12 Apr 2022

La storia di Marco: tra autismo e lavoro essere indipendenti è possibile

Scritto da: Lorena Di Maria

Marco è un ragazzo autistico di 25 anni, nonché protagonista di una storia virtuosa di riscatto per sé e la sua famiglia. Lavora da quasi un anno grazie alla Cooperativa Sociale Il Ponte di Novara che, con il progetto FARE, crea occasioni lavorative e opportunità per giovani e adulti portatori di disabilità e fragilità. Così Marco sta imparando una professione e ha trovato nuovi amici e colleghi, testimoniando che è possibile avere una vita al di fuori dalle mura di casa insieme a persone che non fanno parte del proprio nucleo familiare.

Novara - Marco è un ragazzo di 25 anni, fa canottaggio sul lago d’Orta, ama nuotare in piscina, camminare nel bosco e andare in montagna. Aiuta volentieri sua mamma a pulire casa e nelle prossime settimane ha in programma un viaggio a Firenze. La sua agenda è scandita da impegni e cose da fare. Ad esempio, giovedì e venerdì sono due mattine particolari perché va a lavorare.

È il suo primo lavoro e ha iniziato da poco meno di un anno; i compiti che svolge presso il laboratorio dove lavora sono tanti e diversi: divide viti e tasselli, ordina le forcine per capelli in piccoli contenitori o mette le guarnizioni nei soffioni delle docce. Con i colleghi si trova bene e ha un ottimo rapporto anche con i responsabili. Durante la pausa si parla di canottaggio, si beve una cioccolata alla macchinetta. Insomma, insieme sono diventati una bella squadra.

Cooperativa Il Ponte5

Marco è un ragazzo con autismo e lavora da quasi un anno al laboratorio Gener.Attiva di Borgomanero, in provincia di Novara: si tratta di un progetto gestito dalla Cooperativa Il Ponte di Invorio che, come vi abbiamo già raccontato in questo articolo, da oltre trent’anni si occupa di inserimento lavorativo per chi ha disabilità e fragilità. Nel farlo la Cooperativa segue il “modello transitivo”, il cui fine è preparare e formare persone per un possibile e successivo inserimento in cooperativa o in azienda.

LA STORIA DI MARCO: RISCATTO E AUTONOMIA

Possiamo dire che quella di Marco sia una storia di riscatto per sé e per la sua famiglia. All’interno della cooperativa, Marco svolge piccoli compiti che è in grado di completare in autonomia e che, proprio per questo, aumentano la fiducia in sé stesso e nelle sue capacità. All’interno dei laboratori vengono poi svolte attività propedeutiche al lavoro: ognuno impara a rispettare regole e consegne ed è messo alla prova con mansioni diverse.

Il prossimo progetto potrebbe essere il tuo!

Ogni giorno parliamo di uno dei migliaia di progetti che costellano il nostro paese. Vorremmo raccontarne sempre di più, mappare tutte le realtà virtuose, e magari anche la tua, ma per farlo abbiamo bisogno che ognuno faccia la sua parte.

Vorresti leggere più contenuti come questo? 

Articoli come quello che hai appena letto sono gratuiti e aperti, perché crediamo che tutti abbiano il diritto di rimanere informati. Per questo abbiamo scelto di non nascondere i nostri contenuti dietro paywall, né di accettare contributi da partiti o aziende compromesse. Per continuare a farlo abbiamo bisogno del tuo contributo. Fai la tua parte, aiutaci a costruire un’informazione sempre più approfondita.

Cooperativa Il Ponte2

Numerose le famiglie di coloro che sono coinvolti nel progetto: l’obiettivo è dimostrare che ogni persona può essere parte della comunità e lavorare se si creano i contesti adeguati. Insomma, ognuno diventa una risorsa, per sé stesso e per gli altri. Ad esempio la mamma di Marco, Teresa, sottolinea quanto «questi ragazzi abbiano bisogno di vita»: vede suo figlio felice da quando, da solo, ha iniziato il suo percorso lavorativo. Sa che se l’esperienza dovesse finire sarebbe molto complicato, difficile da spiegare e accettare. Marco infatti sta imparando a gestire una serie di nuove responsabilità e compiti, costruendo poco alla volta autonomie e competenze.

FARE, LA RETE DOVE LE PERSONE FRAGILI POSSO SPERIMENTARSI NEL LAVORO

La storia di Marco si affianca a quella di molti altri ragazzi e ragazze che sono stati accolti dalla Cooperativa Sociale Il Ponte, che oggi si sta allargando sempre più: il suo motore è il progetto FARE, un grande lavoro di rete nato nel 2019 che vede come capofila l’ODV Orizzonti di Borgomanero e che coinvolge oltre trenta associazioni ed enti che si occupano di inclusione sociale tra le province di Novara, Verbania e Vercelli.

Dimostriamo che ogni persona può essere parte della comunità e può lavorare se si creano i contesti adeguati

Molte delle risorse economiche e umane di FARE (acronimo di Formazione, Appartenenza, Responsabilità, Esperienza) sono destinate alla sensibilizzazione delle aziende per l’inserimento all’interno del proprio organico di persone fragili e alla creazione di laboratori di sperimentazione lavorativa, luoghi in cui la produttività non è la priorità, ma lo sono, al contrario, gli aspetti socializzanti e i percorsi formativi.

LA SOCIALITÀ CHE CREA INCLUSIONE

FARE crea non solo occasioni lavorative, ma anche opportunità per il tempo libero. Marco, per esempio, partecipa alle attività di “Vuoi uscire con me?”, progetto all’interno del quale si creano, con continuità e accompagnati da volontari formati, occasioni informali di socialità per ragazzi con disabilità.

Cooperativa Il Ponte1

Si tratta di attività “normali” come andare in piscina o a ballare in discoteca, a ciaspolare sulla neve e a fare merenda in pasticceria. «Il vero dono – racconta Teresa – sono ragazzi della sua età che vanno a prendere Marco e lo portano, tra amici, a mangiare una pizza». Al centro del progetto c’è l’idea che è possibile avere una vita al di fuori dalle mura di casa e insieme a persone che non fanno parte del proprio nucleo familiare: una rete che sorregge chi ha delle fragilità e ha bisogno di più aiuto, un sostegno che crea opportunità per rendere ogni giornata quanto più possibile piena e normale. Si lavora così con pazienza e costanza sulle autonomie di ognuno e si creano le occasioni per andare in questa direzione.

Spesso si tratta di un aiuto possibile grazie alla comunità che opera attraverso enti del terzo settore e di volontariato, in costante collaborazione e dialogo con le pubbliche amministrazioni. Per tanti ragazzi del territorio e le loro famiglie, i diversi attori di FARE (alcuni con alle spalle decenni di lavoro nel sociale) diventano un fondamentale punto di riferimento e di appoggio. Non solo per il presente, ma anche per il futuro.

Vuoi cambiare la situazione
della disabilità in italia?

multi right arrow

ATTIVATI

Articoli simili
Il Parco delle Farfalle di Ceparana: un laboratorio dell’arte del vivere insieme
Il Parco delle Farfalle di Ceparana: un laboratorio dell’arte del vivere insieme

Giovanni Cupidi e le “statistiche umane” che parlano di disabilità e accessibilità
Giovanni Cupidi e le “statistiche umane” che parlano di disabilità e accessibilità

Elena e il Disturbo dello Spettro Fetale Alcolico: “La mia battaglia per capirmi ed essere capita”
Elena e il Disturbo dello Spettro Fetale Alcolico: “La mia battaglia per capirmi ed essere capita”

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Il crollo della natalità è davvero un problema? – #530

|

Erbe storne, la rassegna organizzata da un gruppo di teatranti per rendere omaggio alla comunità che li ha accolti

|

Seminare comunità: ecco la ricetta formativa che unisce agricoltura e abitare collaborativo

|

La Mia Banda è Pop: la devianza giovanile si combatte attraverso cura e giustizia riparativa

|

Malìa Lab: la sartoria artigianale etica di Flavia, tornata in Calabria per restare

|

Spazzamondo: anche quest’anno tornano i cittadini attivi per l’ambiente

|

In Sardegna c’è una Food Forest che riduce l’impronta ecologica facendo piantare alberi ai viaggiatori – Io Faccio Così #355

|

Emergency: “Ecco come aiutiamo la Moldavia ad accogliere i profughi ucraini”