24 Set 2019

Torna il festival del cinema Rurale, alla scoperta del mondo contadino

Scritto da: Lorena Di Maria

Corto e Fieno è il festival che, da dieci anni, indaga attraverso modi e forme del cinema la persistenza del rurale nella società contemporanea, facendoci immergere, attraverso una rassegna di film e documentari, nella vita di campagna e nel recupero delle tradizioni attraverso le storie dei protagonisti. L’evento avrà luogo i giorni 4-5-6 ottobre nei comuni di Ameno, Miasino e Omegna sulle colline che separano il Lago Maggiore dal Lago d’Orta, alla scoperta del rapporto tra l’uomo e la terra.

«Corto e Fieno è un festival del cinema. Ma un festival che guarda a un particolare tipo di cinema, quello rurale, che racconta il mondo contadino e la vita in campagna».
Così si presenta il festival di tre giorni che, nella meravigliosa cornice del lago d’Orta, tra le province di Verbania e Novara, rivela il sacro rapporto tra l’uomo e la sua terra. Saranno tre giorni interamente dedicati al mondo agricolo che ripercorrerà lo scandire del tempo e il succedersi delle stagioni in una ciclicità che racconta storie di vita di intere generazioni di contadini e pastori, di villaggi agricoli e del rapporto tra città e campagna.

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Attraverso la proiezione di film e documentari, mostre e incontri coi registi, la rassegna vuole raccogliere testimonianze dell’identità rurale e promuovere il recupero delle tradizioni della terra in chiave innovativa, attraverso il coinvolgimento delle nuove generazioni.
«I film di Corto e Fieno parlano della campagna come luogo dove abitare, scegliere, fuggire o tornare, spazio vitale dimenticato e retroterra di resistenza», si legge sul sito del festival. «Corto e Fieno non vuole essere apocalittico o nostalgico, non rimpiange l’esistenza bucolica dei tempi passati e non demonizza la vita moderna ma riflette sulla dialettica tra ruralità e progresso, esplorandone le implicazioni virtuose e viziose, evidenziandone i conflitti e soppesando le possibili soluzioni».

Curata da Paola Fornara e Davide Vanotti, direttori artistici, la rassegna è frutto dell’idea e della creatività dell’associazione culturale Asilo Bianco che nasce con l’obiettivo di indagare, attraverso il cinema, la persistenza del rurale e la cultura di un territorio all’interno della società contemporanea.
«Il festival nasce per creare nuovi mondi magici e poetici a partire dal confronto con lo scarto, con ciò che è abbandonato, buttato, dimenticato» si legge sul sito. Così facendo, l’associazione non solo intende valorizzare la comunità e il paesaggio ma è capace di creare una consapevolezza sociale che racconta quel rapporto radicale e genuino tra uomo e agricoltura.

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Anche quest’anno il Festival sarà accompagnato da laboratori, colazioni con registi, mercatini agricoli, picnic ed eventi collaterali in più sedi. Le proiezioni saranno itineranti e spazieranno tra i comuni di Ameno, Miasino e Omegna, in un’immersione in quei luoghi che più rievocano la tradizione contadina. Sarà infatti possibile ritrovarsi nelle storie attuali o d’altri tempi all’interno di un antico granaio ora diventato museo come nel caso del Museo Tornielli di Ameno o all’interno di una stalla, tra balle di fieno, animali e prodotti agricoli come ne è esempio il Caseificio Baragiooj o ancora nella sala cinematografica dello storico Teatro Sociale di Omegna gestito dai volontari della Società Operaia di Mutuo Soccorso.

Saranno quattro le sezioni del Festival: Frutteto, Germogli, Mietitura e Sempreverde. I film che verranno proiettati giungono da ottantaquattro diversi paesi del mondo e saranno a ingresso libero (fino a esaurimento posti disponibili). Saranno 26 i cortometraggi selezionati e 14 le animazioni in competizione dedicate ai più giovani.

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Inoltre, ad accompagnare le proiezioni, il Museo Tornielli di Ameno, inaugurerà domenica 6 ottobre la mostra “Radici – The Earth, The Sea, The Fire” di Gianluca Sgarriglia e Emanuele Scicolone, grande progetto fotografico sul mondo epico e poetico del lavoro manuale in Italia che racconterà le coltivazioni di tabacco, le risaie, le montagne bianche delle saline e i pascoli sugli alpeggi a 2.000 metri.

«Perché organizzare un Festival internazionale del cinema sulla campagna?» E’ la domanda che si sono dati gli organizzatori. E si sono dati anche una risposta: «Perché oggi più che mai è importante tornare alla terra, fermarsi e osservare quel mondo rurale che c’è, resiste e continua non solo a sfamarci, ma anche e soprattutto a meravigliarci».

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