24 Marzo 2026 | Tempo lettura: 9 minuti
Guide / Animali come noi: guida al benessere animale

E se camminando nei boschi incontro un lupo? I consigli dell’esperto Stefano Schiassi

Durante un’escursione è quasi impossibile imbattersi in un lupo – anche se è facile trovare sulla propria strada un cane da guardia. La guida escursionistica Stefano Schiassi ci da qualche consiglio su come comportarsi e condivide delle riflessioni sulla convivenza fa esseri umani e lupi.

Autore: Luca Bartolucci
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Si parla sempre di più di convivenza con il lupo, che per via della sua presenza nei nostri boschi e sulle nostre montagne è spesso sulla bocca di chi frequenta questi ambienti. A volte c’è un approccio oppositivo, quasi come se il lupo fosse un nemico da scacciare e non un animale che ha sempre popolato le nostre aree interne. Eppure, se in alcuni casi la convivenza con questo predatore pone problemi oggettivi, a volte la sua presenza può essere anche un elemento che valorizza le attività antropiche, come per esempio i cammini.

Ne abbiamo parlato con una figura di grande esperienza: Stefano Schiassi, guida escursionista AIGAE, che il territorio lo conosce talmente bene… da “dar nome ai sassi”. Le camminate guidate da lui non sono solo un modo piacevole e sicuro per avventurarsi nella natura, ma anche una imperdibile occasione per scambiare reciprocamente esperienze e saperi. Inoltre, da buona guida professionale, intrattiene rapporti con gli operatori del territorio come agricoltori, allevatori o ristoratori, che per un verso possono essere interessati a promuovere i loro prodotti e servizi, per un altro possono fornire informazioni utili a evitare spiacevoli “incidenti di percorso”.

In tanti anni di cammino su e giù per le nostre vallate hai avuto occasioni d’incontro diretto con i lupi? Come sono andate?

La presenza del lupo è tangibile più per le tracce che lascia del suo passaggio che per gli avvistamenti o incontri diretti. Come sappiamo il lupo evita il contatto con l’uomo, per questo motivo si muove principalmente di notte e incontrarlo durante le attività all’aperto in montagna e collina è veramente difficile, diversamente dai caprioli, ad esempio. Vivendo a 500 metri di altitudine, circondato da boschi che frequento quotidianamente, mi è facile incontrare animali selvatici, soprattutto al mattino presto, al tramonto o di notte.

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Stefano Schiassi, guida escursionista AIGAE

Quante volte ho incontrato il lupo dal vivo? Due sole volte! Incontri veloci, il tempo di guardarsi negli occhi e ognuno per la propria strada, come deve essere sempre. Mai pensare di seguire il lupo per vedere dove va, gli animali non si disturbano. Non sono loro che vivono vicino a casa mia, sono io che vivo in mezzo a loro. La presenza delle fatte è la prova di come alle volte siano arrivati anche relativamente vicino a casa. Passeggiando con il cane al guinzaglio, talvolta mi capita di vederlo bloccare e poi chiedermi di tornare indietro. Poi puntualmente, il giorno successivo, nei paraggi trovo le fatte del lupo e, se il terreno è bagnato, le impronte.  

Quando accompagni gli escursionisti parlate dell’argomento “lupo”? Ritieni che la presenza del lupo sia un deterrente o una opportunità turistica?

Del lupo si parla sempre durante le escursioni, così come degli altri animali selvatici. Certamente gli articoli di giornale e i post social stanno facendo aumentare l’interesse per l’argomento, anche se ho qualche dubbio che ciò abbia effetti positivi. Durante il cammino spiego gli aspetti ecologici dell’animale, come notare la sua presenza, le relazioni col territorio, il suo ruolo nell’ecosistema, i problemi che può creare, come comportarsi in caso di incontro – un investimento ad esempio –, le attività di studio e monitoraggio. Tra i camminatori l’incontro con un lupo è rarissimo e non ho mai saputo di situazioni pericolose. Peraltro, non tutti sono in grado di distinguere un lupo da razze canine che gli assomigliano come il cecoslovacco o l’husky. 

A livello “turistico” – lo metto tra virgolette perché non lo considero turismo – la presenza del lupo dovrebbe essere un’occasione in più per realizzare giornate di informazione e sensibilizzazione, con la presenza di professionisti ed esperti che da molti anni si occupano del suo controllo e monitoraggio. Insomma, l’argomento “lupo” potrebbe contribuire ulteriormente a rendere interessante il territorio, in aggiunta alla bellezza delle nostre vallate e agli ottimi prodotti gastronomici locali. Questo è turismo! Andare in giro alla ricerca dei lupi, pensando di fare una foto o un selfie…. ecco, quello non si deve fare! Di sicuro atteggiamenti come questo possono solo danneggiare lo stesso lupo e la sua tutela.

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A tuo avviso c’è il rischio che un lupo attacchi una persona? Ci possono essere dei fattori scatenanti?

Non conosco casi di questo tipo e spero che non accada mai. Certamente è bene che tra l’uomo e il lupo rimanga una “distanza di sicurezza”. Lasciare scarti alimentari o rifiuti organici fuori dalle stalle e dalle abitazioni è il primo stadio per far perdere all’animale la innata paura nei nostri confronti. Altrettanto grave è non proteggere adeguatamente gli animali da cortile o, peggio ancora, tenere il cane o altri animali legati nei pressi di casa, soprattutto la notte. Mai cercare di seguire le tracce di un lupo o di capire dove si trova la sua tana.

L’ibridazione del lupo con i cani vaganti e/o randagi è un fenomeno grave. Ti capita spesso di incontrare cani vaganti? Cosa si dovrebbe fare per contenere il problema?

È decisamente più probabile incontrare un cane vagante che un lupo. Poi ci sono gli incontri con i cani da caccia che durante le braccate perdono l’orientamento rincorrendo la selvaggina, di solito questi hanno un numero segnato nel collare, in modo da rintracciare il proprietario.

Tornando ai cani vaganti, purtroppo in collina e montagna c’è la consuetudine diffusa di lasciare i cani liberi in spazi non recintati con la possibilità che escano dalla proprietà privata, talvolta anche per lunghe distanze. Questo sistema è certamente molto apprezzato dal cane, ma molto meno dagli animali selvatici nei paraggi e ancor meno dagli escursionisti e dai bikers. Quando mi capita di incontrare un cane libero, per prima cosa mi fermo e cerco di capire l’indole dell’animale. Nove volte su dieci è sufficiente rimanere calmi, senza agitarsi o urlare, perché il cane torni sui suoi passi e lasci spazio per il passaggio.

A livello “turistico” la presenza del lupo dovrebbe essere un’occasione

Immagino che molti camminatori ti chiedano di portare con loro, sui sentieri, i loro cani. Come ti comporti?

Spesso accompagno escursionisti con il cane al seguito e anch’io porto il mio. Entro i confini delle Aree Protette vige l’obbligo di guinzaglio, ma ovunque il proprietario è comunque responsabile del comportamento del suo cane e di eventuali danni arrecati. Anche il cane che consideriamo più il buono del mondo, incapace di fare del male a una mosca, può avere il suo momento no, quindi in presenza di estranei ci vogliono cane al guinzaglio e museruola pronta da indossare, questa è buona educazione.

In base alla tua esperienza, gli allevatori del nostro territorio hanno accettato la presenza del lupo o avverti del malcontento? Cosa si potrebbe fare per mitigare i loro problemi?

È difficile accettare che qualcuno o qualcosa ti crei un danno economico o affettivo. È normale che chi ha subito un danno reagisca con fermezza e usando parole forti. È compito delle istituzioni trovare l’equilibrio necessario tra le esigenze di tutela del lupo e la vita delle persone. Ci sono una serie di norme e aiuti regionali a favore degli allevatori e degli agricoltori per i danni causati dal lupo, ma queste categorie lamentano tempi di rimborsi troppo lunghi e procedure burocratiche estenuanti.

Va peggio ancora per chi tiene gli animali da cortile per “uso proprio”: se non è associato a un’organizzazione agricola non viene allertato, non riceve aiuti per la difesa e non può chiedere risarcimenti e questo è un problema. La convivenza è possibile e necessaria, ma occorre semplificare le norme e fornire aiuti completi nel sistema – valido – già esistente. 

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Per difendere il bestiame gli allevatori impiegano cani maremmani e abruzzesi, ma per gli escursionisti questi cani rappresentano un problema importante. D’altra parte, molti sentieri attraversano proprietà private e costeggiano pascoli. Come si può mitigare il problema?

L’incontro con i cani da guardiania è un’eventualità che ogni escursionista dovrebbe tenere in conto e dovrebbe sapere come gestire, ma è un altro aspetto per il quale è urgente fare informazione e sensibilizzazione. Il problema dei cani da guardiania è sicuramente più concreto di quello dell’incontro con i lupi, sono animali addestrati e fanno il loro lavoro. Chi vive e lavora in un territorio non deve subire danni dalle attività ricreative, di svago o sportive, caccia compresa. Agli escursionisti va richiesto senso di responsabilità ovvero l’informarsi se lungo l’itinerario che si è deciso di percorrere, ci sono greggi con cani da guardiania, in caso positivo si dovrebbe:

  • Contattare la proprietà e accordarsi per il passaggio – nessuno mi ha mai negato il transito e nemmeno ho mai avuto problemi con i cani da guardiania.
  • Rispettare sempre le regole e le indicazioni dei cartelli di fruizione posizionati nelle zone interessate dal pascolo delle greggi.
  • Evitare i cani al seguito: sono competitori e il capobranco vuole sottometterli.
  • Nel momento dell’incontro con il cane, è necessario fermarsi, non agitarsi, non brandire il bastone con fare minaccioso, non correre, non urlare. Il cane per indole deve controllare chi si avvicina, deve sentirne l’odore, magari ringhia, magari morde il bastone, ma è difficile che vada oltre, se vengono rispettate le regole di cui sopra. Quando ha “finito il controllo” torna sui suoi passi e solo allora si può riprendere il cammino seguendolo, sarà lui a indicare la strada che si deve fare per non disturbare il gregge.      
  • Se si è in MTB è necessario fermarsi, scendere e posizionare la bici tra noi e il cane e seguire la trafila come sopra. Si può risalire in bici solo una volta usciti dalla zona controllata dal cane.
  • In caso di più cani, se qualcuno è confidente non dategli seguito, è il capobranco che decide e lui deve fare il suo lavoro.

Vuoi approfondire?

Leggi anche l’intervista a Carlotta Nucci, faunista che si occupa di lupi da oltre dodici anni, ci ha raccontato le sue esperienze nell’Appennino Tosco Romagnolo.