Attentato a Sigfrido Ranucci: esplosione distrugge due auto davanti a casa, indagini per metodo mafioso
L’auto del giornalista Sigfrido Ranucci e quella di sua figlia sono state fatte esplodere. Si indaga per danneggiamento aggravato con l’aggravante del metodo mafioso.
Nella notte tra il 16 e il 17 ottobre 2025, un ordigno è esploso vicino all’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci – giornalista e conduttore di Report – a Campo Ascolano, una frazione di Pomezia. Le deflagrazioni – secondo quanto riportato da Report e fonti giornalistiche – sono state tali da distruggere due auto, una di Ranucci e l’altra di sua figlia, parcheggiate davanti al cancello della villetta. L’esplosione ha danneggiato anche il cancello d’ingresso. Non risultano, per ora, feriti.
Ranucci era fuori casa nei giorni precedenti, ma ha dichiarato che sua figlia aveva parcheggiato accanto all’auto qualche minuto prima dell’esplosione. Secondo la sua ricostruzione, l’ordigno sembra di fattura rudimentale, ma resta fondamentale verificarne la natura e quantità.
L’inchiesta è affidata alla Procura Distrettuale Antimafia di Roma, con il Pm Carlo Villani coordinato dall’aggiunto Ilaria Calò, che procede per danneggiamento aggravato con l’aggravante del metodo mafioso. La zona, un’area residenziale con scarsa copertura video, complica i rilievi: le telecamere presenti sarebbero solo quelle dei semafori, non dispositivi di sorveglianza diretta sul sito dell’attentato. Le forze dell’ordine stanno estendendo le verifiche lungo le strade consolari circostanti per rintracciare altri sistemi di videosorveglianza utili.
Sigfrido Ranucci è un giornalista e autore televisivo noto per la sua attività nel giornalismo d’inchiesta. Dal 2017 è il conduttore di Report, storica trasmissione della Rai che raccoglie e approfondisce indagini su corruzione, crimine organizzato, abusi di potere e mala gestione pubblica. Giornalista rigoroso, Ranucci ha firmato alcune delle inchieste più delicate e scomode degli ultimi anni, guadagnandosi stima, premi e anche numerose minacce. Proprio per il suo lavoro è sotto tutela da tempo.
La sua impostazione professionale si fonda sull’indipendenza editoriale e sulla volontà di fornire ai cittadini strumenti di conoscenza per esercitare il proprio senso critico. L’episodio ha suscitato reazioni immediate dal mondo della politica e dell’informazione. I sindacati dei giornalisti (Fnsi, Usigrai) e le redazioni Rai hanno indetto assemblee e presidi, richiamando un allarme per il clima che pesano sulle trasmissioni d’inchiesta.
L’attentato, oltre che come intimidazione verso una persona e la sua famiglia, viene letto da molti commentatori come un attacco al cuore della libertà di informazione. La Rete No Bavaglio lo ha definito “un attacco alla libertà di stampa e alla democrazia”. Il fatto che sia avvenuto in un contesto a basso tasso di videosorveglianza rende ancor più arduo l’individuazione dei responsabili. Resta cruciale la rapidità degli accertamenti per capire se l’azione sia connessa al lavoro investigativo di Ranucci, già sotto scorta per le molte inchieste condotte nel corso degli anni.
I prossimi passi delle indagini includeranno l’analisi dei residui esplosivi, escursioni tecniche nella zona circostante e verifiche incrociate dei flussi video e delle testimonianze locali. Sul piano istituzionale, cresce la richiesta che il caso venga portato all’attenzione della Commissione parlamentare Antimafia, per accendere un faro permanente su chi svolge attività di informazione investigativa in ambienti rischiosi.
La redazione di Italia che Cambia esprime solidarietà al collega Ranucci. «Questo episodio non deve alimentare solo paura e indignazione, ma spingerci a rafforzare una cultura del giornalismo che protegga chi indaga, che promuova trasparenza e che contribuisca a costruire una società più consapevole, giusta e resiliente», ha dichiarato Andrea Degl’Innocenti, direttore di Italia che Cambia. «Serve un impegno concreto da parte delle istituzioni per garantire che chi fa informazione possa farlo in sicurezza e serve che le persone restino vigili, informate e partecipi. La libertà di stampa non si difende solo con le parole, ma con scelte quotidiane e collettive».





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