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3 Dic 2019

A rischio chiusura la Casa dei Diritti Sociali di Roma

Scritto da: Elisabetta Elia

A due passi dalla stazione Termini di Roma c’è il cuore operativo di Focus – Casa dei Diritti Sociali, dove hanno sede una scuola di italiano per stranieri e uno sportello legale. Divenuto negli anni un importante punto di riferimento per uomini e donne che ogni giorno vi trovano accoglienza e servizi fondamentali, questo centro polifunzionale rischia ora la chiusura.

Per chi vive a Roma – o vi è anche solo di passaggio – attraversare la stazione Termini è un must. Vuoi perché devi prendere un treno o perché devi fare il cambio della metro, tutti conoscono la stazione più grande d’Italia. In molti meno, invece, conoscono tutto ciò che vi ruota attorno: da chi vi cammina di notte per dare un pasto caldo ai senzatetto che affollano la stazione fino alle realtà sociali come Focus – Casa dei Diritti Sociali che ha fatto diventare via Giolitti un vero e proprio punto di riferimento. E che ora rischia di perdere tutto questo.


A causa della riduzione dei fondi pubblici e dell’elevato costo di affitto e manutenzione della sede, infatti, la Casa dei Diritti Sociali rischia di dover chiudere e lasciare il territorio senza alcuni servizi fondamentali, che da tempo sopperiscono alle carenze statali. Inoltre, su via Giolitti pende un’ingiunzione di sfratto che verrà discussa il 4 dicembre al TAR Lazio.

Ma cos’è esattamente la Casa dei Diritti Sociali? Dal 1989 l’associazione opera in via Giolitti, suo nucleo operativo, con una scuola di italiano per stranieri e uno sportello legale e di orientamento. Negli anni, questo centro polifunzionale è diventato un punto di riferimento, frequentato da decine di persone ogni giorno, uomini e donne, spesso anche minori non accompagnati che arrivano chiedendo aiuto perché il passaparola li ha portati lì. C’è chi viene una volta sola e non torna più, ma c’è anche chi, come Monday o Shazam, viene quasi ogni giorno perché qui trova un’accoglienza che le istituzioni non danno.

Col tempo quella parte di via Giolitti si è anche rigenerata esteticamente, grazie ai murales di Mauro Sgarbi, street artist romano. I volti di Dante e di una migrante si guardano, mentre accanto a loro Trilussa li sorveglia. E ogni giorno, col passare degli anni, nuovi progetti hanno preso vita.

La scuola per stranieri e lo sportello, però, sono le parti più visibili di qualcosa di molto più esteso. Ad esempio, il progetto “Today Tomorrow To Nino” si rivolge ai minori a rischio di dispersione scolastica, quelli in condizioni di particolare fragilità socio-economica: si offre un aiuto specializzato, un vero e proprio tutoraggio individuale. O ancora, per promuovere consapevolezza e un’educazione scevra da pregiudizi, si organizzano laboratori nelle scuole primarie all’insegna dell’intercultura.

Uno spazio particolare è riservato alle donne e questo avviene in più ambiti. Nella scuola d’italiano, ad esempio, c’è una lezione settimanale dedicata a sole donne, per permettere a tutte – anche a coloro che difficilmente possono uscire di casa e frequentare luoghi con altri uomini – di frequentare; nello sportello c’è un ambulatorio ginecologico aperto una volta a settimana, nella consapevolezza che sono molte le donne ad avere bisogno di un aiuto specializzato difficile da trovare negli ospedali pubblici sempre più affollati e in quelli privati sempre più costosi. Nello stesso spazio, in altre giornate, avvengono i colloqui del progetto “Rete Antitratta” finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri: le operatrici parlano con donne segnalate perché potenziali vittime di tratta, capendo assieme a loro il miglior percorso da intraprendere.

Sono tantissimi i fili costruiti dall’associazione romana, che nel corso degli anni si è costituita in una federazione sparsa sul territorio nazionale. Ma questo fulcro in via Giolitti rischia ora di disgregarsi. Negli ultimi anni, infatti, le risorse destinate al terzo settore sono andate diminuendo, a causa di una svalutazione dell’importanza delle politiche sociali. Allo stesso tempo, i finanziamenti non sempre rendono possibile il pagamento di spese quali l’affitto e il mantenimento di una sede, che però sono fondamentali per dare continuità ad un progetto come quello di via Giolitti, che vive soltanto se ha un luogo fisico, punto di riferimento strategico anche per la sua posizione vicino la stazione Termini.

Per questo l’associazione ha lanciato da pochissimi giorni un crowdfunding chiedendo di salvare questa esperienza. Sono i tempi in cui i Decreti Sicurezza dettano legge ma anche quelli in cui persone come Carola Rackete o Mimmo Lucano decidono di disobbedire come atto di coscienza civile. E salvaguardare realtà come la Casa dei Diritti Sociali e le tante altre che sul territorio nazionale promuovono accoglienza e inclusione diventa anche questo un modo per cambiare, dal basso, quel sistema che nega i diritti umani e sociali. E dimostrare che un’Italia solidale (r)esiste.

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