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18 Nov 2020

Covid e bambini: come spiegare ai figli quello che sta avvenendo nel mondo?

Scritto da: Emanuela Sabidussi

Come rispondere alle grandi domande dei nostri figli in questo momento? Come spiegare ciò che sta avvenendo intorno a loro? Meglio scegliere la verità o omettere dalla narrazione spiegazioni di ciò che vedono e vivono per proteggerli? Ne abbiamo parlato con il pedagogista Gabriele Lugaro, creatore di un portale che mira a risolvere i problemi quotidiani vissuti dalle famiglie mettendo a disposizione le competenze di una rete di professionisti impegnati per il benessere di bambini e adulti.

Camminando per strada, mi pare di scorgere negli sguardi delle persone che incrocio grandi punti di domanda: sono i quesiti rimasti senza risposta di ciò che accadrà nei prossimi mesi e anni nelle nostre vite. Quale sarà il nostro futuro? Per quanto tempo durerà questa parentesi storica di incertezza e confusione?

E se i quesiti delle persone adulte aleggiano nei loro pensieri, senza trovare per ora risposte, nonostante i mille strumenti di informazione a cui possono accedere oggigiorno, dove finiscono quelli dei più piccoli: a chi rivolgono le grandi domande a cui non riescono da soli a trovare risposta? Ed una volta trovato il coraggio e la situazione adeguatamente sicura per porre agli adulti i loro dubbi su ciò che stanno vivendo, che tipo di riscontro trovano? Si sommano interrogativi di grandi e piccoli o i primi riescono a trovare la forza di mettere da parte le loro preoccupazioni e fornire le risposte tanto cercate? Un retaggio lontano ci suggerirebbe di mentire sempre, per proteggere l’essere fragile che abbiamo davanti a noi: ma è davvero la scelta migliore che possiamo fare? E se decidessimo di cambiare narrazione e spiegare loro ciò che sta avvenendo nel mondo in maniera semplice e allo stesso tempo reale?

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Ho rivolto qualche domanda a Gabriele Lugaro, pedagogista che si occupa di progettazione e ricerca educativa. Durante lo scorso lockdown, cogliendo esigenze che stavano emergendo in molte persone, ha creato My Sons Network, un portale che mira a risolvere i problemi quotidiani vissuti dai genitori. Il network vuole unire le competenze di differenti professionisti e metterle a disposizione delle famiglie che ne sentono la necessità: pedagogisti, psicologi dell’infanzia, psicologi dell’adolescenza, consulenti Familiari, psicologi dello sviluppo, esperti in DSA, BES e ADHD. Diverse specializzazioni, ma con un elemento in comune: il benessere dei bambini e degli adulti che lo accompagnano alla crescita.

Assistiamo a cambiamenti storici importanti, che in alcuni casi possono spaventare genitori che si stanno interrogando sulle ripercussioni che tutto ciò avrà sui loro figli. Cosa ne pensi?
«Non possiamo sapere come reagiranno all’attuale situazione i bambini di oggi, che saranno gli adulti di domani. Ciò che è stato e sarà determinante è il contesto familiare in cui vivono: nell’arco dello scorso lockdown è stato il solo ed unico confronto che hanno avuto.

Assistiamo ad un incremento spaventoso di utilizzo di psicofarmaci e tranquillanti. Molte persone sono ricorse e ricorrono ancora a farmaci per riuscire a gestire il proprio stato emotivo e psicologico: tutto ciò si ripercuote anche sui bambini.

Ho sentito spesso nei mesi scorsi parlare di resilienza, riferito ai minori e credo che spesso tale parola sia utilizzata per provare a giustificare tutto ciò che accade. Per quanto il bambino possieda la capacità di adattarsi a contesti diversi, credo non si possa uscire da un periodo come quello che stiamo vivendo, non segnato».

Ma come rispondere alle loro domande? Cosa consiglieresti a genitori che si trovano a dover spiegare ai loro figli ciò che sta accadendo intorno a loro?
«Ciò che ho scelto di fare con le mie due figlie è stato esporre sempre in maniera estremamente realistica e chiara, con le mie parole, quanto stava accadendo. Ho scelto di non mostrare video esplicativi che venivano proposti: i bambini credono e si fidano prima di tutto di mamma e papà e penso che spetti a loro spiegare cosa avviene e rispondere alle loro domande.

Ciò che secondo me è necessario fare è essere estremamente reali. I bambini non hanno bisogno di invenzioni per interpretare la realtà, siamo noi genitori che abbiamo bisogno di capire e spiegare ciò che sta avvenendo: questo è da un lato la responsabilità più grande che ci sia, e dall’altro la cosa più difficile in assoluto. Per tutti noi è stato complesso affrontare questo periodo e per la mia esperienza, nel momento in cui le relazioni interfamiliari e tra pari (adulti con adulti e bambini con bambini) rimanevano autentiche, si riusciva a mantenere un equilibrio. I bambini ci studiano, ci osservano: come stiamo affrontando le nostre difficoltà?
Loro costruiscono se stessi, attimo dopo attimo, prendendo esempio ed ispirazione da chi hanno accanto, ad accompagnarli in questa crescita.
Il ruolo del genitore è dunque in questo momento più che mai difficile».

Dunque consigli di scegliere la narrazione della realtà
«Abbiamo la possibilità di far amare la verità ai nostri figli e dobbiamo essere noi ad insegnare cosa è verità e cosa no, perché è attraverso il nostro esempio che fanno esperienza della verità. Comunicare la realtà è difficile, perché nello spiegare i fatti in maniera più neutrale possibile, essa non deve essere sovraccaricata delle nostre paure, ansie, pregiudizi. E per farlo dobbiamo lavorare su noi stessi, cercando di dire prima di tutto la verità a noi stessi. Solo successivamente saremo in grado di riportare questa verità ai nostri figli!».

 E la narrazione che ci arriva più ampia?
«Avremmo bisogno di uno stato più consapevole dei problemi reali delle persone: sento molto forte l’esigenza di un movimento di educatori, pedagogisti, psicologi, genitori, che pretendano che tra i temi centrali di chi detiene il potere politico ci sia un’attenzione ai bisogni dell’infanzia.
Sono i rapporti di forza che creano i cambiamenti nella società, quindi solo creando un grande movimento di opinione che pretenda la centralità di questi temi potranno cambiare le cose». 

Con le parole di Gabriele ancora nella testa rifletto sui tanti spunti da lui dati e mi chiedo: e se provassimo a guardare ai più piccoli con occhi più attenti? Se provassimo a dare loro la fiducia che meritano, aprendoci alla verità, ad una narrazione più vera? Cosa cambierebbe? Forse ci sentiremmo noi più leggeri e forti e riusciremmo con la mente e il cuore più sgombri ad esigere che i bisogni delle nostre famiglie vengano ascoltati.
Perchè parlare di società è facile, ma per viverla davvero ci vuole coraggio.

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