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8 Lug 2020

Vita Nova costruisce possibilità di futuro per i richiedenti asilo

Scritto da: Emanuela Sabidussi

Promuovere la consapevolezza nelle relazioni umane e nell’inclusione sociale, valorizzando l’importanza della salute e dell’ambiente. Questi gli obiettivi principali di Vita Nova, realtà finalese che si occupa di inclusione sociale. Abbiamo intervistato Stefano Catassi, presidente dell’associazione, per comprendere meglio in cosa consistono le attività organizzate.

“Per vivere felicemente e recuperare il senso di armonia col Tutto l’uomo deve frequentare la Natura, fino a sentirsene figlio, proprio come le civiltà tribali che vivono curandosi del loro ambiente e facendosene anzi i guardiani.”

Ripristinare l’armonia tra uomo e Natura, e incidere laddove il primo ha causato danni e distruzione alla seconda, con conseguenze anche sui propri simili: è con questa volontà che l’associazione di promozione sociale Vita Nova di Finale Ligure, in provincia di Savona, viene al mondo.
Nata a Genova qualche anno prima all’associazione viene data una seconda vita nel maggio del 2018, ampliando le attività e il numero di soci attivi. Le diverse attività organizzate hanno tutte l’intento di promuovere la consapevolezza nelle relazioni umane e nell’inclusione sociale, valorizzando l’importanza della salute e dell’ambiente.

E sono partiti proprio da chi, in questo periodo storico, ha più necessità di un supporto: «In collaborazione con realtà del territorio già esistenti, abbiamo sin da subito attivato progetti – mi racconta Stefano Catassi, presidente dell’associazione – per supportare l’integrazione e l’inclusione di persone immigrate che a seguito del percorso istituzionale si trovavano in difficoltà. Erano abbandonati a se stessi, senza formazione lavorativa, con una conoscenza della lingua limitata e informazioni del contesto socio culturale in cui si trovano deficitarie. Abbiamo dunque collaborato con il progetto di Sprar e il comune di Finale Ligure, cercando di conoscere prima chi si apprestava a finire il percorso con loro, accompagnandoli, a seconda delle esigenze specifiche, a guadagnarsi un’emancipazione economica, ma non solo».

Secondo Stefano, infatti, emanciparsi non è solo trovare un lavoro che permetta di guadagnare denaro, per quanto sia fondamentale: «Per far sì che per le persone vivano bene la propria esistenza è importante emanciparsi da un punto di vista lavorativo, scegliendo un’attività non solo legata alla remunerazione, ma anche alla realizzazione di sé, delle proprie capacità, sensibilità e predisposizioni.»

Ed è in questa direzione che Vita Nova sta realizzando progetti di facilitazione all’inserimento lavorativo, anche attraverso la formazione mirata: un esempio è un ragazzo camerunese con una grande capacità nel creare calzature, che in Italia invece per esigenza oggi lavora in un pub.

Come lui, tante le storie di giovani ragazzi e ragazze, principalmente provenienti da paesi subsahariani dell’Africa occidentale, che in questi due anni sono stati accompagnati e guidati in un percorso per migliorare la propria vita. «Stiamo accompagnando un ragazzo che quando abbiamo conosciuto era minorenne: l’abbiamo accolto in casa di associati, e sta seguendo una formazione adeguata che gli permetterà di proseguire il suo percorso personale con la preparazione necessaria».

Stefano mi racconta anche la storia di un ragazzo con una disabilità visiva, che non aveva un’abitazione, ed è stato così supportato nel trovare un appartamento adeguato alla sua condizione di cecità.

Vita Nova in questi due anni si è occupata anche di borse lavoro nel settore dell’agricoltura, organizzazione di corsi per attività artigianali e manuali, attività di inclusione socio-lavorativa, presentazioni di sensibilizzazione a tematiche sociali, e partecipazione a eventi promossi da altre realtà territoriali con obiettivi comuni.

Sono tante le iniziative portate avanti, tra queste vi è anche “Creare Ponti”, un progetto di alternanza scuola lavoro realizzato lo scorso anno in collaborazione con il Liceo Issel Finale, l’ACLI Savona, il GIT soci Banca Etica SV-IM, i richiedenti asilo presenti sul territorio, la Consulta del Volontariato e il Comune di Finale Ligure.

«Creare Ponti – mi racconta il presidente di Vita Nova – è nato da un’idea di uno studente nostro associato, che frequenta il liceo di scienze umane. L’idea è quella di creare dei corsi formativi tenuti da liceali e rivolti a ragazzi e ragazze immigrati, per provare ad abbattere i muri dell’indifferenza. Ci siamo infatti resi conto in questi anni che spesso è difficile per i richiedenti asilo entrare in contatto e creare relazioni con i coetanei italiani: dunque perchè non creare occasioni che siano sia opportunità di incontro e conoscenza, che momenti di formazione reciproca su tematiche differenti, come quelle linguistiche, diritti, costituzione, usi e costumi, ambiente, usanze culturali, dei rispettivi paesi di origine? Nel 2019 lo scambio culturale ha coinvolto otto ragazzi del liceo e otto richiedenti asilo dei progetti SPRAR e CAS».

Vita Nova, inoltre, sta lavorando da tempo per creare un progetto di accoglienza temporanea in una casa di comunità nel territorio finalese: vorrebbe sviluppare maggiormente il contatto con la natura circostante e riuscire a tessere relazioni e collaborazioni sempre più a lungo termine.
«Vorremmo sentirci bene fra di noi, con chi incontriamo e con la Natura, per potere insieme fare scelte di autenticità, di apertura ai giovani in cerca di lavoro, anche quelli arrivati nel nostro paese da lontano.
Non vogliamo che chi arriva si senta un ospite, bensì partecipe delle attività che svolgiamo e parte di una visione più ampia. Credo che tutti i problemi che ci troviamo oggi ad affrontare nascano dalla disarmonia che l’uomo sta creando nel pianeta. Vita Nova parte dal disagio del singolo individuo, ma tenendo ben presente la situazione generale che ha creato tali condizioni».

Dopo averlo salutato, mi rimangono impresse le sue parole che ben descrivono, secondo me, lo spirito che muove l’associazione:
«Stiamo assistendo ad un livello di mistificazione assurdo, ma fortunatamente vediamo intorno a noi che le cose via via cambiano in meglio: sempre più persone si interessano a tematiche di integrazione sociale e sono sensibili all’ambiente. Credo che praticare una sana eticità sia di per sé una forma molto alta di spiritualità.»

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