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24 Apr 2020

Biodistretto Casentino: “Dalla cultura del biologico può nascere una nuova economia”

La cultura del biologico può contribuire alla costruzione di una nuova economia che metta al centro il rispetto del lavoro e dell'ambiente, dando risposte alla crisi attuale e a quelle che potrebbero presentarsi in futuro. Ne abbiamo parlato con il comitato direttivo del Biodistretto del Casentino.

Agricoltori, allevatori, artigiani, associazioni, trasformatori alimentari, gruppi di acquisto solidale, gestori di strutture ricettive e singoli individui che vivono e lavorano in Casentino secondo criteri di etica e sostenibilità. Sono tutte le figure che compongono il Biodistretto del Casentino, un gruppo coeso e resiliente che abbiamo avuto il piacere di conoscere un po’ di tempo fa e che ora, a distanza di qualche anno, abbiamo risentito il comitato direttivo del Biodistretto.

Quali sono le attività di cui si occupa il Biodistretto?
L’Associazione Biodistretto del Casentino, nata il 21 Maggio 2014, promuove, diffonde e tutela la “cultura del biologico” come filosofia e modalità di produzione, come assicurazione di qualità, salubrità, etica del lavoro, rispetto delle biodiversità, in agricoltura e in ogni altro segmento produttivo.

Il gruppo adotta e coordina un Sistema di Garanzia Partecipata locale (PGS Ifoam), con giornate dedicate alle visite aziendali, rafforzando la fiducia, costruendo le reti sociali e lo scambio di conoscenze fra produttori e tra produttori e consumatori. Promuove inoltre le produzioni agricole locali e dei propri iscritti, in eventi, mercati ed iniziative e nell’organizzazione di punti vendita sul territorio.

Collabora con istituzioni ed associazioni locali in attività affini agli scopi statutari. Collabora inoltre ad un coordinamento regionale delle Associazioni Biodistretto, condividendo le reciproche finalità ed esperienze e rafforzandone l’impegno a livello regionale. Tutte le attività, salvo modeste eccezioni, sono svolte con l’impegno volontario dei soci e l’impiego economico delle quote associative degli stessi.

In questo periodo complesso per via dell’emergenza coronavirus e delle misure restrittive adottate per contrastarlo il Biodistretto ha lanciato qualche iniziativa in particolare?
In collaborazione con il Gruppo di Acquisto Solidale Casentino, allo scopo di promuovere gli acquisti dai produttori locali, abbiamo costruito una lista completa di contatti, delle aziende agricole casentinesi che fanno vendita diretta o a domicilio. Abbiamo chiesto formalmente alle Amministrazioni Comunali casentinesi, di destinare laddove possibile alle aziende agricole locali, parte della spesa alimentare emergenziale destinata alle famiglie in difficoltà. Stiamo valutando ulteriori iniziative da portare avanti.

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ATTIVATI

È un momento storico in cui si parla molto di trasformare questo periodo di crisi in un’opportunità di costruzione di un futuro più sostenibile. Che ruolo può avere in questo la cultura del biologico?
La costruzione di un futuro sostenibile è un lavoro oggi estremamente complesso in quanto implica una condivisione di scopi e azioni sia a livello locale che a livello planetario. Molti parlano di quello che stiamo vivendo come di un momento per espiare con le buone intenzioni le cattive azioni, quasi ad esorcizzare l’inclemente osservazione di dati sul degrado ambientale e sociale. Per altri, più fatalisti, la Terra ha sempre trovato una via di uscita e saprà cavarsela anche questa volta. Si reiterano pertanto gli stessi comportamenti ed errori (ne abbiamo parlato recentemente nell’editoriale della nostra newsletter 03/2020 inviata agli iscritti).

Stando alle valutazioni degli economisti, la crisi che dovremo affrontare nei prossimi anni è una crisi senza precedenti in termini finanziari e di recessione. L’effetto negativo è amplificato perché trattasi oggi della crisi di una economia globalizzata, la stessa che imponendosi negli ultimi 40 anni ha sfruttato risorse e persone, concentrato le produzioni e le genti, degradato l’ambiente, imposto habitat di vita e di lavoro inadeguati, ricattato se non corrotto governi.

Un’economia che non ci ha permesso di contenere la diffusione, ottimizzare la gestione e limitare le conseguenze dell’attuale pandemia virale. Questa economica ha permesso invece di acquistare un chilogrammo di farina a 60 centesimi di euro o una t-shirt a 3 o prospettato di eliminare la fame nel mondo per mezzo di agricoltura intensiva ed OGM , come asserisce un’autorevole ricercatrice e senatrice della Repubblica.

Cosa vi augurate per il futuro?
Auspichiamo che questa crisi possa essere l’occasione per dare risposte meno semplicistiche rispetto al passato. Che sia il momento per riscrivere il significato di economia in “massimo risultato con il massimo rispetto”. Rispetto per i valori del lavoro e della solidarietà, rispetto per il corretto ed informato incontro tra consumatore e produttore, rispetto e salvaguardia dell’ambiente e degli esseri viventi, anche attraverso la riduzione o eliminazione di fattori inquinanti e ricorso a fonti di energia rinnovabile, rispetto economico per tutti gli attori di una filiera produttiva e per il consumatore/utilizzatore finale.

Con queste premesse, il vivere o produrre biologico, che dal rispetto non può prescindere, è una parte della diversa risposta che si può dare alla presente e alle future crisi economiche.

Quali saranno i prossimi passi del Biodistretto?
Continueremo di certo la nostra attività di sensibilizzazione sul territorio, spiegando alle istituzioni locali che connaturare un territorio come biologico significa distinguersi e di conseguenza, oltre a migliorare la vita e la salute dei propri cittadini, vuol dire attrarre buone pratiche, popolazione, sana economia ed investimenti. Continueremo a sensibilizzare i produttori agricoli locali sul fatto che produrre biologico non significa tornare al vecchio ma proiettare le proprie aziende nel futuro, sia dal punto di vista economico che agronomico che etico. Sensibilizzare i consumatori che è solo attraverso l’acquisto consapevole, critico e responsabile che tutto ha un senso ed il cerchio si chiude. Il terreno per la coltivazione di un futuro sostenibile da queste parti sarà sicuramente un po’ più fertile e tanto ci basta per andare orgogliosi della nostra resiliente attività.

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