No, l’Italia non ha vietato agli Usa l’uso di Sigonella, in generale
Secondo le ricostruzioni emerse oggi, il governo italiano ha negato l’uso della base solo per un’operazione specifica e per questioni procedurali.
Il governo italiano avrebbe negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base di Sigonella, in Sicilia, per il transito di alcuni aerei militari diretti verso il Medio Oriente. La notizia è stata riportata dal Corriere della Sera e ripresa da altre testate, mentre Reuters riferisce che il diniego ha riguardato velivoli statunitensi a cui non sarebbe stato concesso l’atterraggio prima della prosecuzione del volo verso l’area di guerra, in Iran. Secondo quanto emerso, la decisione sarebbe stata presa perché il piano di volo era stato comunicato quando gli aerei erano già in movimento e senza una preventiva autorizzazione da parte italiana.
Non si tratterebbe quindi di un rifiuto generale dell’Italia all’uso della base di Sigonella da parte degli Stati Uniti. Le ricostruzioni disponibili parlano di un diniego riferito a una singola operazione, in un contesto in cui sarebbero mancate le procedure preventive previste.
Lo stesso ministro della Difesa Guido Crosetto aveva già dichiarato nelle scorse settimane che, in presenza di richieste non riconducibili agli accordi già in vigore, il governo avrebbe coinvolto il Parlamento. I voli a cui sarebbe stato negato l’atterraggio infatti rientrerebbero in operazioni che avrebbero richiesto un passaggio politico e istituzionale diverso.
Insomma, questo “no” non segnala necessariamente un cambio di linea sull’insieme delle attività statunitensi in Italia, quanto piuttosto l’obbligo di rispettare procedure e livelli di autorizzazione. La posizione italiana resta dunque distante da quella adottata dal governo spagnolo, che lunedì ha persino chiuso il proprio spazio aereo ai velivoli coinvolti anche indirettamente nel conflitto.
Da quando si è aperto il nuovo fronte di guerra con l’Iran, il ruolo delle basi Usa in Italia è tornato al centro del dibattito pubblico, ma resta circondato da opacità e ambiguità. Gli accordi bilaterali che regolano l’uso di queste infrastrutture non sono accessibili nel dettaglio, e questo rende più difficile per cittadine e cittadini capire dove finisca il supporto logistico e dove inizi un coinvolgimento più diretto. In un’intervista pubblicata su Italia che Cambia, Antonio Mazzeo ricordava che Sigonella e altre installazioni italiane hanno già una funzione strategica nelle attività di sorveglianza, intelligence e coordinamento militare, e che proprio per questo il tema andrebbe affrontato con maggiore trasparenza pubblica.
Sigonella è già stata il luogo simbolo di un conflitto politico-diplomatico fra Roma e Washington sull’uso della base e sulla sovranità italiana, nel 1985. Dopo il sequestro della nave Achille Lauro da parte di militanti palestinesi e l’uccisione di Leon Klinghoffer, gli Stati Uniti intercettarono l’aereo egiziano che trasportava i sequestratori e lo fecero atterrare a Sigonella. A quel, i militari americani volevano prendere in consegna i dirottatori, ma il governo Craxi rivendicò la giurisdizione italiana e schierò carabinieri e militari italiani attorno all’aereo. Per alcune ore si sfiorò una crisi armata fra i due alleati, poi prevalse la linea italiana. La cronaca odierna, tutta via, ci racconta una storia diversa.






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