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24 Lug 2020

Il riavvistamento del delfino grampo nel ponente ligure

Scritto da: Chiara Gnocchi

Sono tornati i delfini grampi: circa 15 animali, tra cui due giovani e un neonato, sono stati avvistati pochi giorni fa nel Santuario Pelagos, la grande area protetta che si estende dalla Liguria e Costa Azzurra fino alle Bocche di Bonifacio. Questa specie mancava da ben cinque anni.

Negli scorsi giorni, all’interno del triangolo marino del Santuario Pelagos, c’è stato un felice riavvistamento per i ricercatori dell’Istituto Tethys: un gruppo di 15 delfini grampi, a venti miglia a sud di Sanremo, sono stati avvistati durante una delle spedizioni nella formula citizen science. Questa particolare specie di delfini – caratterizzati dai graffi che ne ricoprono il corpo – da 5 anni era scomparso dal Ponente ligure, dove era solito essere avvistato. Il grampo è una delle otto specie presenti all’interno dell’area marina protetta del Santuario Pelagos, che si estende tra Francia (Costa Azzurra, Corsica e Principato di Monaco), Liguria, Toscana e nord della Sardegna, per un’estensione di circa 90.000 kmq.

Un capodoglio (Foto dell’Istituto Tethys Onlus)

La zona è protetta dal 1991, grazie alla proposta dell’Istituto Tethys Onlus, organizzazione senza fini di lucro, che dal 1986 si occupa di ricerca scientifica e salvaguardia dell’ambiente marino. Il progetto di ricerca che copre un terzo dell’intero Santuario è il Cetacean Sanctuary Research (CSR): «Lo studio dei cetacei è molto importante oltre che per studi fini a se stessi, cioè studiare le popolazioni, anche per avere informazioni dell’ambiente in cui vivono», spiega Sabina Airoldi, da 21 anni responsabile e direttore del progetto e una delle massime esperte della specie Grampus griseus. Ecco cosa ci ha raccontato.

Su cosa si concentra il progetto CSR?
È un progetto che si occupa dello studio e del monitoraggio di tutte le 8 specie presenti e regolarmente avvistate all’interno del Santuario Pelagos. Spazia dallo studio della distribuzione, abbondanza, uso dell’habitat, movimenti, trend diminuzione/aumento; tutto quello che riguarda la bioacustica, quindi studio delle vocalizzazioni e del loro utilizzo e impatto delle minacce antropiche sulle diverse specie.

Con tecniche di fotoidentificazione, siamo in grado di riconoscere individualmente gli animali e quindi ricostruirne la storia nel tempo. Con la fotogrammetria per alcune specie riusciamo a stimarne le dimensioni. Facciamo tutti i lavori di abbondanza relativa assoluta, quanti animali sono, come sono distribuiti e mettiamo in relazione la distribuzione e l’abbondanza delle diverse specie con ad esempio il disturbo da parte delle imbarcazioni, il disturbo acustico, tutti gli impatti di origine antropica su queste popolazioni.

Una stenella striata (Foto dell’Istituto Tethys Onlus)

Ci sono dell collaborazioni di studio?
Con altri enti e università abbiamo fatto indagini genetiche e di tossicologia. Le indagini genetiche ci raccontano le differenze delle popolazioni all’interno del Mediterraneo o rispetto agli altri oceani, poi ci occupiamo delle indagini di tossicologia in collaborazione con l’Università di Siena. Purtroppo questi animali – soprattutto i cetacei – accumulano nel grasso del loro corpo tutta una serie di sostanze tossiche presenti nel mare, che assimilano sostanzialmente attraverso la catena trofica, cioè mangiando gli animali che a loro volta hanno ingerito queste sostanze tossiche, quindi vanno in accumulo. I cetacei sono importanti da questo punto di vista perché sono delle specie “target” per tutti gli studi, dei bioaccumulatori di queste sostanze, il loro stato di salute riflette lo stato di salute delle acque in cui vivono. Sono degli ottimi indicatori biologici.

Tornando ai delfini grampi, qual è la loro specificità nell’ambiente marino?
Sono una delle 8 specie regolarmente avvistate in tutto il Mediterraneo, soprattutto all’interno del Santuario Pelagos, grossi delfini che possono raggiungere fino ai tre metri e mezzo di lunghezza. Sono assolutamente riconoscibili per la particolarità di essere ricoperti di graffi, che si procurano attraverso interazioni intraspecifiche e interspecifiche ovvero mordicchiandosi tra di loro, oppure talvolta presentano segni dovuti a parassiti o a interazioni con altre specie, però sostanzialmente litigano tra di loro. Questi segni non scompaiono più, a differenza della stragrande maggioranza degli altri cetacei nei quali, tra l’altro, un’elevata capacità di rigenerazione cellulare fa in modo che questi graffi scompaiano molto più velocemente rispetto a quello che accadrebbe ai mammiferi terrestri.
La presenza di questi segni insieme alle tacche che sono sulla pinna dorsale, sono gli elementi caratteristici più importanti che permettono a noi ricercatori di riconoscerli. Sono animali definiti teutofagi, come i capodogli, gli zifi, i cefali, non mangiano pesce ma cefalopoli, calamari di tipo ammoniacale, più lenti e facili da cacciare, e specie simili.

Grampi (Foto dell’Istituto Tethys Onlus)

Dalla fine degli anni ’80 fino al 2010, i grampi venivano regolarmente avvistati con una presenza di circa 120/130 individui all’interno del Santuario, nel 2010 hanno cominciato a diminuire.

Loro sono distribuiti in quella che viene definita scarpata continentale, in quella zona dopo la piattaforma continentale. Nel Ponente ligure, cioè a Sanremo dove siamo noi, la piattaforma continentale è molto poco estesa e stretta, dalla scarpata continentale il fondale sprofonda molto velocemente, abbiamo una specie di discesa da 200 a 2000 metri. Quest’area è molto vicina alla costa rispetto ad altre zone dove abbiamo km per arrivarci.
Questa situazione è ottimale per questi animali ma al tempo stesso per chi fa ricerca, perché li trovavamo a 3/4 miglia dalla costa, a pochissima distanza, con un costo minore di spedizione. Essendo così vicini siamo riusciti ad avere il database, quindi la serie storica di dati, da un punto di vista proprio di anni di studio, il più lungo al mondo per questa specie, nessuno ha la quantità di dati che abbiamo noi, avendo iniziato nel 1988.

Questo patrimonio è importantissimo e ci permette di capire che cosa sta succedendo e come va una popolazione. Dal 2010 al 2014 c’è stato un dimezzamento del numero, da 100/120 a 50/60 animali presenti nell’area del Santuario e dopo il 2014 nel Ponente ligure non sono più visti grampi.

Cosa puoi dirci del recente riavvistamento?
Sono stati riavvistati nel canyon sottomarino a Genova, grazie al progetto “Cetacei, FAI attenzione!”,  in collaborazione con la Guardia Costiera. Grazie a questo progetto di citizen science, ossia la scienza fatta dai cittadini, abbiamo ricevuto moltissime segnalazioni di avvistamenti di cetacei da parte di operatori di whale whatching, di associazioni e di diportisti, che ci hanno permesso di scoprire che i grampi non erano completamente scomparsi dal Santuario.

Per la prima volta dopo 5 anni sono stati riavvistati in ambiente pelagico, non nel tipico ambiente di scarpata ma più al largo. Dato che conferma gli studi degli ultimi anni, relativi agli avvistamenti in tutto il Mediterraneo, sembrerebbe che ci sia stata una riduzione dell’habitat di questi animali e uno spostamento della distribuzione più nella zona occidentale del bacino mediterraneo.

Quali sono le ipotesi sui motivi del declino del grampo?
Dai dati disponibili sembrerebbe essere legato al problema del bycatch, questi animali rimangono impigliati nelle reti in mare, reti legali o purtroppo abbandonate, le famose ghost net che continuano ad intrappolare di tutto. Il disturbo delle attività antropiche, ma anche una diminuzione in Liguria della quantità del pescato, quindi un problema di overfishingun depauperamento della risorsa ittica nella zona che può essere una concausa con altre. O ancora una competizione interspecifica con altri cetacei teutofagi.

Anche questa estate sarà possibile prendere parte attiva delle spedizioni di ricerca sul motorsailer “Pelagos” – vero e proprio laboratorio galleggiante – per le persone non specializzate ad uno studio scientifico ma come volontari affiancando il team di ricercatori e sponsorizzando con il loro contributo la ricerca in cambio di un’esperienza emozionale.

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