2 Nov 2021

Dreamers, quattro ragazzi raccolgono storie, voci e testimonianze a vent’anni dal G8 – #2

Scritto da: Valentina D'Amora

Daniele, Elena, Claudia e Stefano sono quattro amici che hanno scelto di raccontare, attraverso le voci dei protagonisti del G8, i progetti e le idee di quel periodo. Dopo circa un anno di lavoro e grazie all'apporto tecnico di un quinto membro del gruppo, Maurizio, hanno realizzato Dreamers, un podcast indipendente e gratuito che scandisce quelle giornate.

Genova - “Dreamers” significa sognatori e sognatrici. Cosa sognano i ragazzi della “generazione z”, quelli nati nel nuovo millennio, quelli che oggi avrebbero avuto l’età per partecipare alle manifestazioni? Sono sognatori, impegnati socialmente, informati e, in buona parte, arrabbiati. E cosa sanno del G8?

La scorsa estate un gruppo di amici genovesi ha lanciato la prima puntata di un racconto audio articolato in dieci appuntamenti che vuole arricchire il presente ricordando il passato, con uno sguardo verso il futuro. Il target dei podcast sono proprio giovani e giovanissimi, affinché la memoria di quelle giornate del 2001 non vada persa e soprattutto affinché anche oggi si possa vivere l’emozione di credere davvero in un ideale, di pensare che “un altro mondo è possibile”. Anche nel 2021.

Loro sono nati tra il 1985 e il 1992, durante il G8 non c’erano, ma è un evento che ha talmente segnato le loro vite che hanno sentito che era arrivato il momento di dire la propria. Vent’anni dopo.

dreamers interviste
GLI ALBORI

«Tutto nasce un giorno del 2020, per caso, mentre io e Stefano, chiacchieriamo davanti a un caffè in un bar di piazza Alimonda», racconta Daniele. «E lì ci siamo detti: “Il prossimo anno saranno vent’anni dal G8, dobbiamo fare qualcosa”». Lui e Stefano iniziano a chiedersi che cosa si può raccontare, al di là delle violenze: «Innanzitutto volevamo parlare di quel movimento, compatto e folto, che era riuscito a mettere da parte le divisioni per dire la propria».

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Inizialmente Dreamers viene concepito come un progetto fotografico, ma la difficile resa li fa virare sul podcast. Acquistano un microfono portatile da 80 euro e iniziano a registrare alcune interviste online. «Apriamo un indirizzo mail, condividiamo l’invito a collaborare con noi alla realizzazione di questo progetto e iniziamo subito a ricevere adesioni importanti, come Raffaella Bolini, Vittorio Agnoletto, Luca Casarini. Complice la pandemia, riusciamo in breve tempo a ottenere interviste con i veri protagonisti della vicenda».

LO SVILUPPO

In circa un anno di lavoro, i ragazzi registrano 45 interviste, raccogliendo tantissimo materiale. C’è stata poi la ricostruzione storica e la scrittura delle puntate: «Grazie all’apporto tecnico di Maurizio Gerbaudo, siamo riusciti a svoltare dal punto di vista della qualità del montaggio».

G8 Dreamers al lavoro
Dreamers – Al lavoro sulle puntate

«Oltre ai podcast abbiamo lavorato a una playlist con i brani che ci hanno indicato gli intervistati, per una conclusione più “leggera” di ogni puntata. Può esserci una canzone proprio del 2001, ma anche successiva». Dal punto di vista della sostenibilità economica, Dreamers è un progetto interamente a carico degli ideatori, su cui hanno deciso di investire, soprattutto in termini di tempo: «Non abbiamo organizzato raccolte fondi per scelta e il podcast non è monetizzato, ma fruibile gratuitamente. Per noi è stato quasi un atto di militanza».

LE PUNTATE

Le puntate iniziano da Seattle, con un focus sulla terza conferenza del WTO del 1999, per approvare il Millenium Round, una nuova tornata di negoziati sulla liberalizzazione degli scambi internazionali. In quei giorni i movimenti di protesta diventarono visibili ai media e il 30 novembre esplose la contestazione. Le organizzazioni che criticavano il vertice di Seattle erano 1400 e si riunivano sotto il nome di STOP MILLENNIUM ROUND, ritenendo inaccettabili gli accordi di WTO e Banca Mondiale, che miravano a depotenziare le decisioni dei parlamenti nazionali e quindi la democrazia. Una digressione utile a comprendere poi i fatti del 2001.

Ci si sposta poi a Genova e si parla della città: «Chi non la conosce non può capire quanto sia poco adatta a un evento del genere». C’è poi “Mutande stese”, in riferimento all’ordine di Berlusconi di non stendere biancheria dalle finestre e “19 luglio: città aperta”.

Si sussegue una carrellata di interventi diversi, si parla di quanto successo alla Diaz, di “Carlo Giuliani ragazzo”, con aneddoti e racconti di un amico, si entra nel vivo delle piazze tematiche, che ponevano questioni che si sono poi verificate in questi anni. «Tanti degli intervistati ci hanno detto che probabilmente servivano vent’anni di distacco e una mente sufficiente fredda per metabolizzare l’accaduto e riprendere la questione in maniera meno scottante», sottolinea Daniele. Durante le interviste i ragazzi hanno registrato il grande bisogno di tutte le persone coinvolte di riparlarne, proprio per riflettere sugli effetti a lungo termine del 2001. «Dopo vent’anni è possibile storicizzare gli eventi, per questo adesso la comparazione è sensata».

Anche Monica Lanfranco, rappresentante del femminismo al G8, durante un’intervista ha sottolineato, proprio parlando di Dreamers: «Un piccolo gruppo di ragazzi che non ha partecipato a quelle giornate è riuscita a svegliarmi dal torpore».

La settima puntata “21 luglio: era l’Italia” parla dei fatti avvenuti alla Diaz, nell’ottava si arriva ai processi. L’ultimo podcast, il nono, uscirà a novembre e sarà dedicato all’oggi, con interviste ai portavoce dei movimenti attuali.

PROGETTI FUTURI

Ora i ragazzi stanno cercando di organizzare presentazioni per parlare di Dreamers e far conoscere il progetto il più possibile. «Siamo stati a Modena, al Festival del giornalismo investigativo, abbiamo partecipato alla rivista Marea online e siamo stati invitati al Teatro Nazionale di Genova, durante il G8 Project, nella serata dedicata agli under 35. Abbiamo chiacchierato con i presenti, distribuito cartoline e adesivi».

claudia elena festival giornalismo investigativo
Claudia ed Elena al Festival internazionale del giornalismo investigativo

Ora l’obiettivo è iniziare a fare interventi all’interno della scuola: «Il nostro podcast è rivolto soprattutto a chi non c’era. Siamo dell’idea che il G8 debba entrare nei programmi scolastici ed essere affrontato con i ragazzi, che altrimenti non possono capire il presente».

Oltre a far vivere quelle giornate, Dreamers è anche un nuovo media che può dare uno stimolo agli studenti: «Pur non essendo giornalisti e con pochi soldi, i ragazzi possono riuscire a fare un lavoro di creatività e di approfondimento su tematiche di attualità. Il podcast della scuola, quindi, prenderà il posto del giornalino della classe». Un altro mondo non è più solo possibile. È necessario.

Vuoi ascoltare le puntate? Clicca qui.

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