31 Mar 2021

“Per sopravvivere abbiamo trasformato il locale serale in un’ape bar”

Scritto da: Emanuela Sabidussi

Inventiva, resilienza, perseveranza e un pizzico di spregiudicatezza. Ecco gli ingredienti per resistere alla crisi portata dal Covid e rilanciare. È ciò che hanno fatto due giovani savonesi, supportati dalla famiglia, che hanno lanciato una nuova idea trasformando il sogno di vita e di lavoro a cui hanno dedicato gli ultimi quattro anni della loro vita.

C’è chi davanti alle difficoltà si sente sopraffatto e reagisce con inerzia, c’è chi, al contrario, mette in moto ingegno e capacità che non sapeva di possedere sino a quel momento. Riccardo Perrone e Nicol Testini, gestori de L’Intruglio, sono sicuramente tra i secondi. Entrambi molto giovani, gestivano insieme un locale serale a Cairo Montenotte (SV), quando è arrivato il Covid. Pochi mesi dopo la chiusura totale a causa del lockdown, quando seppur con dei limiti avrebbero potuto iniziare a lavorare, sono stati bloccati entrambi gli accessi della via del loro locale, per una serie sfortunata di eventi. Chiunque a questo punto si sarebbe fatto sopraffare dallo sconforto, ma Riccardo e Nicol hanno pensato di fare del problema la soluzione e hanno optato per spostare la loro attività dalle mura del locale ad un’ape in giro per la città.

Intruglio

LA STORIA

Dopo aver terminato il liceo, Riccardo sembrava avere un destino già scritto: avrebbe dovuto iscriversi ad ingegneria per entrare successivamente nella ditta termoidraulica famigliare. Invece decide di seguire la sua passione: la musica. Entra così a studiare al conservatorio, deciso ad improntare tutto sulla carriera musicale. Dopo qualche anno però gli si prospetta un’opportunità interessante: un locale serale, vicino al centro di Cairo Montenotte. Decide quindi, dopo essersi consultato con famiglia di rilevarlo. Per quattro anni tutto funziona al meglio: di giorno Riccardo segue le lezioni al conservatorio e dalle 16 a tarda notte lavora, aiutato dai genitori, al locale che nel frattempo da enoteca si era trasformato in un pub di grande affluenza.

DALL’IMMAGINE AL PROGETTO

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E così Riccardo e la sua famiglia si mettono all’opera durante il lockdown per capire se fosse fattibile l’idea di spostare fuori dalle mura il loro locale. Hanno passato diverso tempo a contattare aziende specializzate in mezzi professionali che potessero realizzare il progetto che Riccardo aveva in mente. Dopo qualche tentativo, entrano in contatto con una ditta di Arezzo con la quale trovano affinità sin da subito. E a fine estate l’ape bar itinerante, fatta su misura per il sogno di Riccardo, è pronta e in viaggio verso la Liguria!

LA RESILIENZA

«Avevamo riaperto da un paio di mesi e le cose sembravano funzionare, il locale era pieno. Ma dopo poco ecco che di nuovo tutto assume la forma dell’incertezza: prima la la chiusura anticipata, poi l’inserimento di zone a colori. A tutto ciò si aggiunge il passaggio limitato della via in cui ci troviamo a causa di lavori per il rifacimento della piazza qui vicino. Insomma tutto sembrava essere di nuovo in una discesa vertiginosa». Riccardo allora mi racconta di come a quel punto sia stata la compagna a guidarlo, prima suggerendo l’idea di ampliare la loro offerta con hamburger gourmet e birre artigianali con consegna a domicilio e poi successivamente spingendolo ad avviare il progetto di bar itinerante che aveva “immaginato” parecchi mesi prima, ma che non aveva ancora avuto il coraggio e il tempo di mettere in moto.

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IL SOGNO CHE DIVENTA REALTÀ

A quel punto Riccardo tira fuori l’ape dal garage e decide di lanciarsi: «Abbiamo riflettuto insieme su cosa proporre, quale luogo scegliere per iniziare: cercavamo un posto di passaggio, ma dove non rischiavamo di danneggiare altri commercianti. E così da qualche settimana siamo sulla pista ciclabile di Cairo. I primi giorni le persone non capivano, ma con il passaparola stiamo avendo un buon responso». Riccardo mi racconta quanto è stato difficile non abbattersi, ma al contrario trovare soluzioni a problemi che sembravano insormontabili: «Avevo investito tutti i risparmi guadagnati in quattro anni di gestione del locale qui e dopo tutte le vicissitudini ho pensato di chiudere tutto. È stata Nicol a spronarmi e a darmi la giusta motivazione. Se accanto a me ci fosse stato qualcuno di meno propositivo e positivo, non sarei qui ora a fare ciò che faccio». Il segreto quindi per un progetto funzionante e resiliente? Circondarsi di persone positive che tengano a noi e ai nostri sogni!

E gli abitanti di Cairo Montenotte sembrano proprio apprezzare la volontà di ragazzi giovani che si reinventano, proponendo cose nuove e, soprattutto, facendo sentire la loro presenza. Nonostante tutto, in questo momento Nicol e Riccardo sono lì, con il sorriso, a servire speranza con uno sguardo su un futuro che sembrava essersi fermato.

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