1 Aprile 2026 | Tempo lettura: 8 minuti

Acqua in bottiglia: la assurde abitudini degli italiani e i rischi per la salute

In Italia consumiamo una quantità smodata di acqua in bottiglia, ma questo ha conseguenze molto gravi sulla salute. Un gruppo di realtà medico-scientifiche ha stilato un documento che spiega perché.

Autore: Francesco Bevilacqua
acqua in bottiglia 3

Il consumo di acqua in bottiglia è un paradosso tutto italiano. Il nostro paese infatti è ai primissimi posti nel mondo in due particolari classifiche, di segno completamente opposto. Da un lato – secondo la statistica “Sanità e potabilità dell’acqua” realizzata dal Environmental Performance Index – siamo all’undicesimo posto nel mondo per qualità dell’acqua potabile e per protezione dai rischi igienico sanitari. In Italia, riporta l’ISTAT, il 99% delle persone è allacciato alla rete idrica. Un risultato rimarchevole in un’epoca di crisi climatica, contrazione delle risorse idriche e problemi geopolitici e militari che prendono sempre più di mira le risorse fondamentali, come l’acqua potabile appunto.

Dall’altro lato però, siamo ancora più in alto – per la precisione al secondo posto, dietro al Messico – per consumo pro capite di acqua in bottiglia. Nel nostro paese infatti ogni persona consuma mediamente 257 litri di acqua in bottiglia all’anno, contro i 270 del Messico, che però può contare su due attenuanti cruciali: la prima è rappresentata dagli storici e strutturali problemi di approvvigionamento idrico, la seconda è il fatto che i messicani utilizzano prevalentemente boccioni da 20 litri, soluzione che rispetto alle bottigliette da mezzo litro diffusissime in Italia ha il pregio di utilizzare meno plastica, che fra l’altro quasi sempre viene riutilizzata per molte volte.

Un contributo importante all’analisi di questa stortura e alla presentazione di possibili soluzione lo fornisce il documento “Acqua di rubinetto ed acqua in bottiglie di plastica: fare la scelta giusta per la salute e l’ambiente” presentato nei giorni scorsi da ISDE, l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente, che a sua volta è una delle istituzioni scientifiche e associative che aderiscono alla Campagna nazionale di prevenzione dei danni alla salute da esposizione alla plastica. Il succitato documento, spiegano da ISDE, “offre un quadro aggiornato e scientificamente fondato sulla qualità dell’acqua destinata al consumo umano in Italia, sui sistemi di controllo e sulle implicazioni ambientali e sanitarie legate all’elevato consumo di acqua confezionata in plastica”.

Acqua in bottiglia

Perché beviamo così tanta acqua in bottiglia?

Una delle domande a cui tentata di rispondere il documento è: “Come mai in Italia c’è questo consumo smodato e ingiustificato di acqua in bottiglia?”. La risposta è duplice: da un lato si tratta di un gap culturale che genera una errata percezione dell’acqua di rubinetto, considerata meno sana e sicura di quella imbottigliata. Dall’altro – e sicuramente c’è un collegamento fra i due aspetti – il mercato italiano è invaso da strategie molto aggressive di marketing che evidenziano un presunto primato dell’acqua in bottiglia rispetto a quella pubblica.

Fra le concause, il documento individua anche elementi come la scarsa capacità dei gestori delle reti pubbliche di comunicare ai cittadini la qualità dell’acqua di rubinetto, la carenza di punti di accesso all’acqua di rete nelle strutture pubbliche e private in luoghi di aggregazione e passaggio come stazioni, aeroporti, uffici, stabilimenti balneari, oltre che, in alcuni particolari contesti, la presenza di infrastrutture obsolete che compromettono la possibilità di garantire una continuità nella fornitura.

L’acqua dell’acquedotto è davvero buona e sicura?

Come sottolineato nel documento, la nuova normativa per le acque adibite al consumo umano – i decreti legislativi 18/2023 e 102/2025 – prevede l’adozione di Piani di Sicurezza dell’Acqua (PSA), che adottano un approccio di tipo sistematico, basato sull’analisi di rischio, con particolare attenzione alle fonti di pressione – potenziale contaminazione storica e recente – che insistono nelle zone di prelievo delle acque. I PSA sono stati introdotti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per garantire la qualità e la sicurezza dell’acqua potabile lungo tutta la filiera. Tale normativa ha anche introdotto controlli su nuovi parametri, quali ad esempio PFAS e microplastiche.

99%

La percentuale di popolazione italiana allacciata alla rete idrica

257

I litri di acqua in bottiglia consumati ogni anno dall’italiano medio

3,3 milioni

Le particelle di nanoplastiche ingerite ogni giorno da un bambino

Nel 2024 l’Istituto Superiore della Sanità ha pubblicato il primo rapporto del Centro Nazionale per la Sicurezza delle Acque, che certifica che l’acqua pubblica in Italia è conforme a tutti in parametri di legge nella quasi totalità dei casi. Nello specifico, è risultata conforme nel 99,1% dei casi ai parametri sanitari microbiologici e chimici e nel 98,4% dei casi a quelli relativi alla qualità, che influiscono su sapore, odore e colore. A questi risultati contribuiscono i trattamenti di disinfezione che vengono effettuati in pi punti della filiera e vengono conclusi con un intervento finale che deve garantire la sicurezza dell’acqua lungo il percorso dell’acquedotto fino alle singole utenze.

Nel documento viene sottolineato come la necessità di trattamenti sia direttamente proporzionale alla salute del suolo e delle falde: “Un concetto fondamentale da comprendere è che i trattamenti, compresa la disinfezione, devono essere tanto più spinti quanto più l’acqua di approvvigionamento è contaminata e quindi, per poter ridurre l’intensità dei trattamenti è necessario ridurre l’inquinamento dei suoli”. Questo ci fa capire quanto cattive pratiche che compromettono la qualità del suolo, come l’uso smodato di pesticidi o la cementificazione selvaggia, abbiano conseguenze negative dirette anche sulla qualità dell’acqua.

Il team coordinato dall’ISDE ha effettuato anche una panoramica su tutto ciò che riguarda il prelievo e la somministrazione dell’acqua. Nel documento vengono presi in esami i vari sistemi come gli impianti per il trattamento di acqua domestica, le caraffe filtranti, le fontanelle pubbliche e le case dell’acqua, con interessanti consigli pratici e un’analisi scientifica dell’effettiva utilità di alcuni dispositivi e, la cosa più importante, dalla qualità e della potabilità dell’acqua che, uscendo da varie fonti, arriva nel nostro bicchiere.

Acqua in bottiglia

Acqua in bottiglia: i rischi per la salute

Uno studio condotto nel 2019 da Pietro Zuccarello, ricercatore presso l’Università di Catania, e dal suo team ha rilevato – per la prima volta, mediante una metodica innovativa di analisi – che in 1 litro di acqua in bottiglia di plastica si trovano circa 3 milioni di microplastiche con dimensione di circa 1 micron. Inoltre, ha stimato la dose giornaliera di particelle inferiori a 10µ ingerite per consumo di acqua minerale imbottigliata in PET: 1,5 milioni circa per chilo di peso corporeo al giorno per gli adulti e in circa 3,3 milioni per chilo di peso corporeo al giorno per i bambini, che subiscono quindi una contaminazione da microplastiche molto più consistente.

Uno studio analogo che ha preso in esame le acque potabili, comprese quelle erogate nelle casette dell’acqua – a cui abbiamo dedicato questo speciale –, ha rilevato una quantità di micro e nanoplastiche inferiori ai 10 micron pari a zero. Tradotto: dal punto di vista della contaminazione da microplastiche, l’acqua dell’acquedotto è molto più salutare dell’acqua in bottiglia. Questo anche perché azioni come lo sfregamento dei tappi, l’esposizione al sole e agli stress atmosferici e meccanici favoriscono la cessione di micro e nanoplastiche all’acqua da parte delle bottiglie.

Ma cosa comporta la presenza di tutta questa plastica nell’organismo? I medici per l’ambiente individuano effetti fisici, chimici e biologici. Fra i primi troviamo l’attivazione e il mantenimento di processi infiammatori. Gli effetti chimici sono collegati dall’introduzione nell’organismo di una serie di sostanze come coloranti, antiossidanti, tensioattivi, bioacidi e altri elementi contaminanti. Infine gli effetti biologici ovvero la proliferazione di infezioni microbiche rese possibili da un effetto protettivo che la plastica offre ai microbi, salvandoli dall’azione delle difese immunitarie. Anche se le reali conseguenze sulla salute devono ancora essere dimostrate, dovrebbe comunque valere sempre il principio di precauzione.

Acqua in bottiglia

Diversi studi hanno poi rilevato la presenza nell’acqua in bottiglia di agenti chimici pericolosi per l’essere umano: formaldeide – sostanza cancerogena –, acetaldeide – possibile cancerogena –, ftalati e bisfenolo A, monomeri, chetoni e antimonio – un metallo pesante utilizzato come catalizzatore nella preparazione del PET, possibile cancerogeno e mutageno. “Benché nella maggior parte dei casi la concentrazione delle sostanze chimiche rilevate risulti al di sotto dei limiti normativi attualmente vigenti – viene sottolineato nel documento – è ben noto che per molte di esse sono stati rilevati effetti negativi sulla salute anche per valori molto al di sotto di queste soglie”.

Cosa fare?

Il documento dell’ISDE e delle altre associazioni si conclude con una serie di indicazioni per rendere più salutare e sostenibile il consumo di acqua.

  • La prima cosa da fare è sicuramente preferire l’acqua del rubinetto piuttosto che l’acqua in bottiglia; per conservarla in frigo o in dispensa è meglio utilizzare bottiglie di vetro.
  • Fuori casa utilizzare la propria borraccia (in acciaio o vetro) riempita con l’acqua del rubinetto.
  • Non utilizzare sistemi di trattamento domestico dell’acqua, se non strettamente necessario.
  • Nei condomini dove sono installati depositi e autoclavi accertarsi che vengano periodicamente puliti e disinfettati; il condominio dovrebbe disporre di un punto di prelievo di acqua diretta dall’acquedotto, installato prima dell’ingresso nel deposito/autoclave, posizionato a piano terra, a disposizione dei condomini.
  • Negli edifici pubblici, come scuole, strutture sanitarie o impianti sportivi debbono essere garantiti punti di approvvigionamento di acqua potabile, come previsto dai Criteri Ambientali Minimi di cui al D.M. 9 aprile 2025.

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