23 Febbraio 2026 | Tempo lettura: 7 minuti

5w, la rete di donne che si incontrano e si supportano in giro per il mondo

5w – acronimo di Women Welcome Women World Wide – è una rete di mutuo aiuto e supporto globale dedicata a e costituita interamente da donne. Abbiamo incontrato la referente italiana Monica Lesi.

Autore: Angela Giannandrea
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In breve

5w (Women Welcome Women World Wide) è una rete non profit che mette in contatto donne nel mondo per amicizie e scambi.

  • Nasce nel 1984 a High Wycombe, nel Regno Unito, per iniziativa dell’inglese Frances Alexander, con l’idea di costruire una rete globale di amicizia tra donne.
  • Negli anni la comunità cresce e, con l’arrivo del web, si consolida come Women Welcome Women World Wide, spesso chiamata semplicemente 5w.
  • L’impegno della fondatrice viene riconosciuto anche a livello europeo con la nomination al Premio Donna d’Europa nel 1996.
  • L’iscrizione permette di consultare l’elenco delle associate e scegliere chi contattare, sia per organizzare una visita sia per accogliere qualcuno a casa.
  • Il progetto resta volontario: l’ospitalità è gratuita e l’unico costo è la quota associativa, pensata anche per garantire maggiore tutela e sicurezza.
  • Le regole sono poche e chiare: cortesia, considerazione e buon senso, insieme a un impegno di riservatezza a protezione delle socie.
  • Dopo la scomparsa di Frances Alexander (settembre 2020), la rete continua grazie a un organo direttivo internazionale e alle associate attive nei vari Paesi.
  • Oltre ai viaggi, 5w propone anche raduni, gruppi locali e incontri online, e oggi conta più di 2000 donne in tutti i continenti.

Era il 1984 quando una donna inglese, Frances Alexander, fonda a High Wycomb, suo paese di residenza nel Regno Unito, un’associazione che ha come obiettivo ambizioso la costituzione di una rete di amicizia globale tutta al femminile e unica nel suo genere, la Women Welcome Women. Negli anni, con l’avvento dei social, la rete prende il nome di Women Welcome Women World Wide e garantisce alla sua fondatrice, in virtù del suo impegno per l’amicizia tra donne in tutto il mondo, la nomination per il Premio Donna d’Europa del 1996.

L’iscrizione alla rete – chiamata sinteticamente 5w – dà l’accesso all’elenco completo di tutte le associate e alla possibilità di scegliere chi contattare, se organizzare una visita o accogliere qualcuna a casa propria. È un modo davvero bello per fare nuove amicizie attraverso una rete di donne con idee simili tra loro con cui condividere esperienze o un affettuoso benvenuto ovunque nel mondo.

Frances Alexander è venuta a mancare nel settembre del 2020 ma la sua eredità di amicizia e comprensione, la sua idea di incoraggiare l’amicizia internazionale tra donne e la loro autostima continuano ancora oggi attraverso il suo organo direttivo e le sue associate. La rete 5w ha poche regole: cortesia, considerazione e buon senso. La condizione essenziale è quella di firmare la promessa di riservatezza sul modulo di domanda per proteggere tutti i membri. La sua violazione è un reato ai sensi della legge britannica.

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5w è stata costituita come associazione senza scopo di lucro con un Consiglio di amministrazione composto da una Presidente e diverse Fiduciarie internazionali provenienti da Australia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Giappone, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. Ho rivolto qualche domanda alla fiduciaria italiana, Monica Lesi, per condividere la sua esperienza e saperne di più: «Il ruolo di Presidente – precisa Monica – è attualmente ricoperto dalla neozelandese Janene Hanckok, ma l’incarico è a turno e cambia circa una volta all’anno».

Per questioni anche legate alla conoscenza delle norme, chi si occupa di contabilità e finanze dev’essere necessariamente inglese e residente Inghilterra. «Come associazione siamo iscritte alla Company House, il ministero britannico che si occupa anche di realtà del terzo settore e no profit come la nostra. Abbiamo una segreteria, una sede centrale con una segretaria storica diventata tale quando c’era la fondatrice», racconta ancora Lesi.

L’idea di Frances Alexander di creare una rete internazionale d’amicizia tra donne, sottolinea Monica, nasce in quanto nonna che vedeva i suoi nipoti crescere e partecipare a degli scambi culturali in altri Paesi del mondo, ospitando a loro volta dei giovani studenti stranieri a casa loro. «Io personalmente ho conosciuto la Women Welcome Women World Wide nel 1990. Ero ancora una ragazzina ma mia madre si associò dopo essere venuta a sapere di questa organizzazione da un articolo di giornale di un giornalista italiano. Mi sono iscritta nel 2017, diventando in seguito trustee, cioè consigliera di amministrazione».

Con l’avvento del web sono sorte diverse realtà simili alla rete 5w, «ma noi ci differenziamo da questi gruppi nati sui social perché il nostro intento è del tutto volontaristico, con il solo scopo di avere amiche in tutto il mondo», rimarca Monica Lesi. «Per esempio, le occasioni di ospitalità sono gratuite. A pagamento c’è solo la quota di iscrizione, ma ci sono delle ragioni: da noi è tutto regolarizzato e offriamo maggior tutela e sicurezza. Abbiamo un ufficio centrale a High Wycombe, dov’è nata l’associazione, che insieme al Board of Trustees – cioè il consiglio di amministrazione – organizza la vita associativa».

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Ma 5w è molto di più di una rete d’amicizia internazionale perché non riguarda solo viaggi internazionali. Ci sono raduni e gruppi locali che si incontrano per pranzi e gite. «Personalmente – racconta Monica – ho organizzato tre raduni qui in Italia: nella mia zona in Emilia-Romagna, nella bassa Toscana e in Puglia da Bari a Lecce. Abbiamo canali social, promuoviamo attività e incontri online, nati durante il Covid ma rimasti un punto di aggregazione, seppur virtuale, importante, come i corsi di uncinetto. Chi vuole può proporre iniziative ed è un modo per ritrovarsi e condividere».

Si possono anche organizzare o partecipare a tour, cercare compagne di viaggio, scambiare la propria casa o farsi visita reciprocamente. Oggi 5w conta più di 2000 appartenenti in tutti i continenti. «Spesso si entra in associazione tramite amiche, quindi se un’associata desidera fare un viaggio, per esempio, in Canada, la sua amica, associata come lei, le potrebbe consigliare di contattare un’altra sua amica associata», spiega Monica. «È una rete di amicizia e di scambi molto bella. Mia madre è ancora in contatto con le sue vecchie amiche conosciute tramite 5w, anche se non ne fa più parte per motivi di salute».

Nella rete di contatti possono essere coinvolte anche persone che non fanno direttamente parte dell’associazione, come testimonia Monica raccontando che anni fa «non ero ancora entrata in 5w ma avevo necessità di andare negli Stati Uniti. Mia madre, preoccupata che io facessi un viaggio da sola, contattò una signora americana del luogo in cui sarei dovuta andare e fece in modo di farmi incontrare con lei e la sua famiglia per un tè, una chiacchierata. Non fu un’ospitata ma solo un incontro per farmi sentire a casa».

Il nostro intento è del tutto volontaristico, con il solo scopo di avere amiche in tutto il mondo

La rete 5w può essere un supporto significativo sia per le donne che viaggiano da sole, per diletto o per lavoro, sia per chi si vuole creare un circolo di conoscenze, amicizie e affetti sul proprio territorio così come in qualsiasi altro luogo del mondo. «In Italia e in tutti i Paesi del bacino Mediterraneo il numero delle associate è inferiore rispetto ad altri Paesi perché c’è una mentalità diversa da quella dei paesi anglosassoni o comunque del nord. In Italia le associate sono o straniere che vivono qui o comunque donne che per qualche motivo sono vicine al mondo anglosassone per cui non hanno problemi con l’inglese, lingua “ufficiale” di 5w»..

Un altro gap che differenzia le socie italiane da quelle di altri Paesi è la cultura dell’ospitalità: mentre in Australia, in Canada o in Inghilterra la gente è avvezza a ospitare persone che conosce poco o per niente, in Italia non è così. «Quando feci un colloquio per diventare trustee, una tedesca mi chiese come mai noi italiani non ospitiamo e quella sua considerazione mi lasciò perplessa. Secondo me è questione di cultura, di abitudini che sono difficili da cambiare», conferma Monica Lesi.

In ogni caso, ultimamente c’è stata un’apertura verso le donne più giovani. «Questa è una cosa che io come trustee ho sostenuto molto», rivendica Monica in conclusione. «Ho una figlia di 17 anni che già ha in mente di viaggiare, di andare all’estero a studiare. Fino allo scorso anno viaggiava in gruppo, ma sicuramente l’anno prossimo, quando sarà maggiorenne, inizierà a viaggiare da sola e sapere come madre di avere dei nominativi da poter contattare, su cui far affidamento, che si prestano a essere d’aiuto nel caso di bisogno, è molto importante».