L’esperta Carlotta Nucci: “Da anni monitoriamo il lupo, il suo ruolo nell’ecosistema è fondamentale”
La cinofila e scienziata della conservazione e del monitoraggio ecologico Carlotta Nucci spiega qual è il ruolo del lupo nel mantenimento dell’equilibrio ecosistemico e cosa si potrebbe fare per favorire la sua convivenza con il mondo umano.
Tutti abbiamo un’idea del lupo, ma quanti di noi lo conoscono effettivamente? Possiamo dire di conoscerlo perché una volta ci ha attraversato la strada o magari per averlo visto in lontananza? Sulla base di quali esperienze reali ne abbiamo timore o, al contrario, proviamo attrazione nei suoi confronti? Di sicuro il nostro sentore è influenzato dalle narrazioni che abbiamo ricevuto fin dalla fanciullezza, dal mondo favolistico ai cartoni, dalle riviste alla filmografia, fino ad arrivare ai social.
Ma il lupo reale non è un fumetto o un ologramma: è un animale selvatico con le sue esigenze ecologiche e trofiche, un “carnivoro opportunista”, come dicono i tecnici faunisti, ovvero capace di adattarsi a mangiare ciò che è più disponibile, e questo suo ruolo “naturale” a volte si scontra con le nostre paure e con la nostra volontà di tenere animali a vario titolo, a fini economici piuttosto che per diletto o compagnia.
La persecuzione di cui è stato oggetto da sempre, a torto o a ragione, in Italia lo aveva ridotto a poche centinaia di esemplari confinati nei luoghi meno accessibili dell’Appennino Centrale e Meridionale. Poi il boom economico ha portato le genti di montagna e di collina a spostarsi in città, cinghiali e caprioli hanno ripopolato quei luoghi e così il lupo ha trovato cibo e spazi per ritornare laddove era sempre stato. Tuttavia, la sorpresa di trovarcelo nelle campagne è comprensibile, dopo tanti anni.

Nell’Appennino Tosco-Romagnolo i primi esemplari sono arrivati in avanscoperta, risalendo la dorsale, a metà anni ’90. Da almeno vent’anni il territorio ospita una popolazione stabile, con gruppi familiari che difendono i propri areali di competenza (gli specialisti dicono tra i 50 e i 100 chilometri quadrati). Carlotta Nucci, cinofila e laureata in Scienze della conservazione e monitoraggio ecologico, per l’Associazione Pangea si occupa da molti anni di lupi nel Parco Vena del Gesso Romagnola, uno dei siti riconosciuti patrimonio Mondiale UNESCO il 19 settembre 2023.
Quando è cominciata l’attività di controllo del lupo da parte dell’Ente Parco? Da quando te ne occupi personalmente e in che cosa consiste?
L’attività di monitoraggio, organizzata secondo standard scientifici, ha preso il via nel settembre 2014. In precedenza erano state avviate alcune esperienze “pilota”, che sono poi risultate fondamentali per impostare il nostro lavoro attuale. Il monitoraggio “diretto” consiste nella collocazione di foto/video trappole in posizioni strategiche all’interno del Parco. I “sensori” vengono periodicamente spostati per mappare siti diversi, in relazione ai cambiamenti stagionali e in funzione degli spostamenti degli animali. Ogni sensore è sotto stretto controllo, è localizzato con modalità GPS e viene visitato regolarmente dal nostro gruppo di lavoro per lo scarico delle immagini.
La successiva analisi consente di mappare la frequenza delle presenze, l’evoluzione e la vita sociale del branco, di riconoscere i singoli individui stanziali e valutarne i comportamenti e così via. Contestualmente al monitoraggio del lupo, si raccolgono immagini di tutti gli altri “abitanti” e frequentatori del Parco. In questo modo, per esempio, abbiamo documentato la vita della colonia di gatto selvatico.
Con una attrezzatura analoga alla nostra, un residente che collabora con l’Ente Parco ha documentato, a febbraio 2022, uno sciacallo dorato, un canide di taglia intermedia tra volpe e lupo, che da alcuni anni è in espansione dalla Alpi Orientali verso l’Italia centrale. Tutte le immagini raccolte vengono archiviate con modalità standard e confluiscono in una banca dati a disposizione degli Enti di Ricerca. Inoltre mappiamo ogni testimonianza di eventi, avvistamenti o rinvenimenti riconducibili ai lupi, che ci comunicano le persone che conoscono la nostra attività, residenti, operatori del territorio, frequentatori del parco, ecc. e anche fuori dai suoi confini.

Il lupo “italicus” ha rischiato l’estinzione, tuttavia in un paese ad alta densità antropica come il nostro, la sua diffusione sta generando tensioni e qualche danno. Per quale motivo è così importante preservarlo?
Il lupo, in quanto predatore di mammiferi di dimensioni medio-grandi, svolge un ruolo ecologico fondamentale nel controllare e selezionare le popolazioni di ungulati selvatici. Nei nostri territori la densità di capriolo e cinghiale era ed è ancora molto alta, nonostante siano specie sottoposte a prelievo venatorio. Oltre alle conseguenze derivate da una densità eccessiva – incidenti stradali, danni alle coltivazioni, finanche depauperamento delle risorse ambientali – l’assenza di predazione naturale causa un peggioramento delle caratteristiche morfofisiologiche delle popolazioni. Inoltre, prima o poi, si instaurano e diffondono malattie e parassitosi.
Il lupo risolve “naturalmente” queste problematiche prelevando gli animali più deboli e meno “performanti”. Studi scientifici condotti per decenni nel Parco Nazionale di Yellowstone hanno documentato come il ritorno dei lupi in quel territorio, contenendo la popolazione di cervidi che avevano preso il sopravvento, abbia riportato l’ambiente al suo equilibrio originario e migliorato le condizioni ambientali per molte altre specie di animali e vegetali “residenti” nel Parco. È un effetto denominato “cascata trofica” e riguarda appunto i processi ecologici che avvengono a partire dal vertice della catena alimentare sino alla sua base.
Quali sono le caratteristiche che più ti colpiscono di questo selvatico?
L’estrema adattabilità dal punto di vista alimentare e di habitat, l’affascinante elusività che lo caratterizza, ma forse più di ogni altra cosa, la socialità tipica di questa specie.
Il lupo risolve “naturalmente” queste problematiche prelevando gli animali più deboli e meno “performanti”
Camminando nei sentieri delle nostre vallate, spesso s’incontrano escrementi, le cosiddette “fatte”. Come si riconosce quelle di lupo? Quando si trovano è il caso di segnalarle a qualcuno?
Generalmente le fatte, a differenza delle normali feci del cane, contengono al loro interno residui indigeriti delle varie prede: ossa, pelo, unghie, denti. Sono poi posizionate in punti strategici del territorio, in quanto costituiscono per il lupo uno strumento comunicativo efficacissimo. Se è in corso un monitoraggio nella zona che si sta frequentando può essere utile segnalarle all’Ente preposto – Enti Parco, Comuni e loro unioni, Associazioni che svolgono determinati incarichi e altri.
In base alla tua esperienza, ritieni che la presenza del lupo incida considerevolmente sulla densità degli altri selvatici? Avete notato una riduzione di caprioli e cinghiali negli ultimi anni?
In alcune zone abbiamo notato una notevole diminuzione del numero di ungulati, ma non mi sento di asserire che sia per opera dei lupi perché anche le osservazioni di lupi, in quelle stesse zone, sono diminuite. Non abbiamo comunque ancora tratto alcuna conclusione in merito a questi episodi, poiché la ricerca è in corso e quindi sarebbe inappropriato fare supposizioni premature.
Lupi e cani sono interfecondi in quanto i secondi derivano dalla domesticazione dei primi. Ciò comporta la possibilità di accoppiamento in presenza di cani vaganti e/o randagi e questo causa un inquinamento genetico della specie. Altre volte, al contrario, i cani vengono attaccati dai lupi in quanto considerati competitori oppure anche fonte di cibo. Cosa si dovrebbe fare per ridurre le interferenze tra cani e lupi? Non credi che sarebbe il caso di introdurre misure di responsabilizzazione e maggiori controlli per una corretta gestione dei cani?
Concordo assolutamente sul fatto che bisognerebbe avere una gestione corretta dei cani soprattutto in una regione come la nostra, che ha un tasso di biodiversità immenso e di grande valore. Evitare che un animale domestico – e quindi destinato a vivere con l’uomo – interferisca non solo con la genetica del suo “cugino” selvatico ma anche in generale con specie che non rappresentano le sue prede naturali ma che per forza di cose spesso lo diventano, sarebbe di cruciale importanza.

Dovrebbero esserci più controlli e più sanzioni. Certamente è difficile cambiare certe consuetudini nei contesti rurali ed è difficile ottenere risultati concreti. Si dovrebbero trovare nuovi soggetti proattivi, il mondo venatorio ad esempio – che ha grande dimestichezza e competenza con i cani, oltreché una perfetta conoscenza dei territori – potrebbe proporsi nell’aumentare il controllo dei cani vaganti.
Hai notizie del fatto che ci sarebbe chi mette esche avvelenate o compirebbe altre azioni di bracconaggio per contrastare i lupi? C’è anche chi pensa di consentire l’uso della carabina per ridurre le predazioni sugli animali allevati e/o tenere lontano il lupo dalle abitazioni. Ritieni che sopprimere qualche esemplare di lupo possa ridurre i problemi?
Purtroppo siamo a conoscenza di atti di bracconaggio di vario genere, pratiche abominevoli su cui non c’è nulla da dire. Penso che sopprimere qualche esemplare, causando plausibilmente la disgregazione totale o parziale di un branco, possa essere un’arma pericolosissima e con la quale si potrebbero arrecare più danni che benefici.
Per saperne di più sul lupo o per rendersi utile nella sua gestione, quali suggerimenti dai?
Documentarsi da fonti certe, esperti del settore, testi scientifici, pagine di divulgazione serie, oppure seguire alcuni dei vari convegni e incontri che vengono organizzati sia online che in presenza in tutto il territorio nazionale. In generale se si nutrono dei dubbi chiedere chiarimenti a professionisti e confrontarsi apertamente con loro: gli scambi reciproci sono sempre occasione di crescita per ambo le parti. Alle persone piace ricevere risposte e a noi interessano molto le domande, perché ci rendiamo meglio conto di quali siano le maggiori problematiche riscontrate e gli argomenti più critici o quelli che destano maggior timore.









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