9 Dic 2020

On the Wall, l’arte rivitalizza il quartiere Certosa dopo la tragedia del Morandi #3

Scritto da: Valentina D'Amora

Certosa, il quartiere di Genova ormai noto dopo la tragedia del Ponte Morandi, ha visto dodici artisti di fama internazionale impegnati per restituire al quartiere dignità, donando anche una nuova identità ad angoli di Genova sconosciuti ai più.

Come si può cambiare la percezione di un quartiere riconosciuto come periferico e dimenticato?

In questi anni, diversi comuni italiani hanno aperto le loro città ad artisti specializzati nella street art, per migliorare le periferie e renderle luoghi d’interesse, anche dal punto di vista turistico. E Genova non è stata da meno.

Trasformare l’immagine di Certosa e renderla un luogo vitale e di rilevanza artistica e culturale è stato l’obiettivo primario del progetto “On the Wall”. Emanuela Caronti, architetto e curatrice del progetto per l’associazione Linkinart, in collaborazione con il Comune di Genova, ci ha raccontato con quanto entusiasmo hanno immediatamente risposto i quindici artisti coinvolti.

«Nel 2019 abbiamo deciso di portare nuovamente l’attenzione dei media su Certosa, affinché se ne parlasse per un motivo diverso dalla tragedia del Morandi. E poi riteniamo che l’arte, con i suoi colori, possa, in qualche modo, alleggerire il quotidiano di chi vive il quartiere».

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In questo senso, «l’opera di OZMO esprime appieno questo pensiero verso tutto quello che è successo», una chiave di lettura verso la ripresa.

LO SVILUPPO DEL PROGETTO

«La selezione dei professionisti da coinvolgere è stata realizzata da noi come associazione, perché già da tempo nell’ambiente dell’arte urbana, e la risposta è stata immediatamente positiva: tutti erano desiderosi di venire a Certosa e lasciare un personale messaggio in questo quartiere».

Così, nell’estate 2019, gli artisti hanno avuto un mese di tempo per la realizzazione dei dodici murales, tutti collocati in luoghi studiati in base alla logistica e alla frequentazione del quartiere: «Si tratta di punti strategici, come per esempio via Certosa e Via Fillak, all’incrocio con la fermata della metro, che creano un ideale percorso un anello che attraversa le strade percorse normalmente nel quartiere, per farlo scoprire anche da chi di Certosa non è».

Seguendo come leit motiv la gioia, ogni artista ha espresso sui muri il proprio augurio personale alla città, interpretandolo secondo il proprio stile.

ON THE WALL:  UN ANNO DOPO

«I murales fanno ormai parte del quartiere: dopo un anno sono assolutamente entrati nel tessuto urbano di Certosa».

Certosa2 1
“Liberi di perderci”, di Antonello Macs

Obiettivo raggiunto allora? «Ad accompagnare i visitatori durante i nostri “street art tour” ci sono due guide turistiche specializzate che si sono messe a servizio di queso progetto: la visita del quartiere diventa così un’esperienza diversa, perché la sua memoria non è più legata al ricordo di una tragedia, ma è diventato un percorso artistico, fuori dai luoghi comuni».

Per questo motivo, i progetti futuri prevedono un ampliamento della zona interessata dalla street art di On the Wall: «A breve allargheremo il nostro raggio d’azione oltre Certosa, spostandoci un po’ più verso il centro, coprendo la zona di Sampierdarena, quartiere limitrofo a Certosa, che ha subito un contraccolpo dal crollo del ponte».

Un altro quartiere che necessita di una nuova identità: l’augurio è che questo inizi proprio dalla rigenerazione artistica, com’è successo a Certosa.

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