12 Mag 2022

Descolarizzazione: e se non servissero per forza scuola e insegnanti per educare?

Scritto da: Associazione OIA'

Sulla base di alcune esperienze personali significative, come quella in una favela brasiliana, e delle teorie di illustri pedagogisti, l'associazione OIA' propone una riflessione sul tema della descolarizzazione con lo scopo di affrontare anche i lati meno conosciuti delle possibili strade del processo educativo.

Ziriguibum: fiabe dal mondo/Meditatio è uno dei progetti itineranti dell’associazione OIA’, a cura di Catarina Capim. Ziriguibum unisce la narrazione di una fiaba e la riflessione su un tema specifico e mensilmente la rende pubblica attraverso lo strumento del web. La fiaba che presentiamo qui sotto è stata raccontata con oggetti raccolti in una spiaggia, durante il progetto dell’associazione Per il mare. Questa fiaba è per noi speciale, perché tratta della storia della Dea OIA’, colei che dà il nome alla nostra associazione.

LA DESCOLARIZZAZIONE

E con il Vento di OIA’ proponiamo il tema della descolarizzazione. Molti sono stati gli studi di filosofia, sociologia e pedagogia che si sono interrogati in merito all’impatto della scolarizzazione nella vita di un individuo e della collettività, ma fu solo nel 1974 in Messico che si creò “il Manifesto della descolarizzazione”, elaborato in un’importante riunione tra filosofi, pedagogisti e studiosi di diverse aree della conoscenza, tenuto da Ivan Illich e Valentina Borronens.

Da cosa nacque cosa, poiché molti dei presenti, in seguito a quella riunione, furono grandi divulgatori di pratiche educative diverse, quali la pedagogia libertaria di Paulo Freire o l’apprendimento naturale e libero e l’unschooling di John Holt. Comunque, anche se la descolarizzazione ha dato molti frutti, è sempre rimasta esclusa dagli studi tradizionali di pedagogia e resa appositamente sconosciuta e fraintesa, etichettata come mera “evasione scolastica”.

RIFLETTERE: ALLENARE I MUSCOLI DELL’ANIMA

Nessuno educa nessuno,
nessuno si educa da solo.
Gli uomini si educano insieme con la mediazione del mondo

Ti interessa questo articolo? Aiutaci a costruirne di nuovi!

Dal 2013 raccontiamo, mappiamo e mettiamo in rete chi si attiva per cambiare l’Italia, in una direzione di maggiore sostenibilità ed equità economica, sociale, ambientale e culturale. 

Lo facciamo grazie al contributo dei nostri lettori. Se ritieni che il nostro lavoro sia importante, aiutaci a costruire e diffondere un’informazione sempre più approfondita.

Vorresti leggere più contenuti come questo? 

Articoli come quello che hai appena letto sono gratuiti e aperti, perché crediamo che tutti abbiano il diritto di rimanere informati. Per questo abbiamo scelto di non nascondere i nostri contenuti dietro paywall, né di accettare contributi da partiti o aziende compromesse. Per continuare a farlo abbiamo bisogno del tuo contributo. Fai la tua parte, aiutaci a costruire un’informazione sempre più approfondita.

Così cantava Paulo Freire, in verso e prosa, nella sua teoria e pratica educativa. Come volontari in prima linea – con l’associazione genovese darearte prima e con l’associazione OIA’ poi – noi abbiamo visto, udito e toccato la capacità innata di apprendimento d’ogni individuo, in qualsiasi contesto sociale che, come dice Freire, impariamo insieme con la mediazione del mondo.

Abbiamo fondato una “scuola” autogestita costruita all’interno di un garage, in una favela brasiliana, per la necessità e la richiesta dei suoi abitanti. Essi volevano imparare insieme in un contesto di fiducia mutua e lo hanno fatto nonostante fosse considerato “illegale” dalla legge brasiliana. Abbiamo fatto visite a domicilio per coloro che avevano l’urgenza di imparare a leggere e a scrivere. Abbiamo messo a disposizione il nostro materiale e attrezzature video fotografico per i bambini che desideravano comunicare.

Centinaia sono stati i progetti sociali, culturali e solidali che abbiamo vissuto, sempre attenti all’ascolto della reale necessità di chi incontravamo. Il difficile contesto sociale, lo stato di povertà, non può e non sarà mai un impedimento per il processo di apprendimento, perché questo accade a prescindere dagli “esperti”. L’apprendimento accade in un stato di solidarietà.

L’unschooling ha nella sua proposta pedagogica elementi utili per un dialogo costruttivo con tutte altre pratiche educative

Nelle nostre esperienze di “ascolto dell’altro”, sia come pratica educativa sia come modalità di vita, abbiamo trovato una grande prossimità con la pedagogia di John Holt e del suo gentile impegno sociale, colui che ha aperto la strada dell’homeschooling e della descolarizzazione a milioni di persone in America del Nord e ispirato altrettanti in altri Paesi del mondo.

La pedagogia di John Holt invita a non delegare il processo di apprendimento a un’unica modalità di istruzione guidata e indica le infinite possibilità che esistono nella libertà di apprendimento per ogni singolo individuo – indipendentemente classe sociale, genere o etnia – attraverso il rispetto della curiosità, della motivazione e della singolarità di ogni bambino e ragazzo. Siccome non si finisce mai di apprendere, sarebbe molto riduttivo ingabbiare la conoscenza, lo stupore o la ricerca in un’unica possibilità di istruzione o in un unico sapere riconosciuto e legittimato.

La vita va ben oltre. Riflettere su quale modalità di istruzione scegliere è fondamentale per chiunque decida di affacciarsi su questo mondo, perché essa ha un ruolo fondamentale nella relazione con l’economia, con il consumo, con l’etica, con la cultura, con nostro impatto sociale e soprattutto nella continuità storica delle guerre. Anche la descolarizzazione dovrebbe essere parte di questa scelta.

Come Apprendono i Bambini
Fidiamoci dei bambini: il rivoluzionario metodo di John Holt
Voto medio su 1 recensioni: Da non perdere
carrello

UNSCHOOLING

Benché esistono pratiche educative differenti tra loro, quasi tutte possiedono almeno tre punti in comune:

  1. Si avvalgono della figura di almeno un “esperto”, un adulto “abilitato”, con una precisa formazione
  2. Realizzano le proprie attività in un luogo, una “scuola”, che sia in un edificio o un contesto outdoor
  3. Realizzano le proprie attività con un calendario, con ore e giorni prestabiliti

La descolarizzazione come pratica educativa invece non si avvale della figura dell’esperto, non necessita di un luogo specifico per il processo di apprendimento e non fissa un calendario, né ore e giorni prestabiliti. Ciò che propone John Holt con l’unschooling – la non scuola – è la fiducia nell’apprendimento naturale del bambino/ragazzo, fuori da qualsiasi contesto scolastico.

Anche se l’unschooling, a prima vista, è di difficile comprensione, ha nella sua proposta pedagogica elementi utili per un dialogo costruttivo con tutte altre pratiche educative. Il fatto di non delegare a un’ altra persona, ma condividere con essa il proprio processo di apprendimento, permette l’ascolto tra più soggetti, l’incontro tra gli uomini, che è il principio dell’empatia, questa vecchia e sconosciuta amica che ha permesso lo sviluppo umano attraverso la cooperazione. Invitiamo a riflettere.

Vuoi cambiare la situazione
dell'educazione in italia?

multi right arrow

ATTIVATI

Articoli simili
Cyberbullismo ed educazione dei social network
Cyberbullismo ed educazione dei social network

“Next Generation, Please!”: tre giorni sul futuro dell’educazione e del lavoro in Europa

Progetto Leela: “Diamo a bambini e ragazzi gli strumenti per affrontare la vita”
Progetto Leela: “Diamo a bambini e ragazzi gli strumenti per affrontare la vita”

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

L’Overshoot Day 2022 italiano è già arrivato – #521

|

Le persone piccole: come crescono i bambini e le bambine nella comunità educante di un ecovillaggio

|

Apre il Covo degli Orsi, la nuova “casa rossa” per i genitori dei pazienti del Gaslini

|

“Dal lato all’altro della finestra di una RSA, il telefono ci unisce”

|

Guerra in Ucraina: come viene raccontata e percepita in Russia?

|

I(n)spira-Azioni racconta gli effetti dei cambiamenti climatici con Luca Barani e The Climate Route – #6

|

Alice In The Lab: le creazioni etiche di una giovane che ha scelto di vivere in modo ecologico

|

Una Mappatura Collettiva per trasformare i luoghi abbandonati della città in beni comuni