17 Febbraio 2026 | Tempo lettura: 5 minuti

Nature Restoration Law: è il momento di ripristinare gli ambienti naturali degradati

La Nature Restoration Law è un regolamento europeo che riguarda il ripristino degli ambienti naturali, un’occasione fondamentale per cambiare il paradigma che ha portato alla crisi ambientale che stiamo vivendo.

Autore: Paolo Piacentini
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Chissà quante persone, anche tra i più interessati alle questioni ambientali e politiche, conoscono il regolamento approvato nel 2024 dal Parlamento Europeo e che dovrà essere applicato in tutti gli stati membri entro il 2050. Parlo della Nature Restoration Law ovvero un corpus di azioni da mettere in campo per arrivare al ripristino degli ambienti naturali partendo dai territori ricompresi nella Rete Natura 2000 – circa il 30 % del territorio italiano – per arrivare fino alla percentuale del 90% entro il 2050. È un’impresa titanica se pensiamo che solo per i fiumi, rimanendo alla nostra Penisola, si tratta di ripristinare la naturalità degli alvei per una lunghezza di circa 25.000 chilometri. 

Danilo Selvaggi, direttore generale e figura storica della LIPU, ha definito questo regolamento “la legge più importante a livello globale a difesa della biodiversità”. Superiore quindi alla stessa strategia internazionale, che peraltro sta procedendo con molta difficoltà rispetto agli obiettivi prefissati per i prossimi decenni. Eppure la politica tutta sembra quasi ignorare la grande rivoluzione culturale, sociale ed economica di uno strumento che ha superato, quasi miracolosamente, tutti i tentativi di depotenziamento messi in campo da molte forze politiche durante l’iter legislativo presso il Parlamento Europeo. 

Se le misure previste dalla Nature Restoration Law si riuscissero ad applicare in coerenza con i dettami normativi, potremmo trovarci a vivere un cambiamento radicale nella gestione del territorio nel medio e lungo termine. Questo testo è lo strumento che più di ogni altro ha le potenzialità per cambiare l’attuale modello di sviluppo basato su logiche predatorie e incurante dei limiti imposti da un corretto uso delle risorse naturali.

Nature Restoration Law

Se penso agli ambienti montani – anche se la normativa riguarda ogni ambiente naturale, compresi quelli urbani –, mi viene alla mente la validità della norma nel ripristino delle praterie d’altura. È risaputo che un pascolo corretto, e quindi non intensivo, aumenta la biodiversità vegetale e favorisce la permanenza di uccelli di grande importanza per l’equilibrio degli ecosistemi montani.  Basta pensare ai rapaci che hanno bisogno di grandi spazi aperti per poter cacciare le proprie prede. 

Sono vari i piani che rendono rivoluzionario il ripristino degli ambienti naturali e tra questi c’è un’ulteriore validità dei servizi ecosistemici e un inedito rapporto che si andrebbe a instaurare tra le comunità locali e la natura. Dalla città alla montagna, fino al luogo più periferico delle aree interne c’è comunque uno spazio fisico che dovrà essere rinaturalizzato. Questo processo porta alla costruzione di un nuovo paradigma perché ribalta la centralità dell’artificialità dell’esperienza umana a favore di una naturalità che ha una doppia valenza. Un valore  intrinseco che ricade come vantaggio oggettivo su una condizione esistenziale in cui il buon vivere è dettato dal rapporto armonico con la natura. 

Ripristinare, ad esempio, l’alveo di un fiume impermeabilizzato vuol dire far respirare di nuovo il suolo andando a ridare spazio agli equilibri naturali micro e macro, ma allo stesso tempo significa cambiare il rapporto delle persone e delle comunità con il territorio. La naturalizzazione di un ambiente ripariale riavvicina le persone a un spazio di vita dimenticato, ricostruisce un legame che era stato distrutto a danno di un’esperienza emozionale fondamentale.

Esemplificativo in tal senso è il racconto che mi fecero alcune associazioni cittadine in merito alla distanza con cui gli abitanti di un importante quartiere romano guardavano la presenza del fiume Aniene. Prima che la ora meritoria opera di volontariato arrivasse a eliminare il vergognoso degrado in cui versava la fascia ripariale, il fiume era diventato un corpo estraneo, un luogo dei dannati da tenere lontano. Dopo aver subito la classica frammentazione del paesaggio e una separazione netta tra artificiale e naturale lo scorrere del fiume torna a essere vita piena le persone sono tornate a frequentarlo per fruirne della bellezza tornando a prendersene cura come fosse il giardino di casa. 

Questo testo è lo strumento che più di ogni altro ha le potenzialità per cambiare l’attuale modello di sviluppo basato su logiche predatorie

Il cambio di paradigma che dovrebbe accompagnare il ripristino degli ambienti naturali dalla periferia più degradata di una metropoli fino al mega parcheggio costruito in alta quota, dovrebbe coinvolgere anche il mondo della scuola. Sarebbe importante attivare un’offerta formativa finalizzata alla conoscenza di quella che dovrebbe essere la più grande trasformazione territoriale a indirizzo ecologico fino ad arrivare a preparare nuove professionalità in campo ambientale. 

Proviamo a immaginare un mondo che prende finalmente coscienza di una necessità improcrastinabile: ridare un valore intrinseco alla natura e allo stesso tempo tornare a sentirsene parte. Una società che resetta l’approccio predatorio verso le risorse naturali per tornare a fruirne con sobrietà diventando custode degli equilibri esistenti in modo da trasmetterli alle future generazioni. 

Un nuovo umanesimo in cui la sfera economica e sociale non sono distinte dalla sempre più necessaria riscoperta di una profonda dimensione dello spirito che arricchisce di senso la vita delle persone. Non si tratta di demonizzare i vantaggi oggettivi dell’artificialità del mondo, ma di cambiare la scala di valori mettendo al primo posto il rapporto con la natura, dando a questo processo una fondamentale valenza politica.