Il lupo sta solo nei boschi e in montagna? Falso: l’esperto sfata un altro mito
L’ex funzionario forestale e biologo Giovanni Nobili racconta come il lupo sia arrivato nella zona del Delta del Po e della pianura padana, sfatando il mito che questo selvatico abiti solo boschi e montagne.
Per raggiungere la casa della nonna cappuccetto rosso deve attraversare la foresta ed è lì che incontra per la prima volta il lupo. Questa favola ha segnato la vita fanciullesca di molte generazioni dispensando, contestualmente alla discutibile caricatura antropofaga, anche qualche suggerimento sensato: la foresta può essere pericolosa, il lupo è scaltro e approfittatore. Inoltre, meglio non dare confidenza al lupo.
Per molti di noi è da questo mondo favolistico che si è affrancata l’idea che il lupo sia un selvatico prettamente forestale. Niente di più sbagliato e ce ne stiamo accorgendo giorno dopo giorno. Infatti, dopo aver ricolonizzato montagne e colline ricche di caprioli e cinghiali, il lupo si sta spingendo nelle pianure abitate. Nella Padania in particolare, la nutria è una fonte alimentare importante, ma approfitta anche degli ungulati comunque presenti nelle fasce fluviali e nelle aree a bassa intensità agricola.
Le abitazioni e le infrastrutture urbane non sono per il lupo elementi di disturbo, tanto più se capisce che nei paraggi può trovare cibo facilmente. Per questo motivo la prima raccomandazione che tutti dovrebbero mettere in atto è evitare di lasciare alimenti, scarti o sottoprodotti nelle aree cortilive, per le strade o nelle campagne. L’associazione tra cibo e presenza umana è il primo stadio di “abituazione” ovvero del processo che porta un selvatico a superare il timore verso l’essere umano, finanche ad avvicinarsi.

Riguardo alla colonizzazione della pianura padana e in particolare della fascia costiera Romagnola, abbiamo raccolto l’esperienza di una persona davvero competente. Si tratta di Giovanni Nobili, laurea in Scienze Naturali, PhD in Biologia evoluzionistica ed Ecologia, già funzionario del Corpo Forestale dello Stato, poi Ufficiale dei Carabinieri per la Biodiversità, responsabile per la gestione delle Riserve naturali dello Stato nelle Province di Ravenna e Ferrara dal 2008 al 2025, attualmente “a riposo”.
Giovanni, immaginavi che il lupo sarebbe arrivato nelle zone litoranee della Romagna e del Ferrarese? Quali sono stati i primi indizi?
Già attorno al 2015, con il diffondersi della specie in tutta l’Italia, si può dire che tra gli specialisti c’era “attesa” rispetto al possibile arrivo della specie nelle aree litoranee; si pensava comunque che sarebbe stata una presenza soltanto circoscritta e saltuaria. La prima segnalazione di cui ho conoscenza è un’immagine da fototrappola del 2018, ripresa nelle vicinanze di Casalborsetti (RA) dai Carabinieri Forestali. Mi confrontai con l’ISPRA di Ozzano Emilia e facemmo un comunicato stampa senza indicare la località.
Nell’autunno 2020 fui avvisato dal veterinario del centro di Monte Adone dell’arrivo di Ginevra – all’epoca dotata di radiocollare – nella Pineta storica di Classe. La pineta litoranea in zona Bevano, proprio grazie ai dati del radiocollare, viene spesso frequentata, così come la spiaggia. All’inizio del 2021, sempre grazie alle fototrappole dei Carabinieri Forestali, fu documentata la presenza di una coppia. Allo scopo di diffondere correttamente le implicazioni della notizia, informai a livello istituzionale la Prefettura di Ravenna e durante l’estate facemmo diverse iniziative di informazione ai turisti, come visite guidate, e comunicati stampa in raccordo con Parco del Delta e Polizia Provinciale.
Nel Ferrarese l’arrivo della specie è stato leggermente successivo. Per un paio d’anni – dal 2023 circa – nel Bosco della Mesola fu documentata, sempre in raccordo con il Parco del Delta, la presenza saltuaria di singoli esemplari in dispersione; più di recente si è stabilizzato in zona un gruppo familiare.

L’insediamento del lupo avrà cambiato gli equilibri faunistici del territorio, sei riuscito a capire in quale modo? Gli ungulati hanno cambiato abitudini e/o densità?
Le Riserve statali hanno superfici limitate e sono direttamente in comunicazione con il territorio circostante, non ci sono pertanto problemi dovuti al lupo se non nel Bosco della Mesola – recintato per la presenza di ungulati –, dove l’arrivo del predatore rappresenta una criticità gestionale proprio per la potenziale interferenza con la popolazione autoctona di cervo. Nel lungo periodo, i Carabinieri per la Biodiversità stanno realizzando un progetto per la creazione di una popolazione libera, alternativa a quella originaria, del cervo mesolano in Calabria. Del resto lupo e cervo convivono da millenni nello stesso habitat, le interferenze quando esistono sono dovute soltanto alle alterazioni ambientali provocate dall’essere umano.
Siamo abituati a pensare il lupo come il “re” della montagna…. Come fa a cavarsela tra stagni, canali e pinete, inframmezzate da strade, recinzioni, ponti, capanni da pesca, centri commerciali, campeggi e urbanizzazioni?
Se la cavano benissimo girando la notte, inoltre nuotano benissimo e non temono assolutamente di bagnarsi. Quando ricevevo i rilevamenti dal radiocollare di Ginevra, si vedeva chiaramente che con regolarità attraversava la Statale Adriatica e cercava prede – evidentemente nutrie – anche in aree estese aperte lungo i canalini di scolo tra i campi; una notte arrivò fino alle porte di Forlì. Le aree per la tana sono nella vegetazione più fitta nelle zone più indisturbate di pineta o nella vegetazione ripariale lungo i canali.
La presenza del lupo nelle Aree Protette litoranee dell’Emilia-Romagna ha causato conflitti con le persone?
Nessun conflitto con turisti o persone in genere. Allevamenti bradi in aree costiere non ce ne sono, mentre qualche problema è rappresentato dalla predazione sugli animali da cortile. Penso di poter dire che nell’area della Pineta di Classe – che però ammetto di non conoscere dal punto di vista sociale – vi sia una almeno parziale polarizzazione tra chi è favorevole e chi è contrario alla presenza del lupo dovuta alla limitata e tutta da verificare competizione/sovrapposizione di interessi con il mondo venatorio. Nell’area del Delta il lupo sfrutta essenzialmente la risorsa alimentare costituita da nutrie e il daino nella Pineta di Classe è un alloctono presente in sovrannumero. Il ruolo del lupo in questa zona è quindi senz’altro positivo.
E con la presenza turistica, intensissima durante il periodo estivo, non ci sono interferenze?
I turisti, appositamente informati, si dimostrano anzi molto interessati a questa nuova presenza. Nessuna interferenza quindi, neppure con gli operatori turistici balneari a quanto mi risulta. Ho visto delle immagini della zona dell’Argentario, in Toscana, con lupi fotografati di giorno nei parcheggi a ridosso della spiaggia o sulla duna: è una situazione che va evitata informando i turisti di non dare assolutamente da mangiare a questi animali.

In caso di rinvenimento di un lupo morto o ferito, come ci si deve comportare?
Bisogna fare una segnalazione a Polizia Provinciale o Carabinieri Forestali.
In caso di investimento automobilistico di un lupo – e più in generale di un selvatico – come ci si deve comportare?
Se vi sono le condizioni di sicurezza, se si investe un animale di una certa portata – come può essere un lupo – sarebbe opportuno cercare di capire le sue condizioni scendendo con le dovute precauzioni dall’auto. Nel caso l’animale sia morto è possibile segnalare la posizione ai numeri di emergenza affinché si possa procedere al recupero del corpo anche per eventuali rilievi e raccolta di dati. Nel caso l’animale sia stato ferito leggermente è probabile che sia già fuggito con le sue zampe e che quindi sia difficilmente recuperabile.
Può essere triste dirlo ma probabilmente la scelta migliore in questo caso potrebbe essere quella di lasciar fare alla natura piuttosto che tentare una cattura difficoltosa per i soccorritori e stressante per l’animale. Nel caso l’animale ferito sia invece “nella disponibilità” dei soccorritori, il comportamento più civile è quello di aspettare un veterinario anche se bisogna essere consapevoli che non sempre è possibile intervenire tempestivamente, anche se Centri di recupero e AUSL hanno sempre dei veterinari prontamente reperibili.
Ricapitolando: chiamare sempre per prime le Forze dell’Ordine, saranno poi loro a fare i tentativi necessari per il successivo soccorso. Per l’eventuale rimborso dei danni all’autovettura, rivolgersi in primo luogo alla propria assicurazione che procederà a richiederlo all’Ente proprietario della strada nel caso vi siano i presupposti.
Uccidere un lupo, ci dicono gli etologi, provoca nel branco un disequilibrio che li spingerà a ricercare prede più facili, avvicinandoli ai nostri spazi di vita
Hai contezza del fatto che c’è chi mette esche avvelenate o fa altre azioni di bracconaggio per contrastare i lupi? Quanto può essere esteso il fenomeno?
Com’è noto, la soppressione di un animale con metodi non consentiti è punita ai sensi del Codice Penale ma, come si dice, la madre degli imbecilli è sempre incinta, per cui sicuramente a qualcuno può venire in mente di tentare di farsi giustizia da solo. La Romagna è un territorio molto civile e queste riprovevoli evenienze sono limitate a persone con scarsa conoscenza o che credono ancora di poter disporre a proprio piacimento della Natura.
Più utile è invece sapere che il lupo è un predatore di vertice della catena alimentare e che la sua presenza è legata esclusivamente alla disponibilità di prede. La popolazione di lupo non può quindi aumentare a dismisura ma resta regolata naturalmente dalle risorse disponibili. Evitare di mettere a disposizione del lupo risorse “facili” – animali da cortile, rifiuti – è nostro compito; ancor peggio è dar loro da mangiare. In tal modo si attira il lupo più vicino ai nostri spazi di vita. Vanno modificate alcune nostre abitudini, come lasciare i cani fuori alla notte. Uccidere un lupo, ci dicono gli etologi, provoca nel branco un disequilibrio che li spingerà a ricercare prede più facili, avvicinandoli ai nostri spazi di vita.
Il lupo è un animale selvatico e come tale va trattato. Non è né buono né cattivo, svolge il suo compito di predatore compiendo la funzione essenziale di regolatore della densità delle sue prede. Proprio con l’abbandono, in collina, di ampi spazi una volta destinati all’agricoltura, il conseguente incremento dell’estensione dei boschi e la diffusione degli ungulati, si è dato modo a questa specie eccezionalmente adattabile di diffondersi. L’uccisione di uno o più lupi da una zona è inutile anche perché comporterà il loro successivo rimpiazzo da parte di altri.
Vuoi approfondire?
- Scopri il Delta del Po, l’ambiente umido più importante d’Italia e tra i più rilevanti d’Europa. Il Parco Regionale che vi insiste coinvolge i Comuni di Comacchio, Argenta, Codigoro, Goro, Mesola, Ostellato, Alfonsine, Cervia, Ravenna.
- Consulta la pubblicazione “Buone pratiche per una corretta convivenza con il lupo in aree agricole ed antropizzate” a cura di Wolf Apennine Center, Regione Carabinieri Forestale Emilia Romagna Gruppo Reggio Emilia, Servizio Veterinario dell’Azienda Usl di Reggio Emilia.
- Per richieste di informazioni, indennizzi, contributi per interventi di mitigazione degli impatti derivanti dal lupo gli enti competenti sono Gli Enti Parco all’interno delle perimetrazioni delle ‘Zone protette’ (Parchi nazionali, Regionali, Riserve naturali, ecc.) e i Servizi Territoriali Agricoltura Caccia e Pesca della regione nelle restanti aree.
- Per segnalazioni relative a bocconi avvelenati, cani vaganti, comportamenti illeciti contattare i Carabinieri Forestali (numero unico di emergenza 112) o la Polizia locale o le Guardie Ecologiche Volontarie.
- Leggi gli altri articoli di approfondimento sul lupo, sul suo comportamento e su come convivere con questo selvatico.










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