Cortocircuito fossile: per abbassare le accise sui carburanti il governo usa i fondi della decarbonizzazione
Il governo ha prorogato fino al 1° maggio il taglio delle accise sui carburanti. Dei 500 milioni necessari, 300 arrivano dalle aste ETS: risorse nate per la transizione climatica usate ora per calmierare i fossili.
Il governo ha approvato oggi, 3 aprile 2026, il nuovo decreto carburanti che proroga fino al 1° maggio il taglio delle accise su benzina e diesel. Ad annunciarlo è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, spiegando che la misura sarà finanziata con 500 milioni di euro, di cui 200 milioni dall’extragettito Iva e 300 milioni dai proventi delle aste ETS, “avendo premura di non toccare quelle per il sollievo agli energivori”.
L’ETS, l’Emission Trading System europeo, è il meccanismo con cui si attribuisce un prezzo alle emissioni di CO₂ dei settori più inquinanti, con l’obiettivo di orientare imprese e Stati verso la decarbonizzazione, ovvero la riduzione progressiva delle emissioni di CO2, principali responsabili del cambiamento climatico di origine umana. La Commissione europea indica che i ricavi derivanti dalle aste delle quote dovrebbero essere destinati in larga parte ad azioni per il clima, dall’efficienza energetica alle rinnovabili fino all’innovazione industriale pulita.
In questo caso, invece, una parte di quelle entrate viene usata per sostenere una misura che abbassa temporaneamente il costo dei carburanti fossili, principali responsabili della crisi climatica. Risorse generate da uno strumento creato per ridurre le emissioni vengono impiegate, almeno in parte, per rendere più accessibile il consumo di benzina e diesel.
La proroga arriva dopo il primo intervento deciso a metà marzo, quando l’esecutivo aveva introdotto uno sconto di circa 25 centesimi al litro per 20 giorni per contrastare il caro petrolio. Già allora la misura era stata presentata come risposta emergenziale all’aumento dei prezzi internazionali. Con il decreto approvato oggi, il governo conferma quella linea e la prolunga per tutto aprile, accompagnandola con altre misure, fra cui un intervento fiscale per il settore agricolo.
La questione, però, va oltre il breve periodo. Intervenire sulle accise può dare sollievo a famiglie, autotrasportatori e imprese in una fase di rincari, soprattutto in un Paese ancora fortemente dipendente dalla mobilità privata e dal trasporto su gomma. Ma scegliere di coprire una parte di questo costo con i proventi ETS mostra quanto la transizione energetica continui a essere trattata come una riserva da cui attingere nelle emergenze, più che come una direzione da rafforzare in modo coerente. Visto anche che, accanto a questo intervento, non si intravedono con la stessa chiarezza misure altrettanto efficaci e determinate per accelerare la transizione energetica, cioè l’unica strada capace di ridurre davvero l’esposizione dell’Italia a crisi come questa.





Commenta l'articolo
Per commentare gli articoli registrati a Italia che Cambia oppure accedi
RegistratiSei già registrato?
Accedi