26 Settembre 2025 | Tempo lettura: 6 minuti

Mom shaming: come superare i giudizi sulla genitorialità con reti di supporto

Un’analisi del fenomeno del mom (e dad) shaming e delle sue conseguenze psicologiche sui genitori. L’esperienza di Rete Mamma mostra l’importanza del sostegno reciproco.

Autore: Valentina Tibaldi
mom shaming

In breve

Passare dal giudizio al sostegno nei confronti della genitorialità è possibile: il ruolo delle reti di sostegno come Rete Mamma è centrale.

  • Il mom & dad shaming è l’abitudine diffusa a criticare le scelte educative di madri e padri.
  • Il 50% delle madri non si sente supportato sul piano emotivo e psicologico dopo il parto.
  • Il 58% vive i primi mesi con dubbi, solitudine e senso di inadeguatezza.
  • Anche i padri si sentono spesso esclusi o sottovalutati nel loro ruolo educativo.
  • Secondo la psicologa Alessia Allocco, il giudizio alimenta fragilità e ostacola la co-genitorialità.
  • Rete Mamma APS offre uno spazio senza giudizi, di ascolto e collaborazione tra genitori e professionisti.
  • Il 28 settembre a Cherasco (Cuneo) si terrà la quarta edizione di Rete Mamma – Genitorialità Consapevole.

«+ Teglie di lasagne, – consigli non richiesti»: questa frase, stampata su una shopper a tema genitorialità, mi fa sempre sorridere e riflettere allo stesso tempo. Perché ogni genitore – così come ogni doula (figura che accompagna e sostiene le donne durante la gravidanza e nel post-parto) – lo sa: sarebbe molto più utile un pasto caldo recapitato a casa, piuttosto che l’ennesimo commento non richiesto su come allattare, far dormire o educare i propri figli.

Il fenomeno del mom & dad shaming

Con “mom shaming” (e sempre più spesso anche “dad shaming”) si indica l’abitudine diffusa a criticare le scelte educative di mamme e papà. Non solo sui social, ma anche tra parenti, amici, colleghi: chi allatta troppo o troppo poco, chi torna presto al lavoro, chi non torna mai, chi permette i cartoni animati, chi li vieta. Tutto sembra diventare terreno di giudizio.

50%

delle madri non si sente sostenuto sul piano emotivo e psicologico dopo il parto

58%

delle madri vive i primi mesi con dubbi, senso di inadeguatezza o solitudine.

Lo si rileva semplicemente ascoltando, nelle case delle famiglie in cerca di sostegno. Un rilevamento empirico che, tuttavia, trova conferma anche nei dati: nel rapporto Le Equilibriste. La maternità in Italia 2024 di Save the Children, si riporta che il 50% delle madri non si sente adeguatamente sostenuto sul piano emotivo e psicologico dopo il parto.

Il 58% delle madri, inoltre, vive i primi mesi con dubbi, senso di inadeguatezza o solitudine. Le mamme con meno supporti, madri single o con carichi di cura elevati, citate nei capitoli de Le Equilibriste 2025, incarnano esempi di donne che si sentono messe da parte, giudicate e alimentate in colpevolezza da un sistema che non consente loro margini di equilibrio.

Dichiara Alessia Allocco, psicologa, psicoterapeuta e membro del Comitato Tecnico Scientifico di Rete Mamma – Genitorialità Consapevole: «Come psicologa e psicoterapeuta che lavora quotidianamente con bambini, adolescenti e genitori, osservo quanto il percorso della genitorialità possa essere complesso. Sempre più spesso i genitori mi descrivono la sensazione di non sentirsi mai abbastanza: la paura di non riuscire a fare il meglio per il proprio figlio, il timore di sbagliare in scelte grandi o piccole, la fatica di tenere insieme tutto. È una fragilità che accompagna naturalmente il diventare e l’essere genitori, che può emergere in momenti diversi della crescita dei bambini. A volte a questo si unisce la sensazione di essere soli e gli unici a sentirsi così, alimentando ulteriormente il senso di inadeguatezza».

La prospettiva dei padri

Il giudizio non lascia ferite soltanto alle madri. Un numero crescente di padri riporta la fatica di sentirsi messi da parte, sottovalutati o criticati quando cercano di ritagliarsi uno spazio educativo con i figli. Una prospettiva differente, che tuttavia produce lo stesso effetto: ostacolare nei fatti la co-genitorialità.

mom shaming
Una shopper a tema genitorialità di Rete Mamma, che ironizza sul mom shaming

«I padri raccontano spesso di sentirsi esclusi: desiderano esserci, prendersi cura, ma non sempre trovano spazio e riconoscimento per il loro ruolo» continua la dottoressa Allocco. «Nel mio lavoro incontro quotidianamente queste dinamiche e vedo quanto sia prezioso creare spazi in cui i genitori possano sentirsi ascoltati, ricevere supporto emotivo, strumenti concreti e la possibilità di fare rete, soprattutto con altre famiglie. Favorire il sostegno e il confronto tra genitori contribuisce, inoltre, al benessere dei bambini e alla costruzione di relazioni familiari equilibrate e sicure. Valorizzare il ruolo di ciascun genitore e offrire strumenti concreti di supporto rappresentano passaggi fondamentali per vivere la genitorialità con maggiore serenità e fiducia».

Dal giudizio al sostegno: il valore della rete

La risposta al giudizio sta, quindi, nel sostegno reale. È proprio qui che realtà come Rete Mamma Aps, ente del Terzo Settore nato per accorciare la distanza tra famiglie e figure del settore materno-infantile, fanno la differenza.

L’associazione lavora attraverso attività di volontariato, creando connessioni e facilitando l’incontro tra genitori e professionisti, in un’ottica di reale sostegno reciproco.

Spesso le madri devono confrontarsi con un insieme di pressioni sociali che incidono sul benessere emotivo e sulla percezione di sé.

Come ricorda Annalisa Spedicato, consigliera dell’associazione: «Rete Mamma nasce dall’esigenza di creare una rete tra genitori, un luogo in cui non vi è giudizio e uno spazio per le collaborazioni tra professionisti. È come se volessimo mettere a disposizione delle famiglie, delle donne e degli uomini, uno spazio di consapevolezza collettiva».

E continua: «La maternità è un’esperienza ad alto impatto, fatta di emozioni contrastanti, trasformazioni fisiche e psicologiche, nuove responsabilità e momenti di profonda gioia. Tuttavia, accanto a questo vissuto intimo e personale, spesso le madri devono confrontarsi con un insieme di pressioni sociali che incidono sul benessere emotivo e sulla percezione di sé. Con Rete Mamma abbiamo voluto superare il concetto di maternità, evolvendolo verso quello di genitorialità, in cui entrambi gli attori sono parte importante di questo percorso».

«L’obiettivo – conclude Spedicato – è quindi quello di ridurre l’impatto delle pressioni sociali al fine di promuovere una cultura più inclusiva e rispettosa delle differenze. Sostenere la libertà di scelta delle madri, valorizzare la pluralità dei modelli familiari e garantire servizi concreti per contribuire a restituire dignità alle diverse esperienze e a costruire una società più equa e consapevole del valore della cura».

Rete Mamma – Genitorialità Consapevole, un appuntamento concreto

Un’occasione per toccare con mano questo approccio, basato su empatia, collaborazione e competenze condivise, sarà domenica 28 settembre a Cherasco (Cuneo), con la quarta edizione di Rete Mamma – Genitorialità Consapevole.

Per l’intera giornata, il centro storico diventerà un villaggio a misura di famiglia: oltre ottanta stand, con più di cinquanta professionisti e venticinque artigiani, offriranno consulenze, laboratori e attività legate ai temi del materno-infantile. Un’occasione preziosa per reperire informazioni affidabili, strumenti, ascolto e sostegno.

Informazioni chiave

Dal giudizio al sostegno

Il mom & dad shaming alimenta insicurezze: costruire reti di supporto è la risposta.

La voce dei padri

Non solo le madri: anche i padri chiedono spazio e riconoscimento nel percorso educativo.

Il valore delle reti

Esperienze come Rete Mamma dimostrano che comunità, ascolto e servizi concreti rafforzano la genitorialità.