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12:34 28 Gennaio 2026 | Tempo lettura: 4 minuti

Bagnoli si ribella: bloccati i “camion dei veleni” per l’America’s Cup

La protesta dei cittadini contro i camion dei cantieri legati alla Coppa America: ci sono timori su polveri e materiali. Intanto Bassolino denuncia l’assenza di VIA e di confronto pubblico.

Autore: Redazione
bagnoli camion dei veleni
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Attivisti e residenti sono scesi in strada con striscioni con scritte come “Bagnoli non è in vendita” e “No ai camion della morte”, organizzando un presidio permanente che ha fermato i mezzi pesanti in ingresso sull’area della colmata. L’allarme principale riguarda la movimentazione di oltre 1,2 milioni di metri cubi di materiali contaminati – confermati dalle analisi Invitalia del 2015 – che includono scorie siderurgiche, metalli pesanti e idrocarburi potenzialmente cancerogeni.

Secondo i residenti le polveri sollevate dai camion, senza adeguate misure di contenimento, potrebbero diffondersi su un’area densamente popolata, esponendo bambini, anziani e lavoratori a gravi rischi sanitari; i comitati evocano un “disastro ambientale in fieri”, simile a quanto accaduto in altre bonifiche fallite.

L’America’s Cup è la più antica competizione velica al mondo, nata nel 1851 come sfida tra yacht club. La prossima edizione si terrà, per la prima volta, in Italia, con le regate preliminari previste a Cagliari dal 21-24 maggio 2026 e la fase finale che si terrà a Napoli tra Posillipo e Castel dell’Ovo dal 10 luglio 2027.

I cantieri sulla colmata di Bagnoli servono a preparare basi “temporanee” per i team (hangar, pontili, scogliere, piattaforme alaggio), che arriveranno a partire da fine maggio 2026. L’area però fa parte dell’ex Italsider ed è oggetto di un forte inquinamento post industriale.

Il progetto originario di bonifica della zona, PRARU 2019, prevedeva la rimozione totale della colmata, il ripristino della linea di costa naturale, una spiaggia pubblica accessibile e un grande parco urbano, ma ora queste opere “temporanee” per la Coppa (pontili, scogliere, hangar) sono destinate a rimanere all’80-90% secondo il sub-commissario De Rossi, aggirando l’obbligatoria Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per bacini oltre i 10 ettari.

In Consiglio comunale l’ex sindaco di Napoli Antonio Bassolino ha sollecitato la convocazione di un consiglio “nell’area flegrea”, aperto a cittadinanza e associazioni, ricordando che un ordine del giorno unitario approvato mesi fa impegnava l’amministrazione a farlo. Bassolino ha ripreso alcuni interrogativi che circolano nel dibattito pubblico: in particolare perché non ci sia una Valutazione di impatto ambientale e cosa garantisca davvero la temporaneità delle opere collegate alla Coppa America, con il rischio che interventi presentati come provvisori diventino permanenti, cambiando assetti urbanistici e funzioni dell’area.

L’interrogazione contesta inoltre lo stravolgimento del piano urbanistico: invece di bonifica e verde pubblico, si privilegiano infrastrutture turistico-commerciali (nuovo porto, edifici fissi) che “cementificano” l’area senza confronto democratico.

Il Commissario straordinario del Governo per la bonifica ambientale e rigenerazione urbana dell’area SIN Bagnoli-Coroglio è Gaetano Manfredi sostiene che il Ministero dell’Ambiente avrebbe escluso la VIA proprio a condizione della reversibilità delle opere; ma richiama anche affermazioni attribuite al sub-commissario secondo cui una quota molto alta degli interventi resterebbe, facendo venire meno il presupposto della temporaneità.

Il tema non è solo tecnico ma anche di partecipazione e trasparenza: decisioni di forte impatto sanitario e ambientale non dovrebbero maturare senza un confronto pubblico strutturato.

«Gli amministratori sono sempre più lontani dalla cittadinanza: così come hanno ignorato le spinte e le paure già legate al bradisismo, che ha sempre più epicentro proprio nella zona di Bagnoli», ha dichiarato Fulvio Mesolella della redazione di Napoli che Cambia.

«Probabilmente – ha continuato – sono nell’imbarazzo di dover spiegare come rendere compatibili i loro progetti con la ripresa di attività vulcanica che da un momento all’altro potrebbe vanificare tutto. Per questo non solo evadono impegni tecnici presi dai precedenti commissari (la bonifica totale), peraltro sanciti da risoluzioni legislative, ma evitano in maniera indecente di rendere pubblici i progetti perché evidentemente gli interessi economici in gioco ormai sono bipartisan, fra sindaco e governo».

Intanto il presidio permanente a Bagnoli continua con turni di volontari, supportato da comitati, associazioni ambientaliste e studiosi, in vista della grande manifestazione popolare del 7 febbraio. Le richieste sono chiare: stop immediato ai camion fino al completamento della procedura di VIA obbligatoria, ripristino del PRARU originale con mare pulito e balneabile, spiaggia pubblica gratuita, bonifica integrale della colmata e creazione di lavoro utile (non precario legato all’evento).

Anche le critiche istituzionali e accademiche si intensificano: un convegno il 29 gennaio a Napoli analizzerà rischi e alternative, mentre interventi di professori e ONG denunciano la cosiddetta “commissariocrazia” come “modello fallimentare”. La mobilitazione punta anche a un referendum consultivo cittadino e a un esposto alla Procura per reati ambientali.

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