il medico di medicina generale è quello che, conoscendo la storia clinica e personale dei propri assistiti e il contesto familiare, può operare una razionalizzazione della cura instaurando un rapporto di fiducia basato sulla concreta aspettativa del paziente.
Insieme è più facile costruire un percorso terapeutico specifico per ciascuno e che tenga conto della situazione complessiva della persona. Un tentativo di svolta rispetto alla predominante “attenzione” alla singola patologia e relativo farmaco.

I pazienti selezionati riceveranno una consulenza presso l’ambulatorio DeRT e verranno analizzati tutti i farmaci che usano quotidianamente. Due medici di famiglia, a rotazione tra quelli aderenti al progetto del territorio, e un’Infermiera di Comunità condurranno la visita stilando la proposta di revisione della terapia che il paziente porterà successivamente al proprio medico di famiglia per condividere le modifiche.

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Si apre quindi anche un nuovo rapporto tra medico di famiglia (MMG) e Azienda Sanitaria, con l’obiettivo di ridurre la spesa farmaceutica e controllare l’iper prescrizione. Il progetto proseguirà per circa un anno e verranno successivamente formulate le opportune valutazioni.

Da alcuni studi si rileva che i danni della “troppa medicina” siano ormai insostenibili. Da una delle più importanti riviste indicizzate, il British Medical Journal, si legge che “gli effetti nocivi di pratiche mediche e farmacologiche stanno facendo perdere la credibilità della famosa Medicina Basata sulle Evidenze (EBM): adozioni acritiche degli screening, credenze cliniche radicate, eccessiva medicalizzazione.

Questo sta spingendo anche le istituzioni ad un tentativo di cambiamento di rotta. L’iper medicalizzazione, le disfunzioni organizzative, il marginale interesse e quindi lo scarso finanziamento delle attività di prevenzione stanno riducendo l’efficacia degli interventi di sanità pubblica e incrementando le spese. A questo si deve aggiungere che negli ultimi anni abbiamo visto crescere gli effetti della medicina difensiva: la prescrizione di esami e farmaci non necessari in determinate situazione ma conformi alle “linee guida” che permettono ai medici di evitare possibili contenziosi penali.

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Peggiorano la situazione l’imponente uso dei farmaci rispetto alle possibilità provenienti dalle terapie dolci o preventive poco conosciute dai medici poiché poco pubblicizzate e perché non remunerative dal sistema farmaco-economico industriale.
Quel panorama fatto di implementazione dell’attività fisica, della corretta nutrizione, dello sviluppo di consapevolezza risulta ancora non abbastanza sostenuto dalle politiche sanitarie. Le medicine complementari che in molte patologie soprattutto croniche si stanno dimostrando efficaci con sempre più evidenze scientifiche faticano ad essere riconosciute come un supporto fondamentale per la salute e per abbattere la spesa sanitaria pubblica.

Questo progetto torinese è un primo passo per condurre una de-prescrizione ed una razionalizzazione delle terapie almeno nel tentativo di ridurre i danni evitabili. L’augurio è che produca un reale dialogo tra Azienda, medici del territorio e pazienti in modo che non sia solo volto ad una riduzione della spesa pubblica ma che possa anche generare un percorso virtuoso verso una nuova consapevolezza della salute.

Fonti:
https://www.quotidianosanita.it/piemonte/articolo.php?articolo_id=70976
http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=41904

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