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10:54 26 Gennaio 2026 | Tempo lettura: 4 minuti

La Fiamma Olimpica arriva oggi a Cortina fra le proteste. Ecco perché

La Fiamma Olimpica fa tappa oggi a Cortina – una delle sedi delle Olimpiadi Invernali – ma il suo percorso è stato accompagnato da proteste in ogni città da parte di gruppi pacifisti e ambientalisti.

Autore: Redazione
fiamma olimpica
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La Fiamma Olimpica è partita il 26 novembre dal tempio di Olimpia antica, in Grecia, per poi arrivare tappa dopo tappa in Italia, passando per Cortina – sede dei giochi invernali che inizieranno fra dieci giorni –, dove arriverà nella giornata di oggi, e concludendo la sua corsa a Milano il 5 febbraio. In quasi tutte le città attraversate dalla cerimonia si sono svolte manifestazioni di protesta da parte di gruppi ambientalisti e pacifisti che hanno fatto notare, sempre in maniera nonviolenta, l’impatto enorme della manifestazione su ecosistema e società.

“A Trieste è passata la fiamma olimpica, seguita dal carosello di sponsor delle Olimpiadi invernali Milano Cortina, con in testa Coca Cola ed Eni che hanno riempito di ipocrisie piazza Unità”, hanno spiegato sabato le attiviste e gli attivisti di Extinction Rebellion del capoluogo giuliano. “Come XR Trieste abbiamo partecipato alle proteste organizzate dal movimento per la Palestina per contestare la partecipazione di Israele ai giochi olimpici e boicottare la presenza di sponsor come Eni, Coca Cola, Leonardo e Intesa San Paolo complici del genocidio in corso a Gaza”.

“I valori olimpici di pace e di democrazia – prosegue nel comunicato XR Trieste – vengono completamente svuotati e la guerra viene fatta entrare e legittimata. Ribadiamo che non esiste giustizia ambientale senza giustizia sociale. Le olimpiadi invernali che inizieranno il 6 febbraio, promosse come le olimpiadi più sostenibili di sempre e a costo zero, ancora prima dell’inizio hanno causato danni ambientali enormi, per opere per lo più inutili inutili per lo svolgimento dei giochi e senza nessun beneficio per i territori ospitanti, ma funzionali solo a un grande gioco di speculazione finanziaria”.

Dello stesso tenore le accuse che arrivano a Padova, dove XR ha organizzato un volantinaggio e presidio che è stato represso dalle Forze dell’Ordine: “Padova era militarizzata, il controllo era massimo, e riteniamo illegittimo e ingiustificabile il fatto di essere state identificate semplicemente perché volevamo dare dei volantini. Tutto questo rientra all’interno del nuovo pacchetto sicurezza che sta venendo approvato in questi giorni. Denunciamo questa repressione e queste olimpiadi che portano devastazione nelle montagne e nei territori”, ha detto un’attivista di XR Padova.

A proposito di Matteo Piantedosi, promotore del pacchetto sicurezza: lo stesso Ministro dell’Interno è al centro di una vicenda poco chiara che riguarda un presunto intervento dell’ICE – che sta seminando il panico negli Stati Uniti e ha scatenato la rivolta di migliaia di americani – proprio a Milano e Cortina. Sull’ipotesi il Ministro ha dichiarato che “non risulta la presenza sul territorio nazionale di agenti appartenenti all’ICE, né ora né in vista delle prossime Olimpiadi invernali. ICE non opera in Italia”. Ma è stata la stessa ICE a smentire Piantedosi spiegando che “l’unità ICE supporterà il Servizio di Sicurezza Diplomatica del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per tutta la durata dei Giochi Olimpici e Paralimpici del 2026 a Milano”.

C’è poi la gestione economica e della cantierizzazione: secondo Legambiente, il 13% della spesa complessiva riguarda le opere essenziali e ben l’87% finanzia la legacy ovvero infrastrutture permanenti destinate ai territori. “16 opere risultano concluse, 51 in esecuzione, 3 in gara, 28 ancora in progettazione. Solo 42 hanno una data di fine lavori collocata prima dell’inizio dei Giochi. Significa che il 57% degli interventi sarà completato dopo l’evento, con l’ultimo cantiere previsto nel 2033″, precisa Legambiente nella sua analisi risalente a metà dicembre. Ha destato polemiche anche la decisione di pescare i 43 milioni di euro necessari per l’organizzazione del servizio d’ordine e di soccorso pubblico dal Fondo per vittime di mafia, usura e agli orfani di femminicidio.

Per quanto riguarda l’impatto ambientale denunciato in occasione di quasi ogni tappa della Fiamma Olimpica, come fa notare l’Huffington Post “oggi circa il 90% delle piste da sci in Italia dipende già dalla neve artificiale. Il comitato organizzatore ha promesso Giochi più sostenibili, in linea con l’Agenda Olimpica 2020 e l’Agenda 20+5 del Comitato Olimpico Internazionale, che impongono la riduzione delle emissioni di CO2 e il riutilizzo delle infrastrutture”.

Ciononostante, l’impronta di carbonio dei Giochi è enorme: “Quasi due terzi delle emissioni olimpiche derivano dagli spostamenti di atleti, tifosi, media e staff. Solo le Olimpiadi del 2022 hanno prodotto oltre 17.000 tonnellate di CO equivalente, con i viaggi di lavoro responsabili di più del 70% delle emissioni totali. A questo si aggiungono trasporti merci, alloggi, consumi energetici e costruzione delle infrastrutture, spesso realizzate a scapito di ecosistemi protetti”.

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