13 Lug 2022

A Monterosso un gruppo di giovanissimi “spazzini marini” ha deciso di passare l’estate pulendo il mare

Scritto da: Valentina D'Amora

Da quando il 10 giugno è suonata l’ultima campanella, ogni giorno quattro studenti della scuola secondaria di primo grado di Levanto si danno appuntamento al molo di Monterosso per fare un tuffo insieme e ripulire i fondali da ciò che in mare non dovrebbe esserci.

La Spezia - È una caccia al tesoro diversa dal solito quella che Leonardo, Edoardo, Alessandro e Thomas fanno tutti i giorni. Tra un tuffo dagli scogli e l’altro, sulla piccola spiaggia della vecchia Monterosso, quella chiamata Tragagià, quattro ragazzi hanno deciso di attivarsi per tutelare il mare. Sono gli “spazzini marini” e hanno tra i 12 e i 14 anni: sanno nuotare bene con maschera, boccaglio e pinne e li accomuna tanta buona volontà.

«In acqua raccolgono tutto quello che trovano e poi una volta tornati a riva differenziano il “bottino”», mi racconta Francesca Pollicardo, la zia di uno di loro. Anche se le Cinque Terre sono un Parco nazionale e area marina protetta, i ragazzi sono convinti che la soluzione all’inquinamento delle acque non debba arrivare dall’alto, anzi: «I primi a dover difendere il nostro territorio siamo noi». E poi per gli “spazzini marini” questa è un’attività divertente che non ha nulla da invidiare ai tuffi e alle nuotate, che comunque fanno insieme agli amici.

LA STORIA

Entusiasmo, orgoglio e radicamento al territorio sono il trait d’union dei quattro giovanissimi che con quest’attività fanno ulteriormente crescere il proprio sentimento di appartenenza a quel borgo che per loro è casa. «Il bello è che i ragazzi, che sono amici da quando sono nati, hanno unito questo gioco al “solito” bagno al mare», continua Francesca. E tutto è nato per caso: «La prima volta che hanno visto sul fondale una bottiglia di vetro rotta con un riccio all’interno si sono subito chiesti se un rifiuto potesse diventare parte integrante dell’ambiente marino».

monterosso tragagia
Monterosso. Tragagià è la prima spiaggia a destra

E nel frattempo si sono affrettati a liberare l’animale, «altrimenti il riccio muore lì dentro». Un evento semplice che li ha portati a pensare e a porsi tante domande. Da allora i giovanissimi spazzini marini, ogni volta che si tuffano, se trovano qualcosa sott’acqua la portano a galla. Come il cellulare che hanno ritrovato sul fondale qualche giorno fa, subito consegnato ai vigili.

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A volte si uniscono anche altri amici che danno una mano. Perché l’unione fa la forza e questo è proprio uno di quei “giochi” in cui più si è e meglio è. In queste settimane i ragazzi si sono sempre più appassionati all’attività e sono ogni giorno molto orgogliosi di poter fare qualcosa di concreto per l’ambiente: «Per noi il mare è libertà e felicità, per questo vogliamo proteggerlo», dicono concordi.

E gli adulti, mi dice più volte la zia, non ricoprono alcun ruolo: «Siamo dei semplici sorveglianti», sorride. Pur essendo un gioco “di bimbi” loro l’hanno preso molto seriamente, tanto che hanno chiesto alle famiglie di poter comprare dei guanti adeguati per portare avanti l’attività ancora più in sicurezza. «E a fine stagione – mi spiega la prof.ssa Martinico, che insegna arte all’istituto comprensivo di Levanto – cercheremo di realizzare un’installazione artistica con tutti i diversi materiali ritrovati dai ragazzi, per sensibilizzare più persone possibili sull’argomento».

I primi a dover difendere il nostro territorio siamo noi

E giorno dopo giorno stanno dimostrando il loro profondo senso civico, nato spontaneamente in questo specchio d’acqua, saltando da uno scoglio all’altro. La loro attività non è solamente ambientale, perché porta con sé anche un pizzico di sociale. «Può capitare che il vecchietto di turno vada a chiedere loro di cercare i suoi occhiali caduti in mare. E quando la missione si compie, sono ancora più felici e orgogliosi».

«Mentre noi, appartenenti alla precedente generazione, ci divertivamo in spiaggia con quello che c’era, giocavamo con molta meno consapevolezza rispetto ai bambini di oggi e catturavamo i granchi, loro recuperano tutte quelle cose che in mare non dovrebbero esserci. Per poter riavere quello che abbiamo avuto noi: un mare più pulito e meno inquinato», prosegue Francesca.

spazzini marini
Il “gruppo base” degli spazzini marini: Alessandro, Thomas, Edoardo, Leonardo.

E proprio in questi giorni Leonardo e Alessandro stanno frequentando il corso SEATREK al CEA del parco Nazionale delle Cinque Terre, per approfondire tutti gli aspetti dello “snorkeling scientifico”, imparare a fare bene le immersioni con maschera e boccaglio e per riconoscere cosa c’è sott’acqua.

I SOGNI A OCCHI APERTI

I piccoli spazzini marini ora pensano in grande: vorrebbero comprare delle telecamere subacquee per poter filmare cosa trovano sott’acqua, liberare uno scantinato per farne il proprio “covo”, la loro sede operativa ufficiale, e stampare delle magliette con il loro logo. E così questi ragazzi, che sono poco più che bambini, sono riusciti a trovare un modo per passare il tempo lontani dagli schermi, stando in compagnia e facendo qualcosa di buono e utile, per tutti.

«Noi monterossini li guardiamo orgogliosi e commossi: come adulti abbiamo perso forse quella magia negli occhi che hanno loro, quella che ti spinge a fare di tutto per cambiare il mondo. Loro invece, in tutta questa spontaneità, sono un buon seme per il futuro».

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