Catania, storia di un comitato che da venticinque anni difende il quartiere Antico Corso
La storia del Comitato Popolare Antico Corso tra tutela del patrimonio, lotta alla marginalità e difesa del quartiere omonimo del centro di Catania.
Nel cuore di Catania esiste una realtà civica che da oltre venticinque anni lavora per difendere la memoria storica della città e migliorare la qualità di vita dei suoi abitanti. È il Comitato Popolare Antico Corso, nato dall’iniziativa spontanea di cittadini, insegnanti e giovani del quartiere. La sua storia è strettamente legata al territorio in cui opera, un quartiere centrale e complesso segnato da trasformazioni urbane, problemi sociali e, allo stesso tempo, da una straordinaria ricchezza storica e archeologica.
L’origine del Comitato risale all’inizio degli anni Duemila, durante alcuni lavori di sbancamento nell’area dell’ex Reclusorio della Purità. Già nel 1998 l’Università di Catania aveva chiesto di intervenire nella zona per valorizzarla, ma nel 2000 emerse un progetto molto diverso dalla sola valorizzazione, che prevedeva la costruzione di un Polo Universitario di Giurisprudenza con due grandi aule che avrebbe profondamente trasformato l’area.
Sembrava un cantiere come tanti, con le ruspe che stavano letteralmente sventrando la collina, finché dal terreno non cominciarono a emergere reperti e tracce di un passato che nessuno dei residenti conosceva e che temevano potesse essere cancellato prima ancora di essere studiato. A mobilitarsi furono gli abitanti del quartiere, gli insegnanti dell’allora scuola Manzoni e i giovani del centro sociale Experia – in seguito sgomberato – insieme ad altri attivisti.
L’obiettivo era fermare i lavori. La protesta prese rapidamente forma, non era solo una questione archeologica, c’era anche un problema politico. I lavori infatti erano sostenuti da fondi europei che avrebbero dovuto migliorare la vita dei residenti del quartiere, non finanziare nuove strutture universitarie. Quando i cittadini cercarono di aprire un dialogo con Comune, Soprintendenza e Università – che facevano fronte comune nel sostenere il progetto – si trovarono davanti a una domanda inevitabile: chi rappresentate? La risposta fu la nascita del Comitato Antico Corso, dal nome del quartiere catanese.

Un quartiere centrale ma pieno di contraddizioni
Antico Corso non è un quartiere qualsiasi: è uno dei più centrali di Catania, a due passi dal Monastero dei Benedettini e da via Crociferi. Tra le sue strade convivono relazioni sociali radicate, una forte identità popolare e problematiche profonde. La sua reputazione non è sempre stata positiva: in un contesto segnato dalla povertà, nel tempo si sono sviluppate economie informali e presenze legate alla criminalità. È proprio in questo contesto che il Comitato ha scelto di agire.
Il quartiere ha attraversato anche profondi cambiamenti urbanistici. Già negli anni Cinquanta parte dell’area fu demolita per costruire case popolari ed edifici pubblici. Più recentemente, la chiusura di importanti presidi sanitari – come l’ex ospedale Santo Bambino e il Santa Marta – ha modificato ulteriormente il tessuto sociale ed economico della zona. La scomparsa di questi servizi ha ridotto la presenza quotidiana di lavoratori, pazienti e professionisti che contribuivano all’economia locale. Al loro posto si sono moltiplicate attività legate alla ristorazione veloce e al turismo “mordi e fuggi”, con numerosi B&B improvvisati e ricavati anche in edifici un tempo destinati ad altri usi.
Anche la presenza delle facoltà umanistiche nel Monastero dei Benedettini ha contribuito alla nascita di un nuovo mercato degli affitti, accelerando processi di gentrificazione. Le abitazioni che un tempo ospitavano famiglie sono state progressivamente affittate agli studenti, costringendo le prime a trasferirsi altrove a causa dell’aumento dei canoni. Oggi sono gli studenti a vivere lo stesso destino delle famiglie: a loro infatti si preferiscono i turisti.
A questo si aggiunge anche il problema della dispersione scolastica. La scuola Manzoni, per anni punto di riferimento educativo del quartiere, ha rischiato la chiusura a causa del calo delle iscrizioni e della perdita di classi e insegnanti dopo l’accorpamento con un altro istituto. Per il Comitato, la chiusura avrebbe significato anche la perdita di uno dei pochi presìdi istituzionali rimasti nel quartiere.

La scoperta dell’area archeologica
L’impegno iniziale del Comitato ha portato risultati concreti. Dopo la mobilitazione dei cittadini, i lavori sono stati sospesi e la Soprintendenza ha avviato gli scavi archeologici nell’area. Le indagini hanno portato alla luce una domus romana, sei tombe di epoca greca, un muro greco e numerosi reperti. Tra le scoperte più interessanti, uno strato di sabbia vulcanica risalente a un’eruzione dell’Etna del 122 a.C., testimonianza di un’antica esplosione piroclastica che aveva raggiunto la città. Un tassello importante per comprendere la storia di Catania, abitata ininterrottamente da oltre 2800 anni e caratterizzata da stratificazioni che custodiscono intere epoche del passato.
«Dopo questa prima “vittoria” abbiamo avuto un periodo di allentamento, come succede spesso nelle organizzazioni. I più giovani sono andati via a studiare. Ci siamo risvegliati come Comitato nel 2009, in concomitanza dello sgombero dell’Experia, e da quel momento non ci siamo più fermati. Da allora cerchiamo di mantenere alta l’attenzione sul quartiere, puntando sugli elementi di orgoglio legati alla sua storia e al suo passato», racconta Elvira Tomarchio del Comitato Antico Corso.
Il recupero del Bastione degli Infetti
Da quel momento il Comitato ha iniziato a concentrarsi su un altro luogo simbolico del quartiere: il Bastione degli Infetti, una parte delle mura di Carlo V che proteggevano il lato settentrionale della città. Qui, nel 1576, furono rinchiusi gli ammalati di peste. Per anni il bastione era rimasto abbandonato, trasformato in discarica e utilizzato per attività illegali come l’allevamento di cavalli o la macellazione clandestina. Il Comitato ha iniziato a restituire vita a questo spazio attraverso iniziative culturali, mostre e concerti. Nel 2014 il bastione è stato candidato alla campagna nazionale del FAI “I Luoghi del Cuore”. In poco più di due mesi sono state raccolte 10.000 firme, è stato il terzo sito più votato in Sicilia.
«La campagna del FAI è stata una vetrina nazionale, ci ha permesso di andare nelle scuole, nelle piazze, nelle università. La maggior parte dei catanesi e delle catanesi non conosceva nemmeno l’esistenza di questo sito», racconta Tomarchio. «Il Comune lo ha riqualificato con i fondi di democrazia partecipata, ma si è concentrato solo sul restauro della struttura senza prevedere una gestione stabile e partecipata. Sarebbe stato meglio creare un’associazione o una cooperativa, magari gestita da giovani, per una gestione duratura nel tempo».

Dopo il secondo anno infatti il Comune, non avendo più i fondi a disposizione, ha eliminato la figura del guardiano e ora il Comitato, che da oltre dieci anni promuove iniziative all’interno del sito, deve chiedere il permesso tutte le volte per svolgere le varie attività. «Siamo stati noi a recuperarlo e a pulirlo, rendendolo un bene collettivo, eppure siamo stati tagliati fuori. Il Comune aveva anche pubblicato un bando per affidare la gestione dei parchi alle associazioni catanesi, abbiamo partecipato per il bastione ma non è stato assegnato perché eravamo gli unici partecipanti. Nonostante tutto continuiamo a vigilare sul luogo e a organizzare iniziative per evitare che torni a essere uno spazio di illegalità», aggiunge Elvira Tomarchio.
Conflitti e difficoltà
In oltre venticinque anni di attività non sono mancate le difficoltà. «Ci accusano di non avere più pace nel quartiere da quando ci siamo costituiti. Abbiamo ricevuto minacce e intimidazioni, soprattutto quando abbiamo denunciato occupazioni abusive o attività illegali legate ad alcuni locali del quartiere», denuncia Salvo Castro, presidente del Comitato Antico Corso. «Mi hanno minacciato di gambizzarmi».
Lo scorso anno Arci Catania ha chiesto pubblicamente alle istituzioni una maggiore presenza nel quartiere, denunciando l’esistenza di poteri paralleli e illegali. In un edificio dell’Istituto Autonomo Case Popolari è stata trovata una tomba romana. Il sito, che era accessibile da un garage occupato abusivamente e utilizzato come deposito, è stato recuperato e studiato grazie alla collaborazione tra Arci, Soprintendenza e CNR. Le analisi antropologiche e del DNA hanno rivelato la presenza di sei individui appartenenti a una famiglia di liberti legata alla gens Iulia di Roma, offrendo nuovi elementi sulla storia della Catania romana.
Antico Corso non è un quartiere qualsiasi, è uno dei più centrali di Catania. Tra le sue strade convivono relazioni sociali radicate, una forte identità popolare e problematiche profonde
Un quartiere da raccontare
Nonostante tutto, dopo venticinque anni i cambiamenti si vedono, soprattutto rispetto alla percezione del quartiere. Antico Corso non è più solo il territorio della famiglia mafiosa dei Cursoti, è anche un luogo ricco di storia e di iniziative culturali. Attraverso passeggiate urbane, incontri e attività pubbliche, il Comitato accompagna cittadini e visitatori alla scoperta delle strade del quartiere, contribuendo a farne conoscere il patrimonio storico. Negli anni le attività si sono ampliate oltre la tutela dei beni culturali. Il Comitato ha organizzato doposcuola per i bambini delle aree più difficili, laboratori di lettura nelle scuole e iniziative culturali dedicate ai giovani.
Per il progetto “Catania Città da Leggere”, ad esempio, ha realizzato “Tutti all’Opera con Bellini”, un percorso che ha trasformato la città in un palcoscenico diffuso di musica, lettura e memoria condivisa. Tra le iniziative più recenti c’è anche un laboratorio di lettura nel carcere di Piazza Lanza di Catania, realizzato insieme ad associazioni e mediatori culturali. Gli incontri coinvolgono detenuti provenienti da diversi paesi africani e diventano momenti di scambio umano e culturale.
Il Comitato collabora inoltre con scuole di altri quartieri di Catania portando attività educative e laboratori narrativi anche in contesti difficili. «La sfida più grande resta coinvolgere le nuove generazioni», conclude Salvo Castro. «Molti giovani, dopo la scuola, lasciano Catania. La nostra speranza è che qualcuno raccolga questo testimone. L’obiettivo non è solo difendere il passato, ma costruire una comunità consapevole delle proprie radici e capace di dialogare con il mondo. Difendere la propria cultura non significa chiudersi nel proprio microcosmo ma, al contrario, è proprio dall’orgoglio per la propria storia che nasce la capacità di comprendere gli altri, apprezzarne l’intelligenza e riconoscerne l’unicità».









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