11 Dicembre 2025 | Tempo lettura: 6 minuti

Dal margine alla comunità: come le aree interne possono diventare laboratori naturali di cambiamento

Nel terzo approfondimento sulle aree interne analizziamo il Gennargentu-Mandrolisai, la seconda area pilota della politica SNAI in Sardegna nel ciclo di programmazione 2014-2020.

Autore: Stefano Gregorini
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Le aree interne non sono così marginali come spesso le si racconta; sono al centro di funzioni oggi essenziali, come la prevenzione ambientale e sono territori dove sono presenti o dove possono crearsi contesti adatti a quei fattori oggi sempre più al centro del concetto di qualità della vita. Sono luoghi dove esiste – o dove può emergere – una visione di vita e di società imperniata sulla comunità locale che diviene presidio di umanità e di conservazione naturale e storico-culturale.

Qui sono possibili modelli di cura e di assistenza alla persona rispettosi della dimensione umana, dove possono prendere forma modelli di neomutualismo e di nuovo welfare; dove i ritmi della natura, il godimento del paesaggio e la bellezza sono elementi chiave della qualità della vita; dove l’agroalimentare è tendenzialmente un settore chiave e dove è possibile un’alimentazione di qualità. La narrazione che le avvolge spesso ne occlude le possibilità, ma si tratta di luoghi dove possono realizzarsi modelli cooperativi di gestione dei beni comuni – come le comunità energetiche – e dove è più semplice costruire filiere di riutilizzo e riciclo.

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Barbagia del Mandrolisai – Veduta

Le aree interne sono i luoghi verso cui in tanti aspirano come contesti di vita, dove le criticità che esistono riguardano principalmente il lavoro e la mancanza di quei servizi ed elementi di base che rendono sostenibile la vita contemporanea. Tuttavia quei territori dove la comunità è protagonista e collaborativa, dove i bisogni sono chiari e dove gli interventi e le politiche pubbliche sono capaci realmente di incidere, diventano laboratori naturali di cambiamento e contesti che tracciano possibili rotte per il futuro delle aree interne.

E gli esempi positivi non mancano. Sono necessarie innanzitutto fiducia nelle comunità locali, sostegno istituzionale e risorse economiche. Servono inoltre modelli e buone pratiche da consolidare e replicare, ma anche narrazioni del possibile, del bello e della qualità di vita che si contrappongono alla narrazione dominante della produttività, della performance, del successo e della velocità e che permettano all’immaginazione e al desiderio umano – senza il quale non c’è felicità ma nemmeno innovazione e cambiamento – di farsi spazio. Il fine è costruire nuove visioni e nuove modelli di vita capaci anche di ripensare il nostro rapporto con la Terra, riconoscendo l’interdipendenza tra esseri umani e ambiente.

Il caso Gennargentu-Mandrolisai

Nel secondo approfondimento dedicato alle aree interne abbiamo guardato in particolare all’Alta Marmilla – ne abbiamo parlato qui. Oggi invece analizziamo il Gennargentu-Mandrolisai, la seconda area pilota della politica SNAI in Sardegna nel ciclo di programmazione 2014-2020. Il Gennargentu-Mandrolisai ha infatti creato una Strategia d’Area che da un lato punta sul potenziamento e il rilancio delle filiere produttive e allo sviluppo della rete turistico-culturale, dall’altro prevede azioni sulla sanità, la scuola e la mobilità che integrano i servizi presenti sul territorio.

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Gennargentu – Canva

L’offerta formativa delle scuole prevede attività extracurriculari laboratoriali aventi ad oggetto materie innovative e orientate alle peculiarità del territorio e l’ampliamento delle competenze linguistiche e matematico-scientifiche. Sul fronte della sanità prevede il potenziamento dei servizi di assistenza e di cura domiciliare integrata e l’operatività di un team di operatori formato da infermieri e OSS, nonché il supporto delle farmacie territoriali e l’attivazione dei servizi di teleassistenza e telemedicina. In ambito mobilità, tra le varie azioni, è previsto il Taxi Sociale, un servizio di trasporto a chiamata pensato per un’utenza appartenente alle fasce più fragili della comunità e rivolto al potenziamento dell’utilizzo dei servizi sanitari, sociali, culturali e ricreativi presenti nell’area.

Alcune azioni poi puntano a valorizzare le filiere produttive la costituzione del Distretto agroalimentare del Gennargentu Mandrolisai, con l’obiettivo di mettere in rete le imprese agroalimentari del territorio dando risalto alla valorizzazione dei prodotti del bosco, al settore ortofrutticolo, il recupero dei biotipi locali e la valorizzazione del settore vitivinicolo. I progetti, collegati ad interventi presenti nelle Strategie d’area, sono stati realizzati o sono ancora in fase di attuazione e attualmente si scaldano i motori per i nuovi interventi. Il 17 ottobre ad esempio si sono riuniti i Consigli degli 11 Comuni appartenenti alla Comunità Montana Gennargentu – Mandrolisai per parlare delle potenzialità del territorio e per illustrare la nuova proposta di Strategia elaborata.

Da segnalare anche il progetto speciale “Isole minori”

Si è trattato di un momento di confronto, di condivisione e di partecipazione, uno dei momenti chiave di un percorso per garantire al territorio un progetto di sviluppo in grado di stimolare la crescita e la qualità della vita delle cittadine e dei cittadini che hanno deciso e decideranno di vivere in montagna. Da segnalare anche il progetto speciale “Isole minori”, che pone le isole minori italiane al centro di un’azione di sviluppo territoriale mirata al rafforzamento dei servizi alla persona in favore delle rispettive comunità locali, applicando il metodo di lavoro proprio della Strategia Nazionale per le Aree Interne.

La cosiddetta “73esima area”, la prima a essere inserita nella SNAI 2021-2027, aggrega 35 Comuni raggruppati perlopiù in arcipelaghi che, oltre a sperimentare l’aggravarsi delle conseguenze del cambiamento climatico e dei sempre più intensi processi di desertificazione, condividono con le aree interne lo spopolamento e la rarefazione dei servizi di cittadinanza. In Sardegna i Comuni interessati – tutti classificati come periferici e ultra-periferici – sono quelli di La Maddalena nell’omonimo arcipelago; di Sant’Antioco, Calasetta e Carloforte nell’Arcipelago del Sulcis, e del Comune di Porto Torres in riferimento all’isola dell’Asinara.

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Arzana – foto di Michael Karavanov

Visione e narrazione delle aree interne

In altri Paesi europei – quelli scandinavi in primis ma anche nella vicina Francia – le aree rurali e periferiche vengono riconosciute come contesti da sostenere e come laboratori di innovazione territoriale e vengono sostenute con fondi e visione di lungo periodo. Sono diversi i luoghi in Italia, dati per spopolati e privi di prospettive, dove è possibile vedere un’inversione di tendenza. Alcuni di questi sono territori dove sono stati avviati percorsi di rigenerazione o dove gli interventi della politica SNAI stanno dando i primi risultati attraverso la ricostruzione di servizi di mobilità o sanità, attraverso l’attivazione di reti sociali, la creazione di nuove economie, dimostrando che anche nei territori più fragili è possibile invertire la tendenza. 

Tuttavia, rispetto ad altri Stati europei, in Italia si stenta a individuare una visione e una narrazione che non siano in semplice contrapposizione in chiave minoritaria rispetto alle città e che non sia caratterizzata dal concetto di declino. Le aree interne non sono – e non saranno mai – le metropoli con i densi sistemi consumistici tipici dell’urbano; sono territori che ci ricordano la forte connessione tra economia, società e ambiente e che, affinché abbiano un presente e un futuro dignitoso, richiedono un cambiamento radicale nel nostro modo di produrre, consumare e vivere.

Questo approfondimento fa parte della rubrica Maestrale a cura di Stefano Gregorini.