21 Gennaio 2026 | Tempo lettura: 5 minuti

La caccia sotto casa è un pericolo. L’etologa Chiara Grasso: “Dobbiamo fermare il ddl sparatutto”

L’etologa Chiara Grasso ci guida in questo racconto intimo e arrabbiato per denunciare le assurdità della caccia, la pericolosità di trovarsi persone armate nel bosco sotto casa e il nuovo ddl “sparatutto”.

Autore: Chiara Grasso
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Sono Chiara, sono un’etologa e giornalista specializzata nel rapporto fra essere umano e fauna selvatica. Abito a Lauriano, vicino a Torino, tra le meravigliose colline del Basso Monferrato. Qui vivo immersa nella natura e gestisco anche una piccola struttura ricettiva, dove accolgo famiglie ed escursionisti che cercano silenzio, lentezza e contatto con la natura e gli animali. Sono anche un’educatrice ambientale e parte del mio lavoro, oltre a proteggere gli animali, è far scoprire la natura e farla amare ai bambini.

Per questo ho creato un progetto di educazione ambientale in cui ogni settimana porto bambine e bambini dai 3 ai 6 anni a camminare nei boschi, arrampicarsi sugli alberi, saltare nelle pozzanghere, riconoscere le tracce degli animali, preparare minestre di fango e sdraiarci sull’erba ad osservare il ritmo lento della natura. Un ritmo in cui noi non siamo padroni, ma ospiti. Nel bosco provo a trasmettere alle piccole persone il messaggio che ogni essere vivente ha un ruolo, che ogni impronta racconta una storia, che il silenzio è un linguaggio, che la natura non è qualcosa da dominare, ma da rispettare.

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Chiara Grasso, etologa e divulgatrice

La caccia sotto casa

E poi arriva l’autunno. Da settembre a marzo, i nostri boschi cambiano volto. Diventano, di fatto, proprietà privata di uomini armati che si divertono a sparare agli animali. Non per necessità, non per sopravvivenza, ma per svago, per tradizione, per una visione del mondo che continua a legittimare la violenza come strumento di gestione. Alcuni sono convinti che senza di loro, senza i loro fucili e le loro munizioni, l’Italia sarebbe invasa dai cinghiali, capro espiatorio di una totale mancanza di capacità di convivere con la natura. Ma se fosse davvero così, se la cosiddetta “caccia di selezione” funzionasse, oggi non ci troveremmo esattamente allo stesso punto di decenni fa.

Il problema della sovrappopolazione dei cinghiali non è mai stato risolto, nonostante si continui a cacciare. È scientificamente dimostrato infatti che la caccia in braccata non solo non risolve il problema della sovrappopolazione dei cinghiali, ma lo peggiora. La pressione venatoria frammenta i gruppi familiari, aumenta la riproduzione e spinge gli animali a spostarsi di più, colonizzando nuovi territori e aumentando i conflitti con l’essere umano.

Il ddl “sparatutto” e i rischi per sicurezza e biodiversità

I politici del nostro governo arrivano persino a sostenere e favorire la caccia più di quanto non sostengano il contrasto al cambiamento climatico, che spesso viene minimizzato o negato. Si arriva addirittura a proporre disegni di legge che concedono sempre più diritti ai cacciatori e sempre meno diritti a chi nei boschi vuole semplicemente vivere, camminare, educare e crescere in pace – nel vero senso letterale del termine “pace”. Questo ultimo disegno di legge denominato “sparatutto”, che sta sollevando le critiche di molte organizzazioni, tra le altre cose, vuole:

  • Ampliare i periodi e le aree di caccia, anche in prossimità di sentieri e zone frequentate da famiglie
  • Facilitare l’accesso dei cacciatori a terreni e spazi naturali senza il consenso di chi li vive
  • Ridurre le tutele per le aree protette e i corridoi ecologici
  • Aumentare le specie cacciabili e le quote di abbattimento
  • Limitare le possibilità di opposizione da parte di cittadini, enti locali e associazioni
  • Rafforzare il ruolo dei cacciatori nella gestione faunistica a scapito delle competenze scientifiche
  • Normalizzare la presenza di armi nei boschi come se fosse compatibile con la sicurezza collettiva
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La caccia è una minaccia per la biodiversità. La perdita di biodiversità è uno dei fattori che contribuiscono all’aumento delle malattie: la nostra salute infatti dipende dalla salute degli ecosistemi e continuare a destabilizzarli significa indebolire anche noi. Inoltre, c’è un problema di sicurezza. Per chi, come me, vive nei boschi. Per chi, come mia figlia, è cresciuta correndo nei prati sotto casa. Per gli escursionisti, per i cercatori di funghi, per chi vuole semplicemente fare una passeggiata senza la paura di sentire spari o di trovarsi davanti animali terrorizzati che fuggono inseguiti da uomini armati sotto casa.

Il maltrattamento sui cani

E poi ci sono loro, i cani. Cani costretti a vivere in gabbie anguste, spesso denutriti per “renderli più performanti”, lanciati contro animali molto più grandi di loro, feriti, mutilati, uccisi. Per molti cacciatori il cane non è un individuo, ma uno strumento. Uno strumento di morte. I cani dei cacciatori sono vittime tanto quanto gli animali selvatici.

Tanto quanto i bambini a cui viene tolto il diritto di correre liberi nei boschi. Tanto quanto chi, come noi, prova a fare educazione, protezione e giustizia. In un’Italia che cambia, la caccia non dovrebbe esistere. Non perché lo dico io, ma perché questa attività non è supportata dalla scienza, non è compatibile con la tutela della biodiversità, non è accettabile dal punto di vista etico e non è sicura per le persone.

Le petizioni

Per questo vi chiedo di firmare la petizione di Fondazione Capellino e quelle lanciate da LIPU, WWF e LAV sempre contro la caccia. Non è una battaglia ideologica. È una battaglia per il futuro, per i bambini, per gli animali, per il diritto di vivere la natura senza paura. Il bosco non è un campo di tiro. È una casa. E va difesa.