Informarsi
conoscere
agire

italia che cambia
11 Feb 2020

Biblioteca diffusa: a Torino un intero quartiere scambia libri facendo cultura

Scritto da: Lorena Di Maria

A Torino, nel quartiere di Mirafiori Sud, nasce la Biblioteca Diffusa, progetto che promuove il libero scambio di libri coinvolgendo sia gli abitanti nella donazione di volumi ormai inutilizzati che le diverse attività commerciali, le quali, mettendosi in rete, dedicano un angolo del proprio locale all’esposizione dei libri, che chiunque può consultare e prendere in prestito, favorendo la nascita di piccoli punti di cultura diffusa.

«Avete in casa, in soffitta, in cantina, libri o fumetti che non utilizzate più? Non buttateli, per carità! Portateli in uno dei locali che aderiscono alla Biblioteca Condivisa e Diffusa di Mirafiori Sud, dove troveranno nuovi lettori pronti ad accoglierli. Tutti i vostri libri usati continueranno a dare vita alla “Biblioteca del quartiere”».

La storia che vi raccontiamo oggi racchiude secoli di cultura, celebra autori che hanno fatto la storia travalicando spazio e tempo per giungere in un quartiere di periferia che vuole fare della lettura un bene prezioso da condividere. E proprio qui, a Mirafiori Sud, è nata un’unica grande biblioteca sparsa per tutto il quartiere, creata dagli abitanti per gli abitanti.

L’iniziativa è l’evoluzione del progetto della “Biblioteca Condivisa” di cui vi abbiamo parlato in un precedente articolo, che, localizzata all’interno di una caffetteria del quartiere, ospitava libri inutilizzati che gli abitanti sceglievano di donare mettendoli a disposizione della comunità.

A un anno dalla sua nascita, la biblioteca condivisa è diventata un luogo dal forte valore sociale che, promuovendo l’incontro tra le persone e diffondendo la lettura, è cresciuta e si è trasformata in un progetto più ampio, grazie alla partecipazione di tutti gli abitanti che hanno contribuito ad alimentarla e a donare cultura.

Come ci spiega il fondatore Gabriele Farina «l’esperimento della Biblioteca Condivisa ha avuto molto successo all’interno del quartiere. In poco tempo il numero dei libri che ci arrivava era aumentato considerevolmente e, senza che ce ne rendessimo conto, abbiamo finito per riempire tutti gli scaffali a disposizione nella caffetteria.

La reazione iniziale è stata quella di bloccare i nuovi arrivi ma poi ci è venuta un’idea: perché non trasformare la biblioteca condivisa in biblioteca diffusa, coinvolgendo le numerose attività commerciali presenti nel quartiere? La risposta è stata immediata e abbiamo iniziato a metterci in contatto con le altre realtà presenti sul territorio, proponendo loro di creare piccoli punti di cultura diffusa all’interno dei rispettivi locali, raccogliendo i libri donati dagli abitanti e mettendoli a disposizione dei clienti».

L’iniziativa ha visto dal primo momento una risposta positiva e diversi commercianti hanno deciso di aderire alla rete della biblioteca condivisa e diffusa. Come ci spiega Gabriele Farina «inizialmente il progetto era stato pensato per coinvolgere i bar, poichè rappresentano il classico luogo dove sfogliare un libro in un momento di pausa. Inaspettatamente, però, hanno iniziato a contattarci le attività più disparate e le abbiamo accolte con molto entusiasmo».

Tra queste hanno aderito luoghi di ristorazione come bar, spazi di socialità come la Casa del Quartiere, ma anche attività commerciali come un parrucchiere, un’estetista, una lavanderia automatica o un negozio di telefonia. Tutti locali che, seppur nella loro diversità, condividono un elemento comune: la presenza di uno spazio di attesa dove i clienti possono dedicare del tempo alla lettura, scegliendo, al posto della solita rivista, un libro donato da uno sconosciuto.

«Si tratta di una vera e propria rete proprio perchè i commercianti che aderiscono all’iniziativa sono in contatto tra di loro, si scambiano i libri in arrivo e comunicano affinchè nessun locale rimanga sguarnito».

Il funzionamento del progetto è molto semplice: come una normale biblioteca, i libri sono a disposizione di tutti e non ne avviene la registrazione in entrata e in uscita poichè si è scelto di dare totale fiducia al lettore. È inoltre possibile consultare un libro all’interno del locale in cui ci si trova e, se si ha la necessità, lo si può portare con sè riconsegnandolo a lettura conclusa. «In alcuni casi capita che i clienti non restituiscano un libro, ma va bene ugualmente» ci confida Gabriele. «Come dico sempre, se le persone non riportano indietro il libro preso in prestito vuol dire che se ne sono innamorate».

E aggiunge «per promuovere la lettura è fondamentale, di questi tempi, proporre iniziative che stimolino la cultura con caratteristiche diverse da altri. Noi siamo partiti con l’obiettivo di creare dei punti di incontro e di cultura sul territorio che fossero in qualche modo collegati e che si rafforzassero a vicenda, fortificando di conseguenza il tessuto sociale».

Il punto di forza della Biblioteca Condivisa e Diffusa è la sua capacità di essere scalabile e replicabile in un qualsiasi luogo poichè tenuta in vita semplicemente da una rete di cittadini che insieme collabora ed è stimolata a crescere perché le attività commerciali in un quartiere sono numerose.

«Io non lavoro in ambito bibliotecario – conclude Gabriele Farina – mi occupo di cinema e di cultura. Questo è il progetto di un qualunque cittadino che vuole diffondere e condividere una delle sue più grandi passioni».

#IoNonMiRassegno 18/2/2020

|

Demercificare e rilocalizzare: così la decrescita felice può diventare realtà

|

Medicina Integrata: il modello Toscana fa scuola in Italia

|

Una classe impara la lingua dei segni per comunicare con il compagno

|

Arredi ecologici per le città: l’efficienza energetica cambia gli spazi urbani

|

Imparare facendo nella Libera Università del Bosco

|

Un tour musicale in bicicletta dall’Inghilterra alle Marche

|

Giovani ed economia circolare: la rivoluzione dell’impresa parte da qui