18 Settembre 2025 | Tempo lettura: 7 minuti

Assemblea Natzionale Sarda, e la coscienza di un popolo che vuole raccontarsi senza fàulas

Un’intervista al presidente di ANS Riccardo Pisu Maxia che anticipa lo spirito di Fàulas, festival che l’Assemblea Natzionale Sarda porta a Oristano il 4 e 5 ottobre per smontare le bugie sull’Isola e rilanciare la coscienza nazionale sarda.

Autore: Lisa Ferreli
Foto di foto di Assemblea Natzionale Sarda
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«Spesso non siamo in grado di raccontare la nostra storia. Sulla civiltà nuragica ad esempio, a volte si fanno discorsi strampalati facendo diventare reali cose che non abbiamo la certezza lo siano, per poi magari non saper raccontare ciò che è, ciò che siamo. La civiltà nuragica finisce, ma quando? Arrivano i romani, ma poi come nascono i giudicati e quando arrivano i catalano aragonesi? E sotto i Savoia cosa succede? Quand’è che smettiamo di utilizzare il sardo come lingua veicolare e iniziamo a parlare in italiano? Troppo spesso non sappiamo rispondere. Parlare di coscienza nazionale sarda allora significa rivendicare la titolarità della nostra cultura, riconoscerla come parte di noi. Significa dire: la mia storia me la racconto io».

Chi varcava la soglia del tempio di Apollo a Delfi attraversava la massima incisa in greco antico “conosci te stesso”. Da non confondere con un imperativo narcisista, era un invito all’autoconsapevolezza: alla conoscenza dei propri limiti, di ciò che si è, senza tracotanza. Riccardo Pisu Maxia, presidente dell’associazione Assemblea Natzionale Sarda, laboratorio culturale fatto di dialoghi, idee e percorsi per l’autodeterminazione, a quella conoscenza di sé guarda non come panacea dei mali sardi, ma come antidoto. Come modo quindi per smettere di essere “spettatori” – da sarde e sardi – dell’Isola e diventarne protagonisti. Non per possesso, ma per appartenenza.

Assemblea Natzionale Sarda
Riccardo Pisu Maxia, foto di Assemblea Natzionale Sarda

Nel presentarvi, parlate dell’Assemblea Natzionale Sarda come una realtà che vuole “contribuire al processo di costruzione della coscienza nazionale sarda”. Ma che cosa è la coscienza nazionale sarda e soprattutto, esiste?

Ѐ un concetto sempre difficile da spiegare. Per noi di Assemblea Natzionale Sarda, da quando siamo nati, costruire una coscienza nazionale significa riavvicinare le persone alle questioni legate alla propria terra e quindi alla propria cultura, storia, geografia, economia. Penso che una delle ragioni principali dello spopolamento, della fuga, della diaspora – ecco, noi in Sardegna non la chiamiamo mai diaspora però le nazioni senza stato usano questo termine per riferirsi a tutte le persone che lasciano la propria terra – è la scarsa conoscenza di ciò che siamo. Dobbiamo capire perché.

La Sardegna ad esempio è una terra diversa dal resto del territorio italiano, anche solo per conformazione geografica. Eppure vive di politiche e leggi che non ne considerano la specificità. Penso a trasporti, sanità. L’esito è che cresciamo pensando di essere nati in una terra sfigata, che non ce la può fare – “porca miseria potevo nascere in un posto dove ci sono molte più possibilità”, si pensa;. E invece no. In Sardegna si può tanto. Ovviamente per poter fare, vivere in e di Sardegna, c’è bisogno anche di essere governati adeguatamente. Ma avere coscienza serve anche ad avere consapevolezza di chi si sta mandando a governare, di ciò che si vuole e delle scelte che si prendono.

Devi saper argomentare quando parli di te stesso

Ma la coscienza nazionale come si distingue dalle generalizzazioni? Come evito di confonderla con l’incoscienza?

Possiamo iniziare riconoscendo quello che non è avere coscienza. Quando uno sente dire “eh ma noi sardi siamo un popolo chiuso” e poi sempre nella stessa frase “eh ma noi sardi siamo un popolo ospitale”, bisogna farsi due domande. Devi chiarirti le idee: siamo un popolo chiuso o ospitale? Siamo un popolo isolato o siamo sempre stati dominati perché qua “sono sempre arrivati tutti”? Non saper dare una risposta a queste domande, non saper individuare ciò che sta nel mezzo, così come non riconoscere che un popolo sono tante cose, significa – tra le tante cose – non avere coscienza di chi siamo.

Ecco, noi con l’Assemblea Natzionale Sarda e con il festival Fàulas proviamo a smuovere questa coscienza. A vedere non dove sta la verità ma a dare spazio ai pensieri, ai dubbi e alle conseguenti riflessioni, che affianchiamo sempre al supporto di professionalità esperte in materia. Un esempio? La questione della lingua. Non siamo un blocco unico, ma tante cose. Qua non si parla solo il sardo ma anche il gallurese, il tabarchino… anche su questo dobbiamo porci degli interrogativi. Se sei sardo parli in sardo? No, ci sono anche altre lingue. E le persone che le parlano sono meno sarde quindi meno rappresentative? Sono fàulas, bugie sulle quali ragionare come popolo che si vuole riconoscere e conoscere nella sua pluralità.

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Sa Die de sa Sardigna 2025, foto di Assemblea Natzionale Sarda

Partire da quello che non è. Puntare al dubbio non per dare una risposta univoca ma per lavorare sul pensiero critico.

Insinuare il dubbio serve, non a risolvere dilemmi ma a mettere alla prova le convinzioni che abbiamo per abituarci a ragionare e andare in profondità nelle cose. Devi saper argomentare quando parli di te stesso. Non parlare solo di seadas, porceddu, malloreddus: tutti aspetti importanti della nostra cultura, ma c’è anche altro. Esiste la complessità. Sarebbe bello che il festival che organizziamo a ottobre, Fàulas, venisse preso dalle persone come un esercizio: guardare solo i titoli degli eventi e provare a vedere se quella cosa la si è mai pensata. Ad esempio: le basi militari portano benessere e ricchezza? O è una fàula? Ne parleremo con la sociologa e autrice Aide Esu.

Forse nel panorama spesso svelto e disattento, capitalista dove viviamo, vende di più la fàula della consapevolezza. Qual è ad esempio una bugia contemporanea?

Che i sardi si lamentano sempre di tutto e non si accontentano mai. Una fàula ribadita da chi sta riempendo la Sardegna di pale eoliche e fotovoltaici, senza cura dell’ambiente. Speculando. In quell’ambito si sta consolidando molto, l'”eh ma allora non vi va mai bene niente, volevate il carbone?”. A loro vorrei rispondere: bello, siam contenti se ci lamentiamo sempre di tutto, se mettiamo sempre tutto in discussione; vuol dire che abbiamo una soglia di attenzione all’attualità altissima. E poi vorrei chiedere: perché non mi dovrei lamentare della speculazione energetica? Vedi forse abbiamo uno spunto per un prossimo evento con l’Assemblea Natzionale Sarda.

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Foto di Assemblea Natzionale Sarda

“Devi saper argomentare quando parli di te stesso”, si diceva prima. E allora, in conclusione, quali sono gli argomenti che come sardi e sarde, a volte mancano?

Mi ricollego di nuovo allo spopolamento: 8.000 persone all’anno tra il 2014 e il 2024 se ne sono andate dalla Sardegna. Sarebbe come perdere ogni anno uno dei nostri centri abitati. Ecco, quello che dobbiamo sapere quando parliamo di noi è ad esempio di che cosa vive la Sardegna, come siamo fatti. Siamo all’interno dello stato italiano e talvolta ci raccontiamo come piccoli, come pochi, ma nella realtà la Sardegna è la terza regione d’Italia per estensione, e a livello di popolazione siamo undicesimi. Non penso che tutti per forza debbano essere esperti di storia o di lingua, ma conoscere la base di ciò che si è, quello sì. Solo allora puoi rispondere a tante altre domande.

Conoscere come siamo è conoscere anche la geografia: abbiamo territori così scarsamente produttivi da essere riempiti di impianti fotovoltaici? Perché non pensare alle basi militari dismesse o alle zone definite imbonificabili dove davvero non si può fare nient’altro, come luogo per la produzione di energia pulita?

La nostra speranza come Assemblea Natzionale Sarda è quella di riuscire a spingere le persone a chiedersi se prima di andare via davvero non hanno altre possibilità. E poi fargli anche iniziare a pensare che sì, magari da soli non si può fare niente, ma esistono altre persone che sono in azione, che sono in rete, che fanno anche pressione politica anche su chi governa per essere cittadinanza attiva. Con coscienza, consapevolezza del proprio territorio, delle proprie peculiarità e impegno volto per migliorare il proprio futuro. Comunitario.

Vuoi approfondire?

Per saperne di più sul festival, visita il sito di Assemblea Natzionale Sarda, qui