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23 Mar 2020

“Lascio un lavoro sicuro e costruisco un futuro felice per mia figlia”

A Falconara Marittima, in provincia di Ancona, abbiamo avuto il piacere di conoscere Massimo Bisulchi, uomo e padre di grande sensibilità e intraprendenza che ha deciso di lasciare il suo lavoro sicuro per costruire una possibilità di futuro socialmente e professionalmente appagante per la figlia con disabilità. È nato così Mamma Elia Bio, negozio biologico e punto di riferimento cittadino per la promozione dell'integrazione sociale e della sana alimentazione.

Quella che vi stiamo per raccontare è una storia di amore paterno e di impegno sociale, di ingegno e di capacità di costruire nel proprio piccolo delle risposte alle esigenze personali, ma anche a quelle degli altri.

Siamo a Falconara Marittima, dove, da due anni, Massimo Bisulchi ha aperto Mamma Elia Bio, un negozio biologico con annessa una cucina e un punto ristoro, dove si fanno pane, pasta, pizza, e si cucinano verdure a volontà. A rendere speciale questo luogo, oltre all’attenzione per la qualità degli alimenti, sono la storia e la sensibilità di Massimo.

Dopo una lunga esperienza lavorativa presso una nota catena di supermercati biologici, Massimo ha deciso di lasciare un lavoro stabile e soddisfacente per aprire un punto vendita tutto suo, con l’intenzione di dare alla figlia con disabilità, la possibilità di un futuro lavorativo, e per fornirle fin da subito un luogo in cui poter far emergere, sviluppare e ampliare le sue innate abilità, ed entrare in contatto con molte altre persone.

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«Già adesso, che mia figlia frequenta le scuole medie, mi sono reso conto che la scuola è un ambiente difficile, a causa di un’organizzazione non al passo coi tempi e per carenza di un sistema capace di attuare una reale didattica individualizzata e inclusiva per le persone con disabilità. La questione si farà certamente più complessa alle superiori… e qui sto ancora parlando del solo aspetto scolastico…», ci ha raccontato Massimo. «Inoltre, è purtroppo ormai risaputo che, finite le scuole, ci sono poche possibilità di socializzazione per questi ragazzi, e noi genitori ci troviamo in difficoltà a poter trovare per i nostri figli possibilità di inserimento lavorativo e una vita sociale appagante, con il risultato che finiscono per restare spesso a casa, isolati e privi di stimoli».

Ecco dunque che Mamma Elia Bio diventa un’opportunità non solo per la famiglia di Massimo, ma anche per un’altra giovane persona con disabilità che lavora nelle cucine del negozio e che è solita fermarsi più del suo orario di lavoro “perché qui si trova bene”. O ancora, per un ragazzo extracomunitario, che dopo un tirocinio di alcuni mesi, è entrato a far parte dell’organico – e per tanti altri che lavorano regolarmente o collaborano con l’attività messa in piedi da Massimo.

Avviare Mamma Elia Bio non è stato semplice. Massimo, tuttavia, ha saputo ingegnarsi costruendo in prima persona, insieme ai suoi familiari alcune delle strutture presenti nel negozio, mentre NaturaSì, oltre ad essere un fornitore abituale, ha anche donato degli scaffali. «Buona parte dei prodotti che si trovano nei nostri scaffali e che usiamo in cucina proviene da persone di cui conosco il volto e la storia», ha specificato Massimo, che durante la sua precedente esperienza lavorativa ha avuto modo di viaggiare e conoscere direttamente i produttori. Un’altra parte degli alimenti presenti in negozio – come miele, olio, pasta, verdure e formaggi – proviene invece da produttori locali.

Il negozio, ad oggi, ha avuto un ottimo riscontro a Falconara, anche grazie ad una crescente sensibilità verso il biologico. «Qui la gente entra, fa spesa, mangia, passa anche solo per fare due chiacchiere perché si sente come a casa propria. Sono rimasto sorpreso dalla clientela che siamo riusciti ad acquisire in così poco tempo, che ci ha anche consentito di inserire diversi dipendenti nell’organico. I nostri clienti sono speciali, perché oltre ad aiutarci economicamente frequentando e acquistando da Mamma Elia Bio, sono molto disponibili e pazienti», ha evidenziato Massimo.

Il suo sogno, per gli anni a venire, sarebbe quello di poter aiutare altri ragazzi con disabilità o con altri tipi di problemi, magari facendo partire una sorta di scuola lavoro. Un’aspirazione non di facile realizzazione, perché ci sono non pochi ostacoli burocratici ed organizzativi che non agevolano una concreta collaborazione tra piccoli imprenditori che vogliono impegnarsi nel sociale e le istituzioni coinvolte nella cura e tutela delle persone con disabilità.

Per quanto invece riguarda la figlia, Massimo ci ha raccontato: «Nonostante io abbia realizzato tutto questo anche per lei, la mia speranza è che abbia modo di coltivare le proprie passioni e di fare, nella vita, ciò che più desidera. Lei dice di voler diventare una pittrice: le piace creare con le mani».

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