Ex Ilva, un operaio è morto in acciaieria: sciopero di 24 ore
Claudio Salamida è morto precipitando per circa 8 metri nell’Acciaieria 2 dell’ex Ilva di Taranto. Sindacati: 24 ore di sciopero. Indagini in corso; resta aperta la partita sul futuro del sito.
Un operaio è morto all’ex Ilva di Taranto (oggi Acciaierie d’Italia) durante il turno di mattina di lunedì 12 gennaio 2026. La vittima, Claudio Salamida, residente a Putignano, era impegnata in attività di controllo su una valvola in Acciaieria 2 quando è precipitata dal quinto al quarto piano, in un salto di circa sette-otto metri. Le cause sono in fase di accertamento e l’area è stata messa in sicurezza per i rilievi.
A dare l’allarme sono stati i colleghi presenti, mentre sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e i responsabili della sicurezza aziendale. La rianimazione non è bastata. In attesa delle verifiche dell’autorità giudiziaria, Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato 24 ore di sciopero in tutti i siti del gruppo, chiedendo chiarezza sulla dinamica e misure immediate per prevenire nuovi incidenti.
L’incidente riaccende l’attenzione sulla fabbrica più controversa d’Italia, da anni è al centro di dibattiti per il suo impatto ecologico e sulla salute umana. Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha chiesto un piano straordinario di manutenzione e risanamento e ha legato la sicurezza degli impianti al percorso di decarbonizzazione, ovvero alla necessità di rendere meno impattante la produzione di acciaio dal punto dei vista climatico, sostenendo che il futuro dell’acciaieria non può prescindere da condizioni di lavoro adeguate e da scelte industriali coerenti con la riduzione delle emissioni.
Intanto, la situazione societaria dell’azienda resta instabile. Acciaierie d’Italia è in amministrazione straordinaria e i commissari hanno comunicato che, a dicembre 2025, sono arrivate due offerte per l’acquisizione dei complessi aziendali ex Ilva. Nelle ultime settimane diversi media hanno riportato un’accelerazione delle interlocuzioni, con l’obiettivo dichiarato dal governo di chiudere la procedura e vendere entro il primo quadrimestre 2026, ma la platea e il perimetro delle proposte sono oggetto di ricostruzioni non sempre coincidenti.
A complicare lo scenario c’è anche la partita legale: il 12 gennaio 2026 Reuters e Financial Times hanno riportato che gli amministratori di Acciaierie d’Italia hanno avviato una richiesta danni fino a 7 miliardi di euro contro ArcelorMittal, contestando presunte responsabilità gestionali nella fase precedente al controllo pubblico. Nel frattempo il governo continua a cercare un investitore che presenti un piano industriale credibile su produzione, occupazione e tecnologie “green”, in un equilibrio delicato tra continuità produttiva e bonifiche.






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