Flotilla per Cuba: alcuni attivisti sono stati fermati al rientro dall’isola
Dopo aver consegnato aiuti umanitari a Cuba, alcuni membri del Nuestra América Convoy sono stati fermati e interrogati negli aeroporti di Miami e Panama. La missione denuncia intimidazioni verso chi sfida l’embargo.
Il ritorno dalla missione umanitaria a Cuba si è trasformato per alcuni attivisti in una lunga serie di fermi, interrogatori e controlli sui dispositivi elettronici. È accaduto negli aeroporti di Miami e Panama, dove diversi membri del Nuestra América Convoy, appena rientrati dopo avere consegnato aiuti all’Avana, sono stati trattenuti per ore dalle autorità. Un episodio che gli organizzatori leggono come un segnale politico preciso verso chi prova a sfidare, anche solo sul piano umanitario, l’isolamento imposto all’isola.
Secondo quanto riferito dagli organizzatori e rilanciato da diversi media, almeno una parte dei partecipanti è stata trattenuta per ore negli aeroporti di Miami e di Panama, con sequestri temporanei di telefoni e computer e domande sulla missione appena conclusa. Tra i nomi dei fermati ci sono quelli dell’attivista brasiliano Thiago Ávila, fermato a Panama, e della giornalista statunitense Katie Halper, che ha raccontato di essere stata trattenuta a Miami. Al momento non risultano accuse formalizzate, ma i partecipanti parlano di un’azione dal chiaro intento intimidatorio.
La notizia arriva mentre a Cuba si aggrava la crisi energetica che nelle ultime settimane ha prodotto blackout estesi, difficoltà nell’accesso ai servizi essenziali e nuove carenze di medicinali e carburante. Il convoglio internazionale è nato proprio come risposta all’ulteriore stretta imposta dagli Stati Uniti sulle forniture energetiche verso l’isola, in un contesto già segnato da anni di embargo e da una forte vulnerabilità economica. La missione è un tentativo di aprire corridoi concreti di solidarietà.
La missione, partita a marzo, ha funzionato come un convoglio misto via mare e via area. Una parte degli aiuti è salpata dal Messico a bordo dell’imbarcazione Granma 2.0, mentre altre delegazioni sono arrivate all’Avana con voli umanitari. Secondo AP e Reuters, il Nuestra América Convoy ha coinvolto centinaia di persone provenienti da oltre trenta Paesi, fra attivisti, operatori sanitari, parlamentari, studenti e rappresentanti di organizzazioni sociali. Il carico comprendeva pannelli solari, biciclette, cibo, medicinali e altri beni essenziali pensati per alleggerire, almeno in parte, l’impatto della crisi su ospedali e comunità locali.
Anche dall’Italia è partita una delegazione, di cui facevano parte anche gli eurodeputati Ilaria Salis e Mimmo Lucano, che ha consegnato sull’isola circa 5 tonnellate di medicinali, inclusi anche farmaci oncologici e materiali destinati al sistema sanitario cubano. Accanto ai medicinali, sono stati inviati anche generatori e pannelli solari, con l’obiettivo di sostenere strutture colpite dai continui blackout.






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