Lupo ucciso in Alta Val Venosta: è il primo caso di abbattimento legale in Italia dopo 50 anni di protezione
Dopo mezzo secolo di protezione, in Alto Adige è stato abbattuto il primo lupo con autorizzazione legale, scatenando uno scontro acceso tra Provincia e associazioni animaliste.
Nella notte tra il 12 e il 13 agosto, a quota 2.800 metri in Alta Val Venosta, un lupo maschio di circa 45 chili è stato abbattuto dal Corpo forestale provinciale di Bolzano. Si tratta del primo caso di uccisione legale in Italia da quando, nel 1971, la specie fu posta sotto protezione e del primo dopo il recente voto europeo per il declassamento dello status del grande carnivoro.
L’operazione è avvenuta in seguito all’ordinanza firmata il 30 luglio dal presidente della Provincia, Arno Kompatscher, che aveva autorizzato l’eliminazione di due esemplari nella zona, dopo 31 attacchi registrati tra maggio e luglio a danno di bestiame al pascolo (42 nello stesso periodo del 2023).
Dopo un primo stop del TAR di Bolzano, il via libera definitivo era arrivato dal Consiglio di Stato, con parere favorevole dell’ISPRA e dell’Osservatorio faunistico provinciale. Kompatscher ha parlato di un “presupposto importante per la regolamentazione dei lupi pericolosi” e per la “prosecuzione del tradizionale allevamento alpino”.
La decisione ha sollevato dure reazioni da parte di associazioni animaliste. Io non ho paura del lupo ha denunciato “misure di prevenzione deboli e insufficienti” e la scelta di “non affrontare le cause reali del conflitto”. Particolarmente dura la posizione della LAV, che in un comunicato ha definito l’abbattimento “una notizia che ci addolora profondamente e ci fa infuriare”.
Massimo Vitturi, responsabile dell’Area Animali Selvatici, ha criticato il parere positivo di ISPRA: “Come è possibile che un istituto scientifico di rilevanza internazionale approvi l’uccisione di due lupi quando la stessa Provincia ammette di non aver adottato sistemi di prevenzione efficaci?”
Secondo LAV, gli attacchi al bestiame si sarebbero verificati “con gli animali fuori dalle recinzioni anti-lupo” e protetti solo da cani da conduzione, non da guardiania. “Se i sistemi di prevenzione fossero stati utilizzati a dovere, il lupo si sarebbe potuto salvare – aggiunge Vitturi – per questo il nostro ufficio legale è già al lavoro per presentare una denuncia per uccisione di animale contro la Provincia di Bolzano”.
La LAV punta il dito anche contro il contesto politico locale: “Non possiamo più tollerare che i lupi vengano messi nel mirino solo perché si comportano da lupi. Se qualcuno deve pagare, non sono certo i lupi, ma gli allevatori sostenuti da una Provincia inetta, sempre pronta a piegarsi ai voleri del Bauernbund, l’associazione degli allevatori altoatesini”.
Il caso si inserisce in un clima sempre più teso attorno alla gestione dei grandi carnivori in Italia. La Provincia di Bolzano, come quella di Trento con gli orsi, ha scelto la strada dell’abbattimento in assenza di ulteriori tentativi di prevenzione, secondo le associazioni. Ora resta da vedere se il ministro Gilberto Pichetto Fratin recepirà formalmente la modifica della direttiva europea sullo status di protezione del lupo.
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