Fra soft skills, leadership e feedback, la filosofia può trovare spazio nelle organizzazioni?
In aziende e organizzazioni vengono richieste sempre più competenze tecniche specifiche. Ma la filosofia può avere un ruolo nella gestione dei processi e delle decisioni? Ecco la riflessione di Enrico Liverani dell’associazione Filò – Il filo del pensiero.
L’offerta formativa per le aziende oggi è così variegata e molteplice che è difficile che una società non trovi la risposta giusta ai propri bisogni. Poi si tratta di capire se conosce davvero i propri bisogni, ma questo è tutto un altro problema. Senza entrare ora in quelle che vengono catalogate come competenze tecniche specifiche e limitandoci a osservare le soft skills, si spazia dalle categorie più generali – leadership, comunicazione, gestione del tempo, gestione del team e così via – fino ad arrivare a quelle più particolari, come delega o feedback.
Se poi ci inoltriamo nel mondo del welfare aziendale e del team building, la fantasia non trova limiti: dalla gara di cucina a quella di cocktail, dal rafting alla vela, dal softair alla degustazione di vini, dall’escursione in montagna alla meditazione e chi più ne ha più ne metta. Non potendo trattare anche questo aspetto, mi limiterò a una breve riflessione nel campo della formazione.
Quelle sulle soft skills sono tutte formazioni utilissime, direi indispensabili in un mondo così complesso, che si riverbera nella complessità delle organizzazioni: molte di queste competenze infatti servono non solo fuori dall’azienda, ma anche per saper gestire con consapevolezza le dinamiche interne. Come si potrebbe negare l’importanza di formare buoni leader o di investire su competenze come l’assertività o il public speaking? E allora qual è il punto?

Il punto è semplicissimo eppure sembra sfuggire alla maggior parte delle aziende, come la Lettera rubata di Poe, che solo l’occhio divergente del dilettante investigatore Auguste Dupin riesce a vedere, ma che la polizia parigina non vedeva proprio perché era sotto i suoi occhi: senza una cabina di comando sufficientemente allenata – senza quello che, senza esitazione, possiamo chiamare pensiero critico – tutte le altre competenze non diventano mai davvero “competenze”.
In campo pedagogico, dove ha avuto enorme fortuna, il termine indica la capacità di un soggetto di fare uso delle conoscenze acquisite, delle specifiche abilità e delle attitudini personali per svolgere in modo autonomo e responsabile determinate attività. Senza l’autonoma capacità di giudicare la situazione in cui ci troviamo e di valutare quale sia la scelta migliore, qualunque corso di soft skills rischia di diventare un ricettario di soluzioni pronte all’uso.
Come si dà un buon feedback? Bisogna sottolineare i punti di forza, evitando di rivolgere una critica alla persona. Come si gestisce una riunione? Bisogna chiarire l’oggetto e gli obiettivi, evitando dispersione e inconcludenza. La questione è che la realtà è più complessa e più interessante di qualunque tentativo di riduzione a tecniche e strategie. Queste possono essere utili, ma solo se dietro c’è una persona che pensa, che pensa davvero. Se non si investe nella pratica del pensiero, qualunque iniziativa, anche la più lodevole, ha effetti limitati nel tempo e nella portata.
La filosofia è una pratica di pensiero, di dialogo e di relazione che può essere applicata ai problemi reali
Quando mi chiedono perché bisognerebbe portare la filosofia in azienda, rispondo che è “inutile”, nel senso che non porta benefici pratici e immediati e non dà competenze specifiche. Tuttavia essa è in grado di restituire una visione e un respiro alla mente, un’altezza di prospettiva – che in gergo filosofico chiamiamo “astrazione e universalità” – e una profondità di pensiero che permettono a chi la frequenta di andare dritto al cuore delle cose e di coglierne le parti essenziali.
Questo accade per un motivo semplice: gli strumenti di cui la filosofia ha dotato la persona che si è avvicinata a questa disciplina le permettono di focalizzarsi sul nocciolo del problema, di raccogliersi, di interiorizzare e di confrontarsi dialetticamente e criticamente con le altre persone.
Allora dare un feedback non è solo rispettare una serie di regole, ma comprendere a fondo l’essere umano che si ha davanti; gestire una riunione non è solo conoscere tecniche per l’uso della lavagna o del turno di parola, ma saper guidare il team facendo emergere il miglior contributo possibile di ciascuno dei suoi componenti. La filosofia non è un insieme di teorie più o meno astratte e nebulose che usano un linguaggio incomprensibile, ma una pratica di pensiero, di dialogo e di relazione che può essere applicata ai problemi reali. Quindi anche ai problemi presenti nelle organizzazioni.
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