1 Feb 2024

Ling e la sua Ravioleria Migrante: “Con la mia cucina abbatto confini ed etichette”

Scritto da: Cinzia Catalfamo

Per anni Ling si è sentita sospesa, in cerca della sua identità fra la sua terra d'origine – la Cina – e quella d'adozione – l'Italia. È stato durante la pandemia che ha trovato una sintesi perfetta fra queste due anime attraverso quella che è diventata per lei un lavoro e una grande passione: la cucina. Grazie a essa ha aperto la Ravioleria Migrante, un locale che a partire dal nome esprime perfettamente lo spirito della proprietaria.

Bologna, Emilia-Romagna - Chiudete gli occhi per un momento prima di addentrarvi nella lettura del testo. Utilizzate la vostra immaginazione e i vostri sensi dell’odorato e del gusto. Ora immaginate di percepire attraverso le vostre narici un mix di spezie e profumi provenienti da ogni angolo del mondo e assaporate con il vostro palato dei piatti unici e deliziosi. Rimanete ancora così qualche istante, poi lentamente aprite gli occhi e leggete l’articolo.

Potrebbe sembrare che vi abbia immersi in una breve seduta di mindfulness – e forse un po’ è stato così – ma adesso vi posso presentare Ling e la sua Ravioleria Migrante, che si trova nella città di Bologna, in un quartiere residenziale della famosa capitale italiana della pasta fresca. Ling però, giovane donna di origine cinese, vi sorprenderà con i ravioli più simili alle sue origini, anche se non “in toto” e non quelli tipici emiliani. Un incontro di sapori e tradizioni gastronomiche che abbatte i confini e sintetizza ottimamente la visione che la stessa Ling ha del mondo e delle persone.

ravioleria migrante 3

«Ho vissuto i primi quattro anni della mia vita in Cina con mia nonna e poi ho raggiunto i miei genitori a Bologna», racconta Ling tornando alla sua infanzia. «Ho svolto tutti i miei studi in Italia, ma soprattutto fino a qualche anno fa non riuscivo a trovare una mia vera identità, mi sentivo sospesa tra quella cinese e quella italiana e per questo ho un po’ sofferto. Da sempre avevo la passione per la cucina, ma per anni ho lavorato in un ufficio amministrativo che mi permetteva la stabilità finanziaria».

Poi durante il Covid, complice la necessità di inganna il tempo, Ling ha cominciato a cucinare in casa, sperimentando varie ricette che ideava lì per lì. «In quel periodo la mia passione è veramente scoppiata, non volevo fare nient’altro che cucinare, per me e per gli altri. Alla fine della pandemia mi sono iscritta a un corso di cucina e in seguito ho cercato un locale per trasformare il mio sogno in un lavoro reale».

ravioleria migrante 2

È stato quello il momento il cui è nata la Ravioleria Migrante o almeno la sua idea. «Non è stato tutto semplice – confessa Ling –, anzi devo dire che all’inizio è stato faticosissimo mettere in piedi il locale e anche il seguito: ammetto che la ristorazione è un lavoro molto impegnativo. Ma, come si dice, se c’è la passione il lavoro non è lavoro, è un piacere e per me è così».

Chiedo a Ling se e soprattutto come la sua cucina è in grado di rappresentare la sua personalità. «In effetti è proprio così: nei miei piatti, che cucino personalmente insieme a due signore aiutanti, metto tutta me stessa, ovvero me come “migrante”, la Ling che non vuole avere etichette né sulle sue origini né sulla sua nazionalità e neppure sul suo ristorante. Per “migrante” intendo quindi dei piatti e un luogo dove le mie specialità non appartengono a nessuna tradizione e dove il mio spazio è aperto a tutti. In questo modo ho potuto anche mettere in ordine dentro me stessa il mio senso di appartenenza-non appartenenza a un luogo o a una cultura».

ravioleria migrante 1

Quando una persona trova la passione della sua vita, come nel caso della fondatrice della Ravioleria Migrante, può essere in pace con sé stessa e dare il meglio di sé. «È proprio così – concorda Ling –, le mie ricette seguono anche l’andamento naturale del tempo, utilizzando sempre prodotti freschi, di altissima qualità e di stagione. Per esempio i bibinbap, ravioli di stile coreano, in padella come gli altri, ma nei quali aggiungo un mix di spezie egiziane, delle nocciole delle Langhe e una salsa Teriaki fatta da me, come tutte le altre salse usate nella mia cucina. L’idea infatti è di creare da me tutto da zero, cercando di limitare, nel possibile, l’uso di prodotti confezionati».

Un altro piatto che sta molto a cuore a Ling sono i ravioli “Sardegna del cuore”, «ravioli dal gusto più delicato rispetto ai famosi calurgiones sardi, nei quali utilizzo un formaggio vaccino di prima qualità di un’azienda molto conosciuta». Quando provo ad approfondire il suo legame con la Sardegna, Ling mi spiega che i suoi genitori si sono trasferiti sull’isola da qualche anno, per cui «loro fanno già parte del mio cuore; in più la Sardegna è una terra che amo moltissimo e a cui ho voluto dedicare uno dei miei piatti preferiti».

Nei miei piatti metto tutta me stessa, ovvero me come “migrante”, la Ling che non vuole avere etichette né sulle sue origini né sulla sua nazionalità

Ling è contenta del contesto in cui si è inserita la sua Ravioleria Migrante: «Sono affezionata alla clientela bolognese, che mi rende molto fiera di far parte di questa città conosciuta per le sue prelibatezze. Il mio ristorante ha circa venti coperti in inverno, mentre d’estate raggiungiamo i trenta coperti con il dehors. A volte ci sono degli stranieri e sempre più spesso persone che arrivano anche da altre citta, per cui mi sento ancora più responsabile nei confronti di questi avventori che fanno tanti chilometri per venire a cenare da me. Io ci metto tutta me stessa e ogni giorno è un nuovo inizio».

Chiudo la mia chiacchierata con Ling chiedendole di parlarmi di una bella e inaspettata notizia che sicuramente ha dato ancora più carica a lei e al suo locale. «Un giorno – risponde – ricevo una e-mail dalla Guida Michelin in cui c’era scritto che la Ravioleria Migrante era stata selezionata dalla famosa guida come ristorante apprezzato nella città di Bologna. Io pensavo fosse uno scherzo, invece poi, quando ho ricevuto la Guida 2024, ho davvero trovato il mio ristorante indicato e per me è stata una soddisfazione incredibile!».

Per commentare gli articoli abbonati a Italia che Cambia oppure accedi, se hai già sottoscritto un abbonamento

Articoli simili
Trame di Sardegna: la tessitrice ribelle Dolores Ghiani e il suo racconto sul filo della tradizione
Trame di Sardegna: la tessitrice ribelle Dolores Ghiani e il suo racconto sul filo della tradizione

Project Officina Creativa: quando le scelte ecologiche portano sostenibilità nella moda
Project Officina Creativa: quando le scelte ecologiche portano sostenibilità nella moda

Nasce Spaccio Ciauli, una comunità contadina dove fare la spesa in modo etico e rispettoso
Nasce Spaccio Ciauli, una comunità contadina dove fare la spesa in modo etico e rispettoso

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Ancora sulle elezioni in Sardegna: l’analisi – #887

|

Se lo conosci non lo eviti: ecco come mi sono preparata a una settimana di digiuno

|

Martina, Emma e la sindrome di down: a volte “lasciar andare” è un atto d’amore

|

Cosingius: le scarpe tradizionali sarde che si ispirano all’economia circolare – Io Faccio Così #400

|

Riduzione dei rifiuti, riuso e riutilizzo: a Reggio Calabria c’è Fare eco, per un mondo più pulito

|

L’esperienza culturale dell’Orto Sociale Urbano promette benessere per il corpo e la mente

|

Trame di Sardegna: la tessitrice ribelle Dolores Ghiani e il suo racconto sul filo della tradizione

|

HubZine Italia, condividere conoscenza su pace, clima e attivismo

string(9) "nazionale"