Cosa serve alla poesia sarda per avere nuova linfa?
Un incontro a Ittiri con Assemblea Natzionale sarda e il poeta Giovanni Fiori diventa occasione per riflettere sul senso della poesia sarda. Dalla penna di Paola Sias.
Poetende ispampàrrio su mundu. Che cos’è la poesia? Dove si manifesta? Ne abbiamo parlato a Ittiri con Assemblea Natzionale sarda e il poeta Giovanni Fiori. “Sa poesia ti naschet da i su coro” – la poesia ti nasce dal cuore – ed è coraggioso esprimere i sentimenti più intimi, le lotte, le amicizie, ricordare ciò che è stato, i cambiamenti della natura, la famiglia e tanto altro ancora, in poche e semplici parole.
Conoscendo “Zio” Giovanni – che, nonostante non ci sia un legame di sangue, rappresenta per me quella sabienscia che solo gli zii e sos mannos hanno – ho avuto la riprova che essere poeta significa conoscere ed essere consapevoli del mondo e del luogo in cui si abita con altra e alta sensibilità, che difficilmente io in primis ho. Se parlassimo poi di coscienza nazionale, beh allora chi scrive di Sardegna ha sicuramente una marcia in più.“Poetende ispampàrrio su mundu”, questo il nome dell’incontro, perché la forza e la bellezza della poesia hanno il potere di spalancare mente e anima di chi legge e di chi, con quelle parole, gioca e crea artefici meravigliosi.

Per Giovanni Fiori, poeta
Il verso “rubato” alla poesia Saludos di Giovanni Fiori apre la serata che gli è stata dedicata nel suo paese natio, Ittiri. Novanta sono gli anni festeggiati il 28 maggio 2025. Da giovanissimo intraprende la strada della poesia stimolato, come lui stesso racconta, dall’ambiente che lo circondava durante le giornate lavorative in campagna, territorio che descrive e che conosce con precisione e che apre al lettore vocaboli antigos, dimenticati o non più in uso nel mondo agropastorale. Ritorna la contemplazione come in tanti poeti sardi, del paesaggio, della grandezza di ciò che li circonda.
Probabilmente una dote di famiglia: nel documentario “Il coraggio e la poesia” curato e girato dall’occhio attento e sensibile di Ignazio Figus, il poeta spiega che probabilmente già suo padre scriveva poesie, ma di nascosto, quasi fosse una vergogna o un segreto da tenere per sé, e così è anche per lui. Antonio Brundu, giovane poeta di Orani, ribadisce il concetto di coraggio e di quanto sia difficile per il poeta mettere in gioco e per iscritto i suoi sentimenti più intimi alla conoscenza di tutti. Ma che è anche il modo affinché chi legge o chi ascolta possa entrare nel mondo immaginato dal poeta e capirne di conseguenza l’essenza delle sue parole.
Ciò che serve alla poesia sarda
Allora cosa serve alla poesia sarda per avere una nuova linfa, un nuovo capodanno? Serve solo coraggio? Serve più formazione? Essere poeta significa avere doti innate di scrittura od oralità? Oppure sono necessari una scuola, uno studio? “Zio” Giovanni parla di una scuola “popolare”, in cui sos poetas mannos – tra i quali Tiu Fumosu e Tiu Barranzellu – correggevano, stimolavano il discente al suo proseguimento. Una scuola che non aveva necessità di accademici, di zente ischida, ma che si affidava alle conoscenze di chi già sapeva farlo.

Bastano perciò i premi letterari a tenere alta l’attenzione sulla poesia e lingua sarda? Oppure è davvero necessario un incoraggiamento dal basso a chi ancora si vergogna o che ha il timore di mettersi in competizione con i grandi poeti che partecipano ai concorsi? Fra i tanti spunti e interventi della serata è emersa la necessità di parlare a scuola di poesia sarda, dei poeti del territorio e di conoscere la lingua per saperla poi scrivere e interpretare.
Come la poesia può evolversi e adattarsi ai nuovi temi, alla lingua che inevitabilmente ha compiuto una sua trasformazione e che non può considerarsi “pura” ma intrisa di contaminazioni? Come può avvicinare i giovani? Serve sicuramente un altro incontro, forse chissà quanti altri per rispondere alle tante domande e riflessioni che io, da studentessa di Lingue e Culture della Sardegna, mi pongo da tempo. E come me tanti altri. Lascio la speranza, il sogno e la volontà di vedere fra i libri di scuola la poesia e la lingua sarda al pari dei poeti italiani ed europei, per una maggior coscienza identitaria e linguistica.










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